Salute
Editoriali •
La farmaceutica è un successo da non sprecare
L’industria italiana esporta per 69 miliardi di euro, ma Farmindustria ha denunciato i rischi che abbiamo davanti: la concorrenza sempre più agguerrita della Cina e il meccanismo del payback che espone le imprese a forte incertezza e le priva di risorse preziose

Foto Ansa
Dall’assemblea di Farmindustria, che ha riconfermato alla presidenza Marcello Cattani, sono emersi con forza due messaggi. Primo: non è vero che la spesa sanitaria è fuori controllo. Anzi, l’Italia con una spesa inferiore alla media europea offre un servizio di qualità che garantisce una vita più lunga e sana ai cittadini (84 anni nel 2025). La stessa spesa farmaceutica l’anno scorso è cresciuta del 5,7 per cento, contro una media del 7,2 per cento nel quinquennio precedente. Secondo messaggio: l’industria farmaceutica italiana è protagonista della crescita e dell’export, con vendite per 69 miliardi di euro nel 2025 – contro 29 miliardi di spesa nazionale – e investimenti in ricerca e sviluppo per 4,4 miliardi di euro. “La salute prodotta in Italia – ha detto Cattani – arriva in tutto il mondo”.
Questi dati non fanno parte solo della giusta alzata d’orgoglio di un segmento del manifatturiero la cui importanza non sempre viene colta. Sono soprattutto strumentali ad affermare che nessun primato è garantito e nessun successo può essere dato per scontato. Farmindustria ha denunciato i rischi che abbiamo davanti. Alcuni sono esterni: la sempre più agguerrita concorrenza della Cina, che nel 2025 ha scoperto più farmaci (46) degli Stati Uniti (28) e dell’Ue (16) messi assieme. Altre minacce sono però interne: in particolare, il meccanismo del payback – attraverso cui l’industria è chiamata a concorrere agli sforamenti delle regioni sui budget farmaceutici – espone le imprese a forte incertezza e le priva di risorse preziose, che potrebbero essere utilizzate per fare innovazione. La situazione si è ulteriormente aggravata con le nuove politiche Usa, che potrebbero penalizzare, nell’introduzione di farmaci innovativi, i paesi come l’Italia che hanno sistemi di pricing opachi e imprevedibili (Il Foglio, 24 dicembre 2025). Superare il payback, che nel 2025 ha raggiunto il livello record di 2,3 miliardi, è complesso perché richiede interventi sul bilancio dello stato. Ma i costi, le distorsioni e i danni che ne derivano sono ben superiori.