L’idea che gli studenti non possano capire Manzoni senza traduzione è anche classista

La proposta di tradurre i classici in italiano contemporaneo non avvicina gli studenti alla letteratura: li condanna alla povertà linguistica che la scuola dovrebbe combattere

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13 MAY 26
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Illustrazione per "I Promessi Sposi" dalla raccolta di stampe Bertarelli (LaPresse/Publifoto)

La “querelle” (chissà poi perché questa parola difficile, di quelle che secondo i pedagogisti gli studenti non sarebbero in grado di capire) circa il depennamento dei Promessi sposi dai programmi di seconda superiore – opera della burostruttura addetta alle “indicazioni nazionali per i licei” – non ci appassiona. Nemmeno per l’arguta lettera manzoniana a Valditara di Camillo Bartolini che il Foglio ha pubblicato, né per il dibattito se Manzoni lo si legga ancora o se sia troppo complicato, idea grama e fissa dei tecnocrati ministeriali: il che significa, già lo sospettavamo, che il loro vero compito è livellare al ribasso i programmi. Ma c’è un modo, quello sì reazionario e un po’ classista, di voler cestinare i Promessi sposi che lascia perplessi. Il venerato scrittore, critico letterario e saggista Walter Siti ne ha realizzata un’epitome, ieri sul Domani, sotto il titolo (di cui non è imputato) “Difendere Manzoni? Da reazionari”. Parola frusta e novecentesca, che Manzoni non s’è mai sognato di usare. 
“Reazionari” perché poi? Scrive Siti che stare a difendere il posto fisso del Romanzo a scuola gli pare “il tentativo di ricostruire un edificio cominciando dal tetto”. E fin qui bene, ricostruire dal tetto è un’idea fissa dei ministri della scuola, non solo Valditara. Poi però argomenta: “A un ragazzo nato tra il 2007 e il 2010 la lingua dei Promessi sposi appare antiquata e un po’ ridicola, forse non sempre comprensibilissima… In generale direi che, se si vuole insegnare ora ai teenager una corretta lingua di comunicazione e conversazione, affidarsi alla letteratura non è una buona idea… meglio offrire ai ragazzi come esempio una buona lingua giornalistica o saggistica”. Dio ne scampi, ma lasciamo stare. Il punto è che, seguendo Siti, si finisce con il collo nel cappio di questo suggerimento: poiché anche “la Commedia è del tutto incomprensibile agli attuali adolescenti”, bisognerebbe insegnare “l’italiano letterario” come fosse una lingua straniera: “Credo che i nostri classici, almeno fino al Seicento, dovrebbero essere pubblicati con la traduzione a fronte in italiano contemporaneo; lo fanno i francesi con Chrétien de Troyes, gli inglesi con Chaucer e con Shakespeare, perché noi no con Dante o Petrarca?”. Forse perché il divario italiano è minore. Anni fa a qualcuno venne in mente la sciagurata idea di “tradurre in italiano” Machiavelli, titolare di una delle migliori lingue italiane della storia. Impedire agli studenti di oggi di leggerla, intenderla, arricchirsene, è veramente reazionario, è come dire: restate alla vostra povertà linguistica di famiglie senza libri, ai vostri gerghi da social e WhatsApp. Per poi, per giunta, suggerire di sostituire la pur sempre bella lingua italiana nazionale di Manzoni col mediocre calco siciliano dei Malavoglia.
Anche la contestazione che Manzoni non sia più utile all’educazione etica e civile, perché in fondo sarebbe gramscianamente classista, è ugualmente reazionaria. Manzoni apparirebbe davvero progressista, nell’Italia di oggi, se lo si sapesse insegnare (e grazie alla Provvidenza c’è chi lo fa). Perché si scoprirebbe che il suo romanzo è, innanzitutto, una grande critica alla Giustizia umana – civile e anche ecclesiastica: la Monaca di Monza parla di questo – e al populismo ottuso e di piazza. Non c’è libro più moderno su questi temi, sul paese degli azzeccagarbugli. Forse, e qui concordiamo con Siti che cita Collodi tra i migliori romanzi italiani, alla pari con Pinocchio quando racconta che “il giudice era uno scimmione della razza dei Gorilla”. Argomenta Siti: “Che sia il miglior romanzo italiano dell’Ottocento non c’è dubbio, ma proprio in grazia delle proprie stratificazioni, molto difficili da affrontare per adolescenti ancora a disagio con l’affermazione di sé”. Quindi sarebbe meglio far leggere ai quindicenni italiani “Philip Roth o Emmanuel Carrère”, giusto per non confondere loro le idee con “stratificazioni” tematiche e scritturali? Non è forse più classista ritenere che gli adolescenti italiani non possano calarsi in una vicenda storica e culturale che è loro? O sarà più facile immedesimarsi in “Joyce Carol Oates o Han Kang, perché no?”.
Eccelso esegeta di Pasolini, Walter Siti dimentica che il gran friulano voleva salvare Gennariello non da Manzoni, ma proprio da una scuola classista e fintamente progressista. Cioè autenticamente reazionaria. La scuola che vuole cacciare Manzoni perché ritiene (al pari della burocrazia del ministero) che gli studenti non siano in grado, e non debbano essere messi in grado, di leggere e capire Manzoni.

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