A un anno dall'addio a Kobe Bryant

Il 26 gennaio 2020 moriva la leggenda del basket in un incidente in elicottero. Con lui c'era la figlia Gianna e altre 7 persone. Otto articoli dal Foglio, come la sua prima maglia
26 GEN 21
Ultimo aggiornamento: 16:43
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Murales di Bryant nei pressi dello Staples Center di Los Angeles, la casa dei Lakers, vera e propria meta di pellegrinaggio dopo la morte del campione (foto EPA/Etienne Laurent)

Il 26 gennaio 2020 moriva la leggenda del basket in un incidente in elicottero. Con lui c'erano la figlia Gianna e altre 7 persone. Un dramma che ha unito il mondo ben oltre lo sport.
Quel modo di giocare unico e irripetibile, fatto a misura di uomini che non avevano muscoli da culturisti o altezze da grattacieli: il più italiano dei grandi campioni americani.
Il bambino che diverrà campione. Carmine Sticci racconta il periodo italiano del numero 8 e 24.
Tra Reggio e Milanello. Kobe Bryant prima di essere Black Mamba
Lo stesso Kobe aveva raccontato lo spessore della sua infanzia nel nostro paese. Qui, in un'intervista del 2011 a Deejay Chiama Italia.
E al contempo, non c’è nient’altro di più meravigliosamente americano di come l'ex icona dei Lakers è riuscita ad andare oltre il proprio talento.
Il mito di Kobe Bryant è fatto di “work ethic” e volontà di vittoria
“Sono cattolico, sono cresciuto cattolico, i miei figli sono cattolici”. Quando l'ex cestista, nel pieno della tempesta più difficile della sua vita, un’accusa di stupro infamante, decise di abbracciare la sua croce.
Kobe Bryant e la religione
La missione dopo il ritiro nel 2016: tramandare il bryantismo al sangue del suo sangue.
Quando Kobe s’accorse che il basket sopravvive anche alle sue leggende
Estetica, forza, identificazione e comunicazione hanno reso l’ex cestista americano un’icona mondiale (a cui l’Italia deve dire grazie).
Perché la morte di Kobe Bryant è stata un grande dramma globale
Il 12 ottobre 2020 Los Angeles batte Miami nella bolla Disney (serie chiusa sul 4-2) e vince il suo 17° titolo Nba. La promessa fatta da James dopo la morte di Bryant e la prima volta di Anthony Davis.