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Lo sport che verrà •
Malagò: "Le Olimpiadi di Tokyo si faranno e l'Italia sarà protagonista"
I Giochi imminenti, i programmi per il futuro. “Lo sport è in grandissima sofferenza”. Parla il presidente del Coni

Giovanni Malagò, presidente del Coni dal 2013 (LaPresse)
Non ha molti dubbi il presidente del Coni Giovanni Malagò, le Olimpiadi si faranno. Del resto, i prossimi mesi saranno densi di appuntamenti per lo sport italiano, e allora non potevamo che partire dai giochi di Tokyo in programma dal 23 luglio all'8 agosto, ma rinviati un anno fa a causa della pandemia. Un rischio che secondo alcuni esiste ancora: “Sembra un disco rotto - risponde Malagò, intervistato in apertura dell’evento ‘Lo sport che verrà’, organizzato dal Foglio. Ci sono tre soggetti, il governo giapponese, il comitato organizzatore e il Cio, che sono gli unici autorizzati a parlare. E tutti continuano a ripetere all'infinito che la situazione, nella sua complessità, è assolutamente chiara. E' normale che in un paese come il Giappone, con oltre 100 milioni di abitanti, ci siano opinioni diverse. Da noi non sarebbe diverso”.
E allora meglio farsi trovare pronti, se è vero che l'Italia vuole giocare un ruolo da protagonista. Come si presentano le nazionali, come vede i nostri atleti il numero uno dello sport? “Siamo arrivati a 287 qualificati, e altri stanno partecipando ai tornei per essere ammessi. Siamo sinceri: non siamo molto ottimisti, ma in linea con la realtà. Tutto è soggetto a variabili che non erano mai state prese in considerazione”. Quelle di Tokyo, dopotutto, rischiano di essere le prime Olimpiadi senza pubblico, o comunque con un numero ridotto di spettatori: ad oggi i turisti stranieri non potranno assistere alla manifestazione, aperta solo agli appassionati locali. C'è chi soffre questa situazione e chi se ne avvantaggia, senza contare che non tutti gli atleti hanno potuto allenarsi allo stesso modo. Insomma cosa possiamo attenderci? “Penso che faremo bene. Ne vedremo delle belle – è la risposta ottimista di Malagò, che non vuole accontentarsi – Faremo meglio delle scorse Olimpiadi”. Quelle di Rio de Janeiro, nel 2016 in Brasile, quando l'Italia è tonata a casa con 8 medaglie d'oro, 12 d'argento e 8 bronzi.
Ma facciamo un passo indietro, alle vicende di casa nostra. Lo scorso 13 maggio Malagò è stato rieletto, per la terza volta, alla guida del Coni, un ruolo che ricopre da oltre 8 anni. All'orizzonte, forse la sfida più difficile, rilanciare il settore dopo la crisi di questi mesi. Dopo aver puntato sulle donne - la nuova giunta è la più femminile di sempre - quali sono gli obiettivi del nuovo corso? “Per prima cosa dobbiamo consolidare gli aspetti attuativi della cosiddetta Legge riforma dello sport, c'è una lista di aspetti tecnici molto complessa e va affrontata”, dice il presidente, che non nega le difficoltà di questa fase storica: “bisogna tener conto della realtà dello sport, che è in grandissima sofferenza. Dobbiamo unire le forze, cercando di aggregare per evitare dispersioni di costi, puntando il più possibile sulle sinergie. Il programma è mostruoso ma abbiamo le idee chiare”. E poi ci sono i tornei e le competizioni. “Tra poco partono i giochi di Tokyo, ma tra 9 mesi saremo a Pechino per le Olimpiadi invernali che saranno ancora più complesse da organizzare, visto che in Cina non è potuto andarci ancora nessuno. Nè l'Italia né gli altri paesi. Dopodiché c'è una lunga volata che ci deve accompagnare fino a Milano-Cortina 2026, in cui saremo protagonisti, passando per il giochi di Parigi 2024”.
Fin qui, il presente e il futuro prossimo. L'ultima domanda è invece per gli atleti di domani, per i bambini che più di tutti hanno sofferto la pandemia, spesso costretti in casa e lontani dai campi d'allenamento. Come riavvicinarli allo sport? Anche in questo caso Malagò non ha incertezze: “Tutto il sistema è tenuto in piedi dall'associazionismo, per cui la ricetta è semplice: sbrigarsi a fare quanto c'è scritto nel Pnrr, che prevede di risolvere il problema di palestre e impianti scolastici. Se partiamo dall'idea che si può fare sport nelle scuole e nel pomeriggio integrare le attività delle società dilettantistiche - conclude - recuperiamo il gap che abbiamo nei confronti degli altri paesi, in particolare quelli anglosassoni”.
