Napoli, il caso Osimhen e la filosofia del viaggiatore

Il nigeriano dimostra che i grandi calciatori sono diventati i padroni del calcio, e hanno preso il posto delle società. Le quali si possono proteggere soltanto facendo come chi è in viaggio: si ferma, guarda, sovente ammira, e passa. Che un’altra città ancora più bella dovrà incontrare
7 OTT 23
Ultimo aggiornamento: 07:00
Immagine di Napoli, il caso Osimhen e la filosofia del viaggiatore

Ansa

Dicono che De Laurentiis inserisca nei contratti dei giocatori del Napoli clausole estremamente dettagliate, legate soprattutto ai diritti d’immagine. Si tratta di documenti complessi che necessitano a volte qualche settimana di studio da parte dei singoli legali. Ho pensato a questo, leggendo delle polemiche tra Osimhen e la società a proposito del famoso video in cui il nigeriano viene sostanzialmente preso in giro per un calcio di rigore sbagliato. Il fatto di per sé non è grave, sia chiaro, ma lo diventa se inserito in un contesto come quello del calcio, nel quale ogni tesserato è tenuto a osservare un comportamento molto simile a un sacerdote. In pratica, quando si parla di calcio, si entra in una dimensione sacrale, dove qualsiasi voce più alta rimbalza come il passo stonato di un rosario recitato in chiesa.
Come è possibile, mi sono chiesto, che una società così attenta alla comunicazione si sia macchiata di una tale superficialità? E per di più in un momento molto delicato come quello che vede il centravanti del Napoli discutere di un nuovo contratto. In molti hanno pensato a un comportamento intenzionale della società, volto a destabilizzare l’ambiente proprio in relazione all’ipotetico rinnovo. Tesi parecchio discutibile, priva di qualsiasi costrutto logico. Che interesse può avere il Napoli a portare Osimhen a scadenza? Nessuna, questa è la risposta. E così, mentre la società chiedeva scusa al calciatore (un po’ tardivamente, va detto), e “dimissionava” il giovane tiktoker (il nuovo che avanza) protagonista del video incriminato, Osimhen tornava in campo con la maschera del permaloso applicata sopra la tradizionale fascetta alla Zorro, giocando bene, visto che è il più forte, segnando però senza esultare, come un bambino indispettito nella festa della scuola. Chi ha ragione, chi ha torto? Non è questo il problema. La questione serve per soffermarsi una volta di più sull’enorme potere che hanno acquisito i calciatori rispetto alle società.
Osimhen ha il contratto che scade tra due anni eppure sta giocando a rimandino, prendendo al balzo la palla di un semplice incidente come quello del video, per alzare la posta delle sue pretese. Fa quello che farebbero tanti, magari non tutti, e quindi non è giusto mettergli una croce addosso. Ma dimostra che i grandi calciatori sono diventati i padroni del calcio, e hanno preso il posto delle società. Decidono il mercato, lo orientano, visto che lo spostamento di uno ne provoca altri cento, muovono i soldi verso il proprio conto in banca e quello degli agenti. Le società, a cui rimane acceso il rischio d’impresa, dal momento che i calciatori si fanno anche male, perdendo valore, si possono proteggere soltanto con la filosofia del viaggiatore. Si ferma in ogni luogo, guarda, sovente ammira, e passa. Che un’altra città ancora più bella, dovrà incontrare.