Andrea Abodi (Ansa)

La prossima guida del comitato

Tutte le battaglie indicibili dietro il futuro del Coni

Umberto Zapelloni

La lettera dei 43 presidenti per Malagò, la rivalità con l’ex amico Abodi, il ruolo di Giorgetti che chiarisce: "La mia battaglia non è personale ma c'è un'anomalia: se guardate le prime cariche del Coni, sono tutte persone che appartengono al Circolo Aniene"

Qualcuno li ha definiti gli ultimi fuochi d’artificio. L’estremo tentativo del presidente Malagò di salvare il suo posto e restare alla guida del Comitato Olimpico Nazionale Italiano per un altro mandato. Perché dietro alla lettera indirizzata al Governo con la firma di 43 dei 50 presidenti di federazione sportiva, non può che esserci lui. Ne ha parlato a inizio settimana dopo la Giunta, ricevendo il parere sfavorevole anche da chi poi l’ha firmata lo stesso… Come rivelato dall’Ansa, i 43 presidenti federali chiedono al governo di equiparare le norme elettorali del Coni a quelle proprie delle federazioni sportive e quindi di rendere possibile un quarto mandato anche per il numero uno del Coni. Mancano solo 7 firme, ma tutto è spiegato: i tre  enti pubblici (Aci, Aeroclub d’Italia e Tiro a segno) non sono stati interpellati anche perché non voteranno comunque per la presidenza del Coni (loro hanno bisogno di una ratifica del Governo che non arriverà in tempo, l’Aci poi è attualmente commissariato); i rappresentanti del nuoto e dei medici sportivi sono presieduti da due parlamentari (Barelli e Casasco) e non si poteva chiedere loro di firmare contro il governo; il presidente del tennis Angelo Binaghi non è stato interpellato perché si è sempre pubblicamente dichiarato contro Malagò; il presidente del taekwondo, Angelo Cito, non ha invece voluto sottoscrivere la lettera confermando quanto di sapeva e ciò che è contrario a Malagò. Il risultato finale (43 su 50) è comunque un bel plebiscito. Un messaggio chiaro firmato da chi poi (non tutti perché qualcuno deve ancora essere rieletto e come il numero uno della ginnastica non si ricandiderà) sarà chiamato ad esprimersi al momento dell’elezione del presidente del Coni fissata per il 26 giugno.

La risposta del ministro Abodi però non si è fatta attendere: “Il mondo sportivo è̀ molto più di 43 presidenti federali", ha detto, aggiungendo poi: “Non mi è arrivato ancora nulla, ma se è una lettera per andare oltre il terzo mandato del presidente del Coni non mi sembra una novità io invece cerco novità”. Chiaro. Come lo è sempre stato sull’argomento. E pensare che quando Giorgia Meloni gli affidò lo sport, il presidente del Coni sorrise. Adodi è sempre stato un amico, un compagno di Circolo all’Aniene dove insieme hanno spesso giocato a calcetto. Malagò confidava nel vecchio rapporto per non essere più attaccato come prima, quando Sport e Salute era stata create arte per togliergli denari e potere. Era circondato, ma i risultati di Tokyo prima e di Parigi poi, gli hanno permesso di rispondere con i fatti a suon di medaglie. Non gli è bastato. Dietro alla posizione di Abodi c’è il ministro Giorgetti, da sempre grande avversario di Malagò.  “La mia non è una battaglia personale. Ma c’è una anomalia: se guardate le prime cariche del Coni, sono tutte persone che appartengono al Circolo Aniene. Sarà un caso, saranno bravi, ma magari c’è gente competente anche a Forlì...”, aveva detto Giorgetti nel novembre del 2018.

Poi perfidamente ha deciso di usare proprio un socio del Circolo per fare la guerra a Malagò. Abodi è socio onorario anche della Canottieri Lazio, ma quella è più una questione di tifo calcistico. Però Abodi è un uomo di Governo e non può salvare da solo quello che una volta era un amico. Certo quando dice che lo sport ha bisogno di novità non sa che cosa potrebbe aspettarci dopo Malagò. I candidati alla successione oggi sono (in ordine alfabetico) Luciano Buonfiglio, presidente della Canoa, nato nel 1950 (l’uomo che ha consigliato a Malagò di non inviare la lettera, ma poi l’ha firmata comunque); Franco Carraro ex presidente di tutto, un ragazzo del 1939; Gianni Petrucci, numero uno del basket ma già alla guida del Coni prima di Malagò, un altro ragazzo del 1945. Non esattamente il nuovo che avanza. Ci sarebbe anche il 60enne Luca Pancalli che è presidente del Cipe fin da quando era  Federazione Italiana Sport Disabili, cioè da 25 anni. La novità che cerca Abodi non sta certo qui. Bisogna andare a cercarla da un’altra parte, magari dalle parti di Diana Bianchedi, oggi Chief strategy planning & Legacy officer di Fondazione Milano Cortina. Adesso che Silvia Salis, vicepreside vicario di Malagò, si è candidata a Sindaco di Genova, resterebbe l’unica (autorevolissima) vie en rose a disposizione.