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Il Foglio sportivo
L'ora più buia della ginnastica
Il licenziamento di Emanuela Maccarani e i rischi per le Farfalle: “Le ragazze sono in lacrime, dura ripartire da zero”
È l’ora più buia della ginnastica ritmica. Da qualunque lato la si guardi. La punta dell’iceberg è il licenziamento di Emanuela Maccarani, che nell’ultimo trentennio da allenatrice – e da direttrice tecnica della Nazionale, dal 2018 – ha vinto tutto alla guida delle Farfalle: presto dovrà rispondere davanti alla giustizia per le accuse di maltrattamenti da parte di due ex atlete. Ma il sostrato emergente è che l’ambiente attorno alla Federginnastica italiana – obnubilato dai successi, fino al pieno di medaglie a Parigi 2024 – soffre a tutte le latitudini di una strutturale deriva dei rapporti di potere. Mica da ieri, ben oltre il caso Maccarani. E a farne le spese sono le ragazze tutte.
Partiamo dalla pistola fumante, cioè le modalità e le tempistiche del benservito all’allenatrice. “È stato tutto così inaspettato”, ribadisce lei al Foglio sportivo. “Alle 13.30 di mercoledì 26 marzo finisco di lavorare e apprendo la decisione via social. Poi apro la mail, trovo la notifica. Il presidente Andrea Facci mi aveva detto che quella mattina mi avrebbe telefonato per comunicarmi il verdetto del Consiglio federale: sto ancora aspettando. C’è dietro un disegno molto più grande di quello che vogliono far sembrare”.
Maccarani insomma viene bruscamente silurata – termine brutto, congruo alle circostanze – come succede per manifesta incapacità o gravi motivi disciplinari. Non è questo il caso: per i suoi traguardi era stata premiata con la Stella d’oro al merito sportivo, mentre in termini giudiziari, ferma restando la presunzione d’innocenza, le denunce a carico risalgono al 2022. “La scelta è stata presa a prescindere dalle note vicende”, fuga ogni dubbio Facci, da un mese numero uno della Fgi. “Voglio introdurre un nuovo modello di lavoro per la ginnastica”.
Ed ecco la fisionomia del problem solver. “Appena insediato, Facci mi disse di non essere affatto al corrente dei fatti pregressi”, la versione di Maccarani. Non solo: “L’unico colloquio che abbiamo avuto è stato a margine di una tappa di Serie A, a Forlì, davanti alla toilette degli uomini: lì il neopresidente della Federginnastica mi ha spiegato di non conoscere la ginnastica ritmica”. Surreale e difficile a credersi: Facci è sposato con Luciana De Corso, collaboratrice di Maccarani, negli ultimi otto anni ha lavorato come team manager federale e per il nuovo ruolo era stato caldeggiato dal suo predecessore, Gherardo Tecchi. Se fosse manchevolezza, anche peggio: lo stesso Facci si è proclamato direttore tecnico ad interim per la ritmica fino a giugno, al posto di Maccarani. “Quel breve confronto mi suscitò subito sgomento: sarebbe stato difficile dover lavorare con una governance del genere”.
Per lei non si porrà il problema. Per le ragazze sì: la prima ad attaccare i vertici federali è stata Martina Centofanti, nuova capitana della Nazionale. “A una settimana dalla partenza per la prima uscita internazionale con la nuova squadra, senza alcun preavviso, noi non abbiamo più la nostra allenatrice”, ha scritto su Instagram, con tanto di stoccata a Facci. “Il presidente neoeletto non ha avuto l’interesse di presentarsi a noi, nonostante abbia avuto diverse occasioni”. Da quel giorno le tre olimpioniche fra le Farfalle – oltre a Centofanti, Daniela Mogurean e Laura Paris – hanno sospeso gli allenamenti, affidando i loro pensieri a un comunicato congiunto: “Abbiamo ritenuto fosse nostro diritto prenderci un momento per ristabilire il nostro equilibrio interiore: ci auguriamo di recuperarlo il prima possibile, ma per ora non siamo in grado di prevedere tempi e modalità”.
Maccarani spiega che “questa vicenda rischia di togliere alle ragazze le qualificazioni a Los Angeles 2028: è difficile ripartire da zero dopo due bronzi olimpici. Per loro è stato uno choc, erano in lacrime”. Ma poi aggiunge con franchezza: “Cerco di motivarle da giorni, di farle riflettere, di tutelarsi. La risposta è sempre la stessa: ‘Noi non lo facciamo per te, ma eravamo partite insieme a te’. Chi va alla quarta Olimpiade pretende un tecnico che le dia determinate possibilità. Io accetto il cambiamento, forse è il momento giusto, non ho nulla da perdere. Ma loro?”. Per il futuro, Facci ha detto di non avere alcun nome in serbo.
È davvero questo il nuovo corso che si vuole dare alla ginnastica italiana? Eppure, rispetto al resto, il deficit gestionale sembra perfino secondario. Tutto è senza vergogna, a partire dai fatti che hanno seguito la denuncia a Maccarani. All’inizio l’allenatrice era stata soltanto ammonita dalla giustizia sportiva, mentre quella ordinaria aveva chiesto l’archiviazione del caso. Negli scorsi mesi però Michele Rossetti, l’avvocato che aveva indagato nel primo procedimento, è stato sospeso e rimosso dall’incarico per “violazione dei doveri di indipendenza e riservatezza e gravi negligenze nell’espletamento delle funzioni”. Così la procura generale del Coni riapriva il versante sportivo, mentre a marzo il tribunale di Monza ha respinto la richiesta di archiviazione e disposto che Maccarani dovrà andare a processo.
Fra le 300 pagine di intercettazioni raccolte durante l’inchiesta, ce n’è una, ormai di pubblico dominio, particolarmente sintomatica dell’atmosfera: la telefonata fra Tecchi e Facci, con squallidi commenti sessisti nei confronti di una ginnasta e l’augurio che il caso Maccarani si sgonfi presto (tanto dovrebbe bastare per dimettersi da ogni incarico, ma figurarsi). Oggi su questa storia è intervenuta anche la Gymnastics ethics foundation, il non plus ultra della vigilanza e tutela degli atleti a livello mondiale. La sua Commissione disciplinare non scherza: per un caso analogo in Azerbaigian, a gennaio, è stata sospesa l’intera ginnastica azera – non solo la sezione di ritmica. Un incubo per il Team Italia. Dei procedimenti in corso, Maccarani preferisce non parlare.
“A tutte le mie ragazze però non rimprovero nulla”. Lascia in eredità il centro sportivo di Desio, dipinto come un esempio di assoluta professionalità e avanguardia. È plausibile però che la verità stia nel mezzo. Tra chi difende “il profilo sportivo e soprattutto umano” dell’allenatrice, “un punto di riferimento fondamentale”, come sostengono le Farfalle di oggi. E chi invece tira le somme a distanza di anni: “Le problematiche di cui si è parlato”, offese, umiliazioni, violenza psicologica, “persistevano nella sezione da tempo, magari con intensità diversa, e da tempo aspettavamo di modificarle”, spiega Fabrizia D’Ottavio, neo vicepresidente della Fgi e argento olimpico ad Atene 2004 sotto la guida di Maccarani. “I risultati, anche ad alto livello, devono andare a braccetto con il benessere psicofisico delle atlete”. Un sottile equilibrio che la ritmica italiana sembra lontana dal perseguire. Soprattutto se attorno a queste ragazze, perlopiù adolescenti, dietro le apparenze s’annida il peggior machismo. I bronzi di Parigi sembrano una vita fa.