Un'immagine del Giro delle Fiandre di un anno fa: vinse Mathieu van der Poel (foto Getty Images)

Il Foglio sportivo

Una festa chiamata Giro delle Fiandre

Giovanni Battistuzzi

Il fascino delle pietre e ciò che non dicono i muri della Ronde. E c'è chi si fa trecento chilometri in bicicletta per vedersi la corsa e partecipare alla festa dell'attesa

Collinette, sono solo collinette. A vederle da lontano sembrano dolci, innocue come le mucche rosse che ci pascolano sopra. Ti accorgi solo quando le ruote della bicicletta le incontrano che non è così. Le stradelle che seguono il loro profilo si impennano, e quelle pietre che una vicina all’altra ne disegnano il percorso sembrano condurre verso il cielo. Soprattutto mentono, sono la più grande menzogna del ciclismo. La difficoltà di una salita, quando si è in sella a una bicicletta, è determinata da lunghezza e dislivello. Servono per calcolare la pendenza media. E quella percentuale serve per capire se una salita la puoi affrontare senza scoppiare. Non servono a niente i numeretti nelle Fiandre. Ti dicono che sono salite da poche centinaia di metri, che la pendenza a volte non è neppure in doppia cifra. Peccato che non sia vero niente. Perché le pietre moltiplicano in dislivello, lo decuplicano. Servirebbe aggiungere la differenza di altezza tra una pietra e l’altra. I numeri non contano quando si ha a che fare con i muri delle Fiandre. “A contare sono gli improperi, le bestemmie, soprattutto la consapevolezza di pedalare in un capolavoro ciclistico. Perché le corse qui al Nord lo sono, perché il Giro delle Fiandre è il più grande capolavoro ciclistico. Non solo delle Fiandre. Basta essere lì nel giorno giusto, il giorno della Ronde per capirlo. E vista una volta, vorresti tornarci sempre”.

 

Nelle Fiandre, a Gent, anzi a Ghent, Simone Riocci c’è finito a metà degli anni Novanta per un Master in Scienze bancarie e finanziare. L’ha lasciata a malincuore. Prima è andato a Francoforte, alla Bce, poi in Francia, alla Banque de France. Nelle Fiandre torna però almeno una volta l’anno: “Il giorno del Giro delle Fiandre”. Dal 2021 nelle Fiandre ci va in bici: “Da casa mia, Belleville, all’Oude Kwaremont sono 300 chilometri esatti. Due giorni di viaggio. Prima di arrivare a Ghent non pedalavo, lì mi sono innamorato della bicicletta, lì ho iniziato a capire che mezzo meraviglioso sia la bici. Credo che sia corretto celebrare il giorno più bello dell’anno, il giorno della Ronde, sul mezzo di trasporto migliore che sia mai stato inventato”.

 

Arriva il sabato, “in tempo per godermi il meglio della festa. Il giorno dell’attesa del Fiandre è un’enorme festa a base di birra, salsicce e musica. Una sagra immensa che abbraccia tutta la regione, non solo le zone attraversate dalla cosa”. E quest’anno la corsa sarà speciale, non potrà andare diversamente. “Perché questo Giro delle Fiandre potrebbe essere la corsa più incredibile di questi anni. La Sanremo è stata strepitosa, la Ronde potrebbe essere anche meglio”. Perché Tadej Pogacar, Mathieu van der Poel, Mads Pedersen, Filippo Ganna in forma così, tutti assieme, non si sono forse mai visti. “Anche se io ho il sogno, commuovente, di vedere Wout van Aert da solo davanti a tutti sul Vecchio Kwaremont. Un sogno forse, ma la bicicletta ha il pregio di saper farci sognare”.

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