Il weekend imperfetto e vincente di Kimi Antonelli

Il pilota italiano vince anche il Gran premio di Miami in un fine settimana nel quale ha sbagliato molto ma ha dimostrato in ogni caso di essere il più forte. Per le Ferrari un altro Gp interlocutorio

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4 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 09:22 AM
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L'esultanza di Kimi Antonelli dopo l'arrivo del Gp di Miami (foto Ap, via LaPresse)

Quello che sta facendo Andrea Kimi Antonelli costringe, piacevolmente, a sfogliare i libri della grande storia della Formula 1. E i paragoni con gli eroi del passato fanno arrossire. Molti, certamente non lui. Quel che ha stupito maggiormente a Miami è stato che il ragazzo bolognese ha dominato il weekend pur commettendo più di un errore. La partenza orribile nella sprint, ed anche quella non esattamente perfetta nella gara vera, insieme alla penalizzazione per track limits nella sprint senza avere pressione dietro, ci consegnano una leadership paradossalmente ancora migliorabile. A maggior ragione per avere inflitto al suo compagno di squadra un distacco simile a quelli che Pogacar presenta ai suoi avversari. O che Sinner regolarmente fa subite a Zverev e compagnia. Curioso, ed entusiasmante, il double dei nostri due ragazzi dai riccioli d’oro. Sinner vinse il 1000 a Miami, dove si è corso il Gp ieri, mentre Kimi vinceva a Suzuka. Stessa doppietta con i due protagonisti a Madrid e Miami.
C’era molta attesa per il weekend in Florida, al netto del temibile temporale che ha suggerito agli organizzatori di anticipare di tre ore la partenza e che ha scatenato gli ingegneri in una serie, per altro inutile, di warning ai piloti sull’attesa di una pioggia che alla fine non è arrivata mai. L’attesa dopo una sosta lunghissima e una estenuante serie di riunioni ed incontri per correggere il regolamento ha prodotto alcune situazioni. Al momento non definitive, ma degne di nota. Si è scavato un solco enorme in ogni top team tra i due piloti in pista. Antonelli ha chiuso la gara con 43 secondi di vantaggio su Russell. Norris, secondo, ha preceduto Piastri di 24. Non possiamo avere un dato nel confronto tra Leclerc (a fine gara penalizzato per un ultimo giro tirando curve come fossero rettilinei e dunque retrocesso di due posizioni) ed Hamilton per tutto quel che è accaduto al monegasco nel finale. Ma fin lì il settevoltecampione era a un distacco siderale (con asterisco per un contatto con perdita di carico aerodinamico nel caos in partenza). Esiste una spiegazione? Al momento no. Se non forse che per una volta il “fattore umano” ha fatto la differenza. Soprattutto in casa Mercedes, ora il distacco tra Kimi e George è di 20 punti. Un gap già consistente, non ancora un allarme rosso per l’inglese ma un segnale di attenzione che Toto Wolff non sottovaluterà. Anche perché, vien da chiedersi, quando Kimi migliorerà nelle partenze il rischio per Russell è di far la fine dei vari Bottas e Perez quando i titoli li vincevano Hamilton e Verstappen.
A proposito di Max: bentornato! Peccato per lui il testa-coda in partenza. Poi una gara da 50 giri sulla gomma bianca e una serie di corpo a corpo dove l’olandese ha fatto di nuovo capire di avere voglia anche di questa Formula 1 “in progress”, dove lui non ha più la vettura migliore ma non ha perso il manico.
Ferrari? Ancora una volta meno bene del previsto. Al netto del danno in partenza, Hamilton ha fatto una gara anonima. Leclerc: il solito drago nei duelli, è stato anche in testa qualche giro. Difficile dire che la Ferrari sia inferiore alla Mercedes, alla McLaren e alla Red Bull perché finché non c’è stato il testacoda che gli ha distrutto il finale, Charles era in grado di battagliare. Non con Antonelli e Norris, ma con tutti gli altri sì. Verdetti non se ne attendevano, ma indicazioni sì.
La Mercedes ha vinto la quarta gara consecutiva pur non portando un solo aggiornamento (ne arriveranno parecchi in Canada, occhio). La McLaren è ufficialmente tornata, Verstappen quasi. Ora altre due settimane di simulatore prima di andare a Montreal. Con un Kimi Antonelli che sta rapidamente rosicchiando fette di tifo sempre più consistenti ai cuori ferraristi.