Serie A agli sgoccioli: solo sette squadre giocano ancora per qualcosa

A tre giornate dalla fine, il campionato è già finito per tredici squadre su venti. Restano aperti il quarto posto Champions, la bagarre Juve-Milan-Roma e un solo slot salvezza. Il resto è esperimenti, primavera e voglia di Mondiali

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4 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 11:57 AM
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Foto Ansa

A tre partite dalla fine della Serie A, e a poco più di un mese dall’inizio dei Mondiali nordamericani, solo sette squadre delle venti in lizza nel massimo torneo nazionale hanno ancora qualche obiettivo da raggiungere. E il residuo calendario del campionato ovviamente ne risente.
Assegnato il titolo all’Inter, consolidato il Napoli in sicura posizione da Champions League, l’attesa è per il “Monday match” dello stadio Olimpico, dove la Roma - vincendo contro la Fiorentina - potrebbe scavalcare il Como e avvicinarsi alla Juventus nella caccia all’ultimo biglietto utile.  
I bianconeri, e ancor più il Milan sconfitto nettamente in casa del Sassuolo, stanno giocando una sorta di tressette al rovescio, a non prendere: che sia stanchezza fisica, effetto della primavera, perpetuarsi di antiche amnesie difensive, fatto sta che la loro pratica europea non è affatto chiusa. Certo, il palo di Edon Zhegrova nel finale del match che ha opposto i torinesi al retrocesso Hellas Verona avrebbe potuto cambiare parte di questo discorso, così come il legno colpito da Matteo Politano a Como; entrambi invece hanno cristallizzato la classifica, almeno fino a Donyell Malen.
Detto del Lecce, che prova a scrollarsi di dosso la Cremonese nell’unico slot salvezza rimasto (e sarebbe una bella rivincita per Eusebio di Francesco dopo le ultime, sfortunate stagioni), le altre tredici compagini stanno utilizzando queste tre giornate per esperimenti e valutazioni future.
Basta leggere gli organici schierati nel weekend: l’Atalanta - ancora nominalmente in gara per un ipotetico strapuntino in Conference League, sic transit gloria mundi - ha schierato contemporaneamente Gianluca Scamacca e Nikola Krstović contro il Genoa, ricavandone zero gol.
Gli stessi liguri, ormai salvi, piazzano Vitinha e Jeff Ekhator alle spalle di Lorenzo Colombo, nella conferma del fatto che aumentare il numero delle punte non è automatica garanzia di realizzazione: checché se ne pensi, dopo i fuochi d’artificio continentali tra Paris Saint-Germain e Bayern Monaco.
Anche il Bologna, che ha sognato di continuare a giocare di giovedì come negli ultimi due anni, ha dato fondo a un po’ di fantasia tra il terzo portiere Massimo Pessina, il rispolvero di Benjamín Domínguez, il lancio di Eivind Helland, il ritorno alle origini di Jens Odgaard quale centravanti.
Pure il Torino, reduce dall’ennesima annata senza soddisfazioni, le busca a Udine avanzando Nikola Vlašić e organizzandosi a tre in mezzo: come fosse possibile ottenere risultati differenti invertendo i fattori. E si annuncia un’altra estate di speranze, le solite disattese da vent’anni con Urbano Cairo.
Prima però, e prima ancora dei Mondiali che sono già nella testa dei calciatori e dei direttori sportivi, rimangono tre turni da giocare. E di questi, solo un pugno di partite determinerà davvero qualcosa in classifica: ennesimo esempio che meno siamo (Serie A a 16-18 squadre), meglio stiamo.