Le difficoltà italiane nel racconto delle proprie eccellenze spiegate con i gap tra calcio e altri sport

Contro l’Italia della gnagnera, intristita dai fallimenti della Nazionale e incapace di uscire dal bar sport e vedere le meraviglie dello sport italiano

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5 MAY 26
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Foto Ansa

Si scrive sport, si legge Italia. I dolori infiniti del calcio italiano hanno contribuito a creare un racconto catastrofistico dello sport in Italia che è incredibilmente distante dallo stato in cui si trova lo sport nel nostro paese, ma che è incredibilmente vicino invece a quello che è un tratto probabilmente irriformabile del carattere italiano: dedicare gran parte delle nostre energie alle cose che non vanno bene, per potercene lamentare tutti in coro di fronte a un gin tonic, e distrarci in modo sistematico dalle cose che vanno bene, essendo il racconto delle cose che funzionano totalmente estraneo alla grammatica del nostro paese. I dolori infiniti del calcio italiano – dolori che in questo caso non sono legati ovviamente alle squadre che hanno sognato di vincere lo scudetto e che oggi lottano per non restare fuori dalla Champions, ma che sono legati alla disperazione dei tifosi italiani appesi a una qualche frase di Zampolli per coltivare ancora una speranza di poter giocare il Mondiale in America – sono lì a tormentarci ogni giorno rispetto al dramma di avere un Mondiale senza Azzurri, una Champions senza squadre italiane, un’Europa League senza squadre italiane, una Conference League senza squadre italiane, una Serie A tra le più noiose della storia recente del nostro calcio. Ma sono lì a distrarci in modo doloso rispetto a una fase eccezionale che sta vivendo lo sport italiano in giro per il mondo. Il calcio italiano, un tempo simbolo dell’eccellenza dello sport del nostro paese, non è mai stato così poco in palla, come si dice.
Ma lo sport italiano, che un tempo traeva beneficio dai successi del calcio italiano, non è mai stato così poco rappresentato dal calcio nella sua forza come in questi mesi. Nel tennis, lo sapete, l’Italia ha un ambasciatore da record: si chiama Jannik Sinner, è il numero uno al mondo, è il primo giocatore nella storia della serie Masters 1000 ad averne conquistati cinque consecutivi, ma come tutti gli ingranaggi che funzionano alla perfezione Sinner scalda i cuori dei giornali più per ciò che non fa – perché non partecipa alle Olimpiadi? perché non paga le tasse in Italia? perché non va da Sergio Mattarella? – che per ciò che fa. L’Italia, che nel tennis è campione del mondo via Coppa Davis, ha quattro tennisti fra i primi venti (Sinner, Musetti, Cobolli, Darderi), ha una tennista al numero otto del femminile (Jasmine Paolini), può vantare le campionesse olimpiche in carica del doppio femminile (Paolini ed Errani). Risultato: le entrate della Federazione italiana tennis e padel hanno superato nel 2025 i 230 milioni di euro, mettendo in cascina più soldi di quanti ne ha totalizzati la Federazione italiana giuoco calcio, arrivata a circa 200 milioni. E a proposito di Olimpiadi: a Milano-Cortina, l’Italia ha chiuso con trenta medaglie, dieci ori, sei argenti, quattordici bronzi, e un record storico per il nostro paese ai Giochi invernali. Nella Formula 1, come ha scritto il Guardian lunedì scorso, l’Italia ha trovato anche qui il suo Sinner: si chiama Kimi Antonelli. Ha vinto il GP di Miami 2026, è alla terza vittoria consecutiva in Formula 1, è diventato a 19 anni il più giovane leader del Mondiale e il primo pilota a ottenere le prime tre vittorie in F1 tutte di fila e partendo dalla pole.
Nella MotoGP, c’è un altro italiano che avanza e che sogna di essere il nuovo Valentino Rossi. Si chiama Marco Bezzecchi: ha aperto la MotoGP con tre vittorie nelle prime tre gare, Thailandia, Brasile e Stati Uniti, è arrivato a cinque successi consecutivi contando anche il finale del 2025, con Aprilia si è preso la leadership del Mondiale e ha riportato l’Italia al centro della scena: ad Austin è diventato il primo pilota a vincere le prime tre gare stagionali dai tempi di Marc Márquez nel 2014. Nel rugby, mentre la Nazionale di calcio non è riuscita a imporsi sulla Bosnia, la Nazionale, a marzo, ha battuto per la prima volta nella sua storia la Nazionale inglese, dopo trentatré tentativi andati a vuoto. Nell’atletica, l’Italia ha un fenomeno di nome Mattia Furlani: oro mondiale indoor e outdoor nel lungo nel 2025, primo italiano campione del mondo outdoor nella specialità, poi ancora 8,39 indoor nel 2026 e settimo podio internazionale consecutivo. Nella scherma, nel 2025 l’Italia ha vinto 140 medaglie tra Mondiali ed Europei, considerando assoluti, giovani, master e paralimpici, più 87 podi in Coppa del Mondo e 6 Coppe del Mondo di specialità. Agli Europei di Genova sono arrivate 13 medaglie, ai Mondiali assoluti di Tbilisi 6 medaglie, con 2 ori. Stessa storia e stesso predominio nel volley: le donne nel 2025 hanno vinto Lega delle Nazioni e Mondiale, con 22 vittorie su 22 tra le due competizioni, 36 successi consecutivi e il primo posto nel ranking mondiale, mentre gli uomini hanno conquistato l’argento nella Lega delle Nazioni e poi il secondo Mondiale di fila, diventando con il quinto titolo una delle nazionali più vincenti nella storia dei Mondiali.
I numeri degli ascolti delle competizioni in cui l’Italia eccelle raccontano che la nuova Italia sportiva non è solo un tema astratto: è concreto, reale ed è capace di spostare pubblico. Nel 2026, dati Sky, le vittorie di Sinner, Antonelli e Bezzecchi hanno prodotto ascolti da grande evento. Sinner ha superato il milione medio a Indian Wells, Montecarlo e Madrid, con uno share a Madrid del 12,7 per cento. Antonelli ha toccato 1,19 milioni in Cina e 1,24 milioni a Miami, con uno share del GP del Giappone del 19,2 per cento. Bezzecchi è salito da 460 mila spettatori in Thailandia a 772 mila negli Stati Uniti. Per capirci: la finale di Sinner a Madrid e il GP di Miami di Antonelli hanno totalizzato 1,244 milioni, praticamente come Juventus-Napoli, ferma a 1,240 milioni. Il rugby, con Italia-Inghilterra, è arrivato a 586 mila spettatori. Il calcio italiano, un tempo simbolo dell’eccellenza del nostro sport, non è mai stato così in difficoltà. Ma lo sport italiano, di cui il calcio è solo un pezzo della storia, non è mai stato così in salute. E la ragione per cui lo sport che funziona fa spesso meno notizia dello sport che non funziona non è legata solo all’affezione per il calcio e all’abitudine di raccontare il calcio come metafora del paese. E’ legato a qualcosa di più: all’incapacità sistematica dell’Italia di trovarsi a suo agio nell’uscire dal bar sport del lamento quotidiano e a imparare a trovare le parole giuste per raccontare un pezzo di paese che esiste nonostante tutto: quello che funziona, che crea successi, risultati, orgoglio e che spesso diventa notiziabile solo quando i nuovi campioni offrono buone ragioni per alimentare il bar sport della gnagnera nazionale. Si scrive sport, si legge Italia.