•
Addio a Evaristo Beccalossi, il fantasista che fece innamorare San Siro
L’ex numero 10 dell’Inter è morto a pochi giorni dal suo settantesimo compleanno. Dai derby contro il Milan allo scudetto del 1980, resta il ricordo di un talento puro, amato per fantasia e genialità. Il simbolo nerazzurro degli anni Ottanta
di
6 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 07:38 AM

Martedì Evaristo Beccalossi avrebbe tagliato il traguardo dei 70 anni. Il suo cuore però si è fermato prima, non lo ha accompagnato nel tragitto verso il traguardo tondo che in tanti erano pronti a festeggiare anche se il “Becca” non si era mai ripreso del tutto dall’ultimo inghippo. Pensi a lui e i ricordi tornano al 28 ottobre 1979, quando, pattinando sul fango, con un tocco di piatto destro e una conclusione a porta vuota, il giovane “Becca” aveva riconsegnato il derby all’Inter, dopo cinque anni, mettendo due volte fuori causa Albertosi. Un doppio squillo, propedeutico al passaggio di consegne fra le due squadre: dopo la stella rossonera del 6 maggio 1979, sarebbe arrivato il 27 aprile 1980 il dodicesimo titolo nerazzurro.
La leggenda vuole che, dopo il 2-0, Beccalossi avrebbe detto ai milanisti: "Sono Evaristo, scusate se insisto". In realtà, lo slogan era stato coniato da Beppe Viola alla “Domenica Sportiva” e d’altronde il numero 10, uno degli ultimi fantasisti in un calcio che aveva iniziato a correre freneticamente, baciato dalla grazia calcistica, ma non ha mai avuto le battute velenose di Benito Lorenzi o di Omar Sivori, il suo idolo, per il quale aveva iniziato ad allenare il piede sinistro con una pallina di tennis. La grandezza di Beccalossi è stata quella di saper stupire San Siro con la sua fantasia, i suoi colpi, le sue intuizioni, i suoi assist per i compagni; non un mancino puro, come Corso, ma un inventore di giocate, amato dal popolo nerazzurro nella buona e nella cattiva sorte.
Cresciuto nel Brescia, era stato acquistato dall’Inter nell’estate 1978, un anno dopo Altobelli e anche in questo caso come per Altobelli la coppia Mazzola-Beltrami non aveva sbagliato la scelta. Il suo capolavoro resta lo scudetto 1980, con il corollario della semifinale di Coppa dei Campioni 1981 (fuori con il Real) e la Coppa Italia 1982, sempre con Bersellini. La sua storia è legata anche a due episodi curiosi. Il 15 settembre 1982, andata del primo turno di Coppa delle Coppe contro lo Slovan Bratislava (2-0), sbaglia due rigori, ma San Siro lo applaude ugualmente e Paolo Rossi nel 1992 gli dedica una pièce teatrale dal titolo “Lode a Evaristo”. Per lui la vita si è già fatta difficile, perché l’Inter in estate non ha preso Platini ma Hansi Müller, che ha caratteristiche simili alle sue. Gigi Radice, nel 1983, sposterà Müller all’ala destra, per non rinunciare a nessuno dei due e Beccalossi gioca una partita magnifica il 7 dicembre 1983. Racconta Aldo Serena: "Quella notte ha provato a mandare in gol tutti, ma noi continuavano a sbagliare e alla fine l’1-1 ci ha castigati. Il Becca resta un meraviglioso trequartista e faccio molta fatica a pensare che non abbia mai giocato in nazionale".
Bearzot era convinto che fosse un elemento destabilizzante e non lo aveva portato al Mondiale spagnolo. Poi il tramonto: via dall’Inter nell’estate 1984, ecco la Samp, il Monza, il ritorno al Brescia, il Barletta e il Pordenone. Troppo grande per essere compreso, anche da dirigente. Da opinionista tv non ha mai detto quello che non pensava e adesso, che non gli è riuscito il suo dribbling più difficile con il destino, resta un grande affetto per un campione che avrebbe meritato molto di più.