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Dal calcio al rock, la seconda vita dell’argentino Juan Antonio
Ora è un cantante di successo, ma dieci anni calcava i campi della nostra Serie A: "Ho sempre saputo che la musica sarebbe tornata a essere protagonista nella mia vita. E, per arrivare a coronare il mio sogno, cambiare vita dopo aver mollato il calcio, ho deciso di mettere su una band”
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9 MAY 26

Foto LaPresse
Juan Antonio è uno che ce l’ha fatta a cambiare vita: ora è un cantante di successo, ma dieci anni fa calcava i campi della nostra Serie A. Argentino, classe 1988, trequartista dai piedi buoni: ex settore giovanile del River Plate, arriva in Italia e veste le casacche di Brescia (a più riprese), Ascoli, Sampdoria, Varese, Parma e Feralpisalò (una settantina di presenze e 7 gol tra A e B). Poi, nell’ottobre del 2015, qualcosa si rompe in maniera definitiva e il pallone non rotola più.
Poco più di dieci anni fa decide di appendere le scarpette al chiodo a soli 28 anni: per quale motivo?
“Da un punto di vista umano, per due motivi: ero stanco di subire infortuni, con conseguenti periodi di sofferenze e di dolore per ritornare al top della forma fisica e mentale. Poi, mi mancava la mia famiglia, gli affetti più cari, i miei luoghi, nello specifico il Sud dell’Argentina”.
Solo questo o c’è dell’altro?
“Da un punto di vista sportivo/calcistico, invece, avevo subito una cocente delusione: la Sampdoria mi aveva ceduto al Parma, ma, poco dopo la cessione, il club ducale fallì e io rimasi libero perdendo il contratto e il relativo importante ingaggio”.
Cosa ha provato?
“Se vogliamo usare una metafora, il coltello è passato sopra la mia voglia di continuare a giocare a calcio e il resto è venuto di conseguenza”.
E dunque, cosa ha fatto?
“Per prima cosa, me ne sono tornato a casa mia, in Argentina. Sin da subito, però, l’obiettivo è stato quello di ricominciare daccapo, con una nuova vita”.
La musica.
“Mia madre ha sempre suonato la chitarra, ed è una passione che mi ha trasmesso: da piccolo cantavo e suonavo anche io, ma ho optato per il calcio perché era evidente che sapessi giocare bene”.
Parallelamente al calcio, ha sempre coltivato la passione per la musica.
“Di più: ho sempre saputo che la musica sarebbe tornata a essere protagonista nella mia vita. E, per arrivare a coronare il mio sogno, cambiare vita dopo aver mollato il calcio, ho deciso di mettere su una band”.
Ci è riuscito?
“Sono dieci anni che la musica è la mia vita, ma solo da due guadagno con essa”.
Come vorrebbe essere ricordato?
“Come un musicista che ha anche giocato a calcio, e non viceversa”.
La sua band si chiama Francia 98: che musica fate?
“Facciamo soft rock: non è un rock forte e duro come i Metallica, ma nemmeno troppo dolce. Se vogliamo fare degli esempi, possiamo dire che, a livello internazionale, ci avviciniamo agli Oasis o, in Italia, a Biagio Antonacci”.
Di cosa parlano le sue canzoni?
“Non invento nulla: nella mia vita ho viaggiato tantissimo e visto molte cose, dunque faccio diventare musica le storie che ho ascoltato dalla gente comune”.
Vi siete esibiti solo in Argentina?
“Fino a ora sì: io vivo a Buenos Aires, ma la mia terra è la Patagonia. Abbiamo iniziato in piccoli spazi, nei club swinger della capitale e nelle feste e sagre nazionali. Siamo in sei musicisti, tra cui mio fratello che suona il basso”.
Qual è il suo sogno legato alla musica?
“Fare un concerto in Europa con la mia band”.
Facciamo un passo indietro: che ricordi ha del calcio e del periodo vissuto qui in Italia?
“L’Italia e il calcio italiano rimarranno per sempre nel mio cuore: ho ottimi ricordi, delle persone incontrate, dei luoghi dove ho vissuto, dei cibi che ho assaporato”.
Cominciamo dalle persone: a chi deve dire grazie?
“Il mio manager in Italia è stato Filippo Colasanto: non lo definirei, però, solo un procuratore. Ho tuttora un grande rapporto con lui, a distanza di dieci anni lo sento ancora: è stato un padre calcistico per me”.
Andiamo avanti.
“Un grazie va a Gigi Maifredi, che mi ha inventato trequartista. Poi, Beppe Iachini, Beppe Scienza, Fabrizio Castori, un vero e proprio ‘loco’ della panchina. Infine, sono ancora molto legato a Edo Piovani, team manager del Brescia: mi aggiorna tempestivamente su tutto ciò che c’è da sapere”.
Segue ancora il calcio?
“Un po’ il campionato argentino e la Champions League”.