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La modernità di Gian Piero Gasperini
La sua Roma, come al tempo l'Atalanta, interpreta il calcio duellante che tanto celebriamo guardando certe partite di Champions League: uno contro uno e tutti per uno. Vale a dire, sfida personale, tecnica, marcature a uomo, spirito collettivo e istinto offensivo
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9 MAY 26

Foto Ansa
Suggestionato dall’unico argomento di cui si parla ormai sui social e in tv, mi sentirei di tenere fuori dalla scena del delitto sia Claudio Ranieri, un principe del nostro calcio, sia Ricky Massara, un dirigente di specchiata correttezza. Di quale delitto stiamo parlando? Del delitto di Trigoria, dove, con una tripletta di partite vinte, sono state uccise tutte le polemiche risalenti a circa un mese fa. Protagonista indiscusso Gian Piero Gasperini, “l’uomo con il carattere più difficile del mondo”. Parto da questa considerazione che non è certamente mia ma di un paio di frequentatori dell’allenatore piemontese. Ebbene, quest’uomo dal carattere difficile, è riuscito a tenere in piedi una squadra sul punto del tracollo, e lo ha fatto con la forza delle idee. Non esiste in Italia un gruppo più europeo della Roma, anche se i giallorossi in Europa hanno resistito meno del previsto. Io parlo della sostanza del suo gioco, della sua essenza.
La Roma di Gasperini, come fu la sua Atalanta, interpreta il calcio duellante che tanto celebriamo guardando certe partite di Champions League: uno contro uno e tutti per uno. Vale a dire, sfida personale, tecnica, marcature a uomo, spirito collettivo e istinto offensivo. Insomma, e forse l’ho già scritto, credo che Gasperini, nonostante l’anagrafe, sia l’allenatore più contemporaneo, moderno per essere ancora più precisi, che esista in Italia. La sua modernità è il paradosso di un’esperienza trentennale, di un ragionamento strutturato nel tempo. È figlia di alcuni fallimenti (l’Inter, la sua caramella rimasta di traverso), di alcune incomprensioni, ma di aggiornate convinzioni di natura squisitamente calcistica. Mi chiedevo, piangendo il mitico Beck, chi nel calcio di oggi lo avrebbe schierato sempre e comunque titolare nella sua squadra, e la risposta è stata questa: Gasperini!
L’attuale allenatore della Roma ha inventato il Papu Gomez, primo giocatore senza corsa in grado di far correre la squadra. La stessa cosa avrebbe fatto con Beccalossi, e forse la farà anche con Paulo Dybala, un talento che se corre troppo si fa male. In poche e ultime parole, Gasperini è un professore del calcio a cui dobbiamo concedere la grazia di un carattere difficile. Perché in un mondo di facili improvvisatori, di allenatori fenomenali nel costruirsi un curriculum fantasioso, Gasperini, con la sua postura arcigna, ci ricorda l’importanza della competenza. Ho solo due parole da dirgli, in conclusione, sperando che le accetti. La bramosia a volte acceca, facendoci abbuffare di parole. Guardi sempre negli occhi gli uomini che ha intorno, perché alcuni di questi (e non mi riferisco ai due citati in testa a queste righe) non sono degni del suo bisogno.