Il vero arbitro della Serie A è il calendario

A due giornate dalla fine, la Serie A si affida all'unico arbitro davvero imparziale: il programma stilato la scorsa estate. Champions e salvezza ancora aperte, tra episodi contestati, un Vlahović ritrovato e un Milan che continua a perdere pezzi, dentro e fuori dal campo

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11 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 02:30 PM
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Foto LaPresse

A 180 minuti dalla conclusione della Serie A 2025-2026, c’è un solo vero arbitro nel dirimere i verdetti ancora attesi. E non è per niente imparziale: è il calendario, elaborato la scorsa estate e ignaro decisore dei destini di almeno sei formazioni, in coda e verso l’Europa. Sono rimaste in quattro a giocarsi l’accesso alla Champions League ventura: Juventus, Milan, Roma e Como, peraltro sbarcato ieri almeno in Conference. In zona salvezza, tentativo disperato della Cremonese che rosicchia tre punti al Lecce, ma resta a -1 e dovrà appunto affrontare la sempre rognosa Udinese e i lariani ancora proiettati a scalare gerarchie continentali; i salentini, invece, avranno il privilegio di giocare contro due compagini appagate dal centro classifica quali Sassuolo e Genoa. Vero è, tuttavia, che Eusebio di Francesco non dispone di Federico Bonazzoli e David Okereke, ma soprattutto di uno come Jamie Vardy, the One, rientrato giusto in tempo per provare a determinare.
All’ufficio passaporti, invece, è ancora ressa: a cadere stavolta è ancora il Milan, vittima degli episodi più che dell’Atalanta in uno scontro che avrebbe addirittura potuto pareggiare, compiendo la rimonta terminale. Curioso peraltro come nella maglia di Rafael Leão, al solito involuto, il gioco dei cognomi materni recasse scritto Conceiçao, ovvero l’omonima dell’allenatore che per il numero 10 rossonero si sarebbe gettato in guerra, prima di abbandonarlo... A proposito di tecnici, la domanda è a cosa serva un risultatista che non fa risultati, e quindi se Massimiliano Allegri serva al capezzale di questa Nazionale: ora due match che sarebbero facili, ma ne esistono di facili per questo Milan? Se al Como non basterà vincerle entrambe, sebbene agevoli, è proprio il calendario a piazzare lungo la strada di Roma e Juve rispettivamente il derby e le partite più sentite dalla tifoseria, contro Fiorentina e Torino: anche per questo, non si dà niente per scontato (Bluvertigo).
I bianconeri, la stessa Atalanta e pure l’Inter hanno segnato sùbito, indirizzando le rispettive fatiche: a Vinovo si stanno chiedendo cosa fare con Dušan Vlahović, a cui dovranno una quota della possibile qualificazione, eppure dato sempre in partenza (ma dove arriva, se parte?). Fatto sta che nessuno avrebbe mai dato, all’inizio della stagione, Jonathan David e Lois Openda scalzati dal ritorno del mancino serbo, protagonista di un feeling mai davvero continuo: al punto di chiedersi -con gli U2- se la squadra stesse meglio “with or without” le sue prestazioni. Quella degli uomini di Luciano Spalletti è una delle sei vittorie in trasferta della 36^ giornata, segno costante in tempi dove niente è più una certezza, nemmeno l’incidenza del fattore campo.

Anzi, forse è rimasto solo il balbettio arbitrale davanti a circostanze come quella -decisiva- accaduta al 96° di Parma-Roma, a rassicurare di qualche punto fermo. Ma non pensiamo sia solo “calcio e pepe”, se pure nel derby di Londra, altrettanto campale per le sorti della Premier League, la scena è stata circa la stessa, strascichi compresi. E che non ci porteremmo volentieri né agli imminenti Mondiali, né nel 2027.