L'esame che aspetta ora Cristian Chivu dopo la vittoria in Coppa Italia

Alla prima stagione all'Inter, l'allenatore ha vinto scudetto e la coppa nazionale recuperando quel gruppo che si credeva a fine corsa dopo la sconfitta di un anno fa in finale di Champions League contro il Paris Saint-Germain

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14 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 02:17 PM
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Foto di Andrew Medichini per AP Photo via LaPresse

Prima il campionato, poi la Coppa Italia, per quello alcuni chiamano doblete, doppietta (e chissà perché, se proprio dev’essere utilizzato un termine straniero, non si usa l’inglese double). Non male per Cristian Chivu, alla sua prima stagione all’Inter. Tanto per fare un paragone: Simone Inzaghi, suo predecessore, chiuse la sua prima annata nerazzurra vincendo Supercoppa Italiana e Coppa Italia.
In verità, quella di Chivu con l’Inter non è stata soltanto la sua prima campagna alla guida di una grande, ma anche la sua prima stagione completa in una squadra pro. Alle spalle infatti l’ex difensore di Ajax, Roma e Inter aveva solo l’esperienza dello scorso anno: metà stagione in quel di Parma, sufficiente però per salvare i gialloblù e valorizzare alcuni giocatori, il talentino Giovanni Leoni su tutti.
Non era dunque affatto scontato che Chivu centrasse immediatamente questi risultati. Non era scontato e nemmeno previsto. Quando, lo scorso giugno, il club lo annunciò come nuovo allenatore, in molti sollevarono più di una perplessità sulla decisione di affidargli la panchina. D’altra parte, il nome sulla bocca di tutti era quello di Cesc Fàbregas. Dopo il rifiuto dello spagnolo e del Como, Marotta decise di virare su Chivu.
Il primo impatto col nuovo ambiente non è stato facile, con l’Inter eliminata agli ottavi di finale del Mondiale per club, disputatasi in terra statunitense la scorsa estate. Le prove iniziali di 3-4-2-1, con un quadrilatero a centrocampo, non avevano dato grandi risultati. Al via del campionato poi era il Napoli la squadra favorita.
Com’è andata a finire la storia è noto. L’Inter ha vinto lo scudetto con una grande cavalcata, che ha visto la compagine meneghina arrivare a due giornate dal termine col titolo già in tasca, dopo aver ottenuto ben ventisette vittorie e segnato qualcosa come ottantacinque reti. Alla faccia di chi dice che, per vincere in Italia, si deve avere la miglior difesa (quella interista è la terza con trentuno reti incassate, a pari merito con la Roma).
Soprattutto, il tecnico rumeno ha centrato l’accoppiata campionato – Coppa Italia alla guida di una squadra con molti giocatori considerati a fine corsa. Dopo la rovinosa sconfitta nella finale di Champions di un anno fa, il famigerato 0-5 contro il Paris Saint-Germain, questo gruppo era considerato a fine ciclo. Chivu ha dimostrato che non era così. Insomma, ha fatto un po’ come Capello quando il tecnico friulano, nel 1991, prese da Sacchi un Milan considerato ‘bollito’, conducendolo invece alla vittoria in campionato. Anche don Fabio, prima di quell’annata, aveva alle spalle solo i pochi mesi in cui era subentrato all’esonerato Liedholm, nel 1987.
Ma è tutto oro quello che luccica? Non proprio. Chivu dovrà infatti dimostrare di essere un allenatore da Champions. Uscire al playoff dopo il maxi raggruppamento contro un Bodø/Glimt, come accaduto a febbraio, non sarà più accettabile. E, per confermarsi in campionato, l’Inter dovrà migliorare il proprio ruolino di marcia contro le grandi. Sarà difficile ripetersi facendo così pochi punti nei confronti diretti, come accaduto quest’anno.