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Nella sfida tra Abete e Malagò per la Figc, la politica spera nell’opzione commissariamento
Pur di non vedere l'ex presidente del Coni a capo della Federazione, il governo accetterebbe anche il ritorno del numero uno della Lega nazionale dilettanti. Anche se il vero sogno dei ministri Abodi e Giorgetti è che dall’urna esca un’improbabile, a oggi, pareggio
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14 MAY 26

Foto Ansa
Quaranta giorni di campagna elettorale sono una cosa d’altri tempi. Oggi si brucia tutto molto più in fretta. Non nel calcio, dove fino al 22 giugno i due candidati potranno sfidarsi, senza escludere l’interferenza di qualche procura abituata a mettere il naso nelle faccende dello sport che potrebbe far saltare i giochi. Abete contro Malagò, il vecchio contro l’usato sicuro, ma anche la continuità contro una novità, almeno per il pallone. I numeri per adesso pendono dalla parte di Malagò: ha dalla sua la Lega Serie A mai così unita nella sua storia (vale il 18%), la Lega Serie B arrivata per ultima, ma arrivata (6%), l’associazione calciatori (20%) e quella allenatori (10%). Nel giorno della chiusura delle liste l’ex presidente del Coni ha in mano il 54% dei voti, mentre Giancarlo Abete è fermo al 34% per cento della sua Lega Dilettanti. Non si è ancora espressa la Lega Pro di Matteo Marani che prima vuole vedere i programmi e conta il 12%, non può spostare gli equilibri, ma potrebbe dare a Malagò una spinta decisiva garantendogli l’elezione al primo scrutinio.
Il problema è che non si vota domani. Da qui al 22 giugno possono capitare ancora tante cose perché Giancarlo Abete è un osso duro che non si è candidato tanto per farlo. Pur di non vedere Malagò alla presidenza, la politica accetterebbe anche il suo ritorno. Anche se il vero sogno di Abodi e Giorgetti è che dall’urna esca un’improbabile (ad oggi) pareggio che porterebbe al commissariamento, il vero obiettivo del ministro dello sport e dei suoi alleati. Per cambiare il calcio non serve solo un uomo, questo lo hanno capito anche i muri. La riforma deve essere profonda e strutturale, Malagò la propone nel suo programma, ma il suo grande problema è che la politica potrebbe mettergli i bastoni tra le ruote e non appoggiare nessuna delle sue richieste. Continua a circolare anche il discorso legato all’ineleggibilità di Malagò. Per lui non vale la pena neppure commentarlo. Ma l’ipotesi c’è e per alcuni saggi è fondata. C’è la necessità di dirimere definitivamente la questione prima del voto per evitare che poi qualcuno alzi la mano e chieda di impugnare l’elezione di Malagò. Sarebbe come ricorrere al Var anche per le elezioni. Come se non avesse già fatto abbastanza danni in campo.