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Il centravanti è tornato, ma non è quello di una volta
La Serie A riscopre il fascino del goleador: da Malen a Vlahovic, fino a Lautaro, i bomber di nuovo decisivi
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16 MAY 26

Foto Ansa
Persino nella stagione forse più deprimente per i grandi attaccanti del nostro calcio, le ultime settimane hanno concesso al pubblico una strana rivalutazione del concetto di numero 9. Una rilettura che arriva in un’annata in cui il capocannoniere rischia di fermarsi sotto la soglia dei 20 gol, record negativo che non si toccava dalla stagione 1990-91 quando fu Gianluca Vialli a imporsi con 19 reti, ma in un campionato a 18 squadre e le difese italiane che potevano vantare il gotha del panorama mondiale. Il centravanti è un oggetto sempre più sfumato e sfuggente, lontano dall’epopea dei bomber totemici che abbiamo vissuto per anni: esemplari umani come Vieri e Batistuta sembrano lontanissimi e si fa fatica anche a scorgere quei mestieranti abituati a nascondersi nelle pieghe delle aree di rigore, da Inzaghi a Montella, da Trezeguet e Icardi.
Questa rivalutazione primaverile è forse merito di Donyell Malen, che si è abbattuto sulla Serie A come un tornado, o dell’improvviso ritorno di Dusan Vlahovic dopo mesi di dimenticatoio causato dall’infortunio, o dei graffi di un Lautaro Martínez sempre più portato a cucire il gioco per poi palesarsi in area di rigore. Così, finalmente si torna a parlare di attaccanti, perché il gol è pur sempre il sale del calcio, specialmente in un campionato in cui si tende più ad annullare che a proporre. Il tutto nonostante la lezione dell’Inter, miglior attacco per dispersione con 85 gol segnati contro i 60 del Como, con i lariani costretti a inseguire a distanza come capita a certi corridori quando Tadej Pogacar accende il motore. “Sono cambiate le richieste degli allenatori – è la lettura di Fabio Bazzani, abituato per anni a fare a sportellate con i difensori da calciatore e oggi apprezzata seconda voce di Dazn – perché il calcio è diventato molto più corale, ci sono tanti cambi di posizione, al giocatore si tende a chiedere più cose. Una volta dovevi stare lì, sapevi magari che ti arrivava questa pallata lunga e tu dovevi andare a fare la spizzata, oppure a chiudere sul cross in area di rigore. Oggi il centravanti non deve solo finalizzare, deve stare dentro la manovra e fare movimenti non dico a togliere a se stesso, però certamente a favorire un compagno e la squadra intera. E poi c’è tanto lavoro difensivo che una volta si chiedeva meno”. La pensa in maniera molto simile anche Angelo Di Livio, uno che gli attaccanti era abituato a servirli in un certo modo nel corso della sua carriera: “Prima si lavorava tanto sulla fisicità, adesso questi attaccanti quasi non li trovi più: si viene tanto incontro per far salire la squadra e si lavora meno su quello. Si va sempre meno al cross, perché anche chi gioca con il 4-3-3 lo fa con gli esterni a piede invertito, che preferiscono cercare il tiro. Il fondamentale del cross in Italia, e nel calcio in generale, mi sembra sempre più trascurato: c’è Dimarco che è un top player da questo punto di vista, ma per il resto non c’è tanto”.
Forse anche per questa diversa impostazione, uno come Malen è arrivato a fare il “nove” in Italia creando sconquassi come se fosse la cosa più normale del mondo. “Tecnicamente è fortissimo, attacca la profondità con una forza incredibile – dice Bazzani – ed è stato bravo Gasperini che era convinto che fosse l’attaccante ideale per il suo modo di giocare, nonostante venisse da una carriera in cui spesso aveva fatto l’esterno. Stiamo vedendo un binomio perfetto: le qualità del giocatore abbinate a un allenatore che ha individuato le caratteristiche giuste per il proprio calcio”. E c’è qualcosa in Malen, secondo Di Livio, che ricorda un grande centravanti del passato: “Partiamo dal presupposto che mi sembra un giocatore diverso da tutti gli altri, anche dei nomi che vengono citati in queste settimane, però secondo me ha la capacità di attaccare la linea difensiva e di mettersi sempre in condizione di calciare grazie al primo controllo che aveva Pippo Inzaghi. Il suo obiettivo è sempre calciare nel minor tempo possibile e lo fa con grandissima precisione. E certamente il lavoro di Gasperini lo sta aiutando”. La lotta Champions è stata animata anche dal ritorno di Dusan Vlahovic, fondamentale nel momento juventino nonostante un futuro tutto da scrivere: “A me è sempre piaciuto – spiega Di Livio – e fossi nella società lo blinderei: per prendere un attaccante di quel livello rischi di spendere tanto e spesso si spende anche male”. Bazzani concorda: “Se ha continuità fisica è una prima punta vecchio stampo, cattivo in area di rigore, bravo nell’attaccare la profondità e nel far salire la squadra, è un attaccante forte. Con il modo di giocare di Spalletti potrebbe esaltarsi. Alla Juventus quest’anno è mancato tremendamente perché David è riuscito a fare poco: con un calcio così offensivo, che porta tanti giocatori in avanti, uno come Vlahovic è perfetto”.
Chi quasi non fa più notizia è Lautaro Martinez, a segno anche nella finale di Coppa Italia: “Ha un’intelligenza e una leadership che gli permettono di interpretare il ruolo in tanti modi – è l’analisi di Bazzani – e potrebbe trovare posto anche in un’Inter schierata con il 3-4-2-1, pur dovendo accorciare un po’ di più all’indietro. Lui già quest’anno, con Esposito, ha giocato spesso sotto la punta, quasi da numero 10, per poi riattaccare l’area appena possibile”. E nelle zone alte della classifica marcatori c’è un piccolo intruso, Tasos Douvikas, centravanti del Como, la dimostrazione che si può pescare bene anche senza spendere cifre esagerate: “Secondo me c’è tanto materiale, ha grandi margini di miglioramento – dice Di Livio – e mi sembra un giocatore completo, con un repertorio davvero vasto”. Merito, per Bazzani, della costruzione della rosa e del lavoro di Fàbregas: “In una squadra di grande talento, con tanti dribblatori come Baturina, Nico Paz e Jesus Rodriguez, lui non si prende tanto la scena, ma è molto efficace negli ultimi 16-20 metri: per questo Como era il centravanti ideale. Non è quello che entra tanto dentro il gioco, ma è sempre pronto a finalizzare”.