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Il Foglio sportivo - IL RITRATTO DI BONANZA •
Sinner, il padrone di sé
Il tennista è educato, ha un sorriso buono, è ricco, ma non si vede, rimane calmo anche nel momento in cui si scatenano le tempeste. Sinner sopporta la pressione, mentre noi, sotto pressione, scoppiamo
23 MAG 26

Foto LaPresse
L’uomo non si basta mai. La sua vita è una perenne ricerca di un qualcosa che riempia un vuoto. È il vuoto stesso dell’esistenza, appesa a un filo, senza speranza, visto che prima o poi la vita finisce inesorabilmente per tutti. Camminando su questo filo, cerchiamo la perfezione senza trovarla mai. Per questo motivo, quando incontriamo una persona di successo, ci inchiniamo a lei, a volte con un pizzico di invidia, a volte con una sincera ammirazione, di fronte ad imprese che per noi sarebbero impossibili. Ecco il motivo per cui Sinner ha tanto successo: vediamo in lui la perfezione che non raggiungeremo mai. Sinner è educato, ha un sorriso buono, è ricco, ma non si vede, rimane calmo anche nel momento in cui si scatenano le tempeste. Sinner sopporta la pressione, mentre noi, sotto pressione, scoppiamo.
Nella notte di Roma contro Medvedev, si è rivelato un aspetto del campione che non conoscevamo ancora appieno: la capacità di spingersi al di là della sofferenza, del bisogno, della paura. Jannik stava remando da fondo campo, nella palude di una terra rossa inzuppata di umidità. Medvedev lo innervosisce sempre con il suo tennis maligno, fatto di sputi e ragnatele. Caduto nella trappola dell’avversario non sapeva più come uscirne. È entrato nell’inferno del panico, vomitando, contorcendosi, tremando. Nessuno si sarebbe salvato, nessuno. Sinner, memore di quello che gli era accaduto a Wimbledon proprio contro il russo, ci è riuscito rincorrendo la parte nascosta di sé, dove ha accarezzato l’io che lo stava sabotando. Perché è qui che sta la differenza. Abbiamo tutti una parte interiore che ci invita costantemente a rinunciare. “Non farlo, dice una voce, non ci riuscirai”.
La nostra reazione di fronte a questa voce è di stizza, rifiuto, e conseguente fallimento. Sinner con la sua voce interiore ci parla, viene a patti, “dimmi, qual è il problema?”. E’ un viaggio, il suo, a cavallo di una luce, un raggio laser che perfora, come lama nel burro, il muro emotivo edificatosi chissà per quale misteriosa ragione. Per questo Sinner vince sempre, vince tutte le partite, anche quelle che non sta giocando bene. A Parigi si affaccerà sul rosso senza vedere all’orizzonte il suo unico avversario, Alcaraz. Dopo la finale dell’anno scorso, in molti si sono dimenticati di ciò che accadde dopo i tre mancati match point. Sinner, praticamente morto, è resuscitato, pur non riuscendo nell’impresa, sconfitto da un ragazzo esaltato dalla folla. Allora, si fece intimidire, forse capiterà di nuovo, ma sempre di meno, e di meno ancora. Fino al giorno in cui, Jannik Sinner, completo padrone di sé stesso, non perderà più.



