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I Knicks tornano alle Finals 27 anni dopo l’ultima volta
New York domina gara 4 contro i Cavaliers 130 a 93, vincendo la sua undicesima partita consecutiva in questi Playoff, e si prepara ad affrontare la vincente tra Oklahoma City Thunder e San Antonio Spurs in una finale che alla Grande Mela manca dal 1999

Foto LaPresse
Nella notte americana, i New York Knicks vincono in gara 4 le finali di Eastern Conference contro i Cleveland Cavaliers per 130 a 93 e approdano alle Finals Nba per la prima volta dal 1999. I numeri molto spesso non raccontano tutto, ma nello sport, e nella pallacanestro in particolare, qualcosa la dimostrano. E i numeri dei Knicks raccontano di una squadra capace di realizzare non solo undici successi consecutivi nei playoff, ma di farlo anche con la più grande differenza punti mai registrata da una squadra arrivata alle Finali: +271 punti in 14 partite giocate. Così i ragazzi di coach Mike Brown hanno superato il primato che appartava dal 2017 ai Golden State Warriors (+192 in dodici partite), quando hanno battuto in finale, anche loro, i Cavaliers di Lebron James, anche quella volta per 4 a 0.
Nove anni dopo, il playmaker della squadra non è Steph Curry, ma Jalen Brunson che ha trascinato, come fa d’altronde dal 2022, i Knicks in questi Playoff e che al termine dell’incontro è stato nominato miglior giocatore della Eastern Conference. Nella partita di stanotte però, Brunson non ha tirato fuori la sua, oramai solita, ottima prestazione: si è fermato a 15 punti, 2 rimbalzi e 5 assist. Ma questi dati fanno capire la forza dei Knicks, perché anche quando la propria stella sta attraversando una giornata non esaltante, gli altri compagni dimostrano che non sono lì per fare i comprimari. Ed ecco che Karl-Anthony Towns finisce la serata come miglior marcatore della squadra con una doppia doppia: 19 punti, 14 rimbalzi e 3 assist. Dopo di lui ci sono OG Anunoby, autore di 17 punti e 7 rimbalzi, e Landry Shamet che ha realizzato 16 punti tirando con il 100 per cento da tre.
E i Cavaliers, di fronte a una squadra così, nulla hanno potuto. Neanche la prestazione da 31 punti di Donovan Mitchell, il migliore dei suoi in questa serie, è riuscita a mettere in dubbio la supremazia dei Knicks. Ma è in gara 3 che il campo ha offerto un’immagine plastica di questo scontro impari tra le due squadre. Alla fine del quarto quarto, a pochi minuti dalla fine dell’incontro che avrebbe consegnato la terza vittoria di fila a New York, Brunson ha potuto andare a canestro contro i Cavaliers a difesa schierata palleggiando in mezzo a cinque difensori senza che nessuno provasse a fare un qualunque movimento per interrompere il suo sottomano che poi ha concluso saltando verso il ferro il minimo che bastava per tirare in equilibrio. Nella brutta prova di Cleveland, i tifosi hanno già trovato un responsabile più responsabile di altri, e quella persona è James Harden. Un giocatore che ha dei numeri individuali incredibili - decimo realizzatore di sempre, primo giocatore nella storia Nba a fare una tripla doppia da sessanta punti - ma nella pallacanestro si scende in campo in cinque. I titoli di squadra, a parte l’oro olimpico con gli Stati Uniti nella seconda edizione del Dream Team a Londra 2012 e l’oro ai mondiali nel 2014, sono infatti quelli che mancano e, fino almeno alla prossima stagione, continueranno a mancare.
Se dall’altra parte del tabellone, la seria è ferma sul 2 a 2 perché gli Oklahoma City Thunder hanno trovato di fronte a loro dei San Antonio Spurs che, trainati da Victor Wembanyama, non hanno nessuna voglia di lasciar passare i campioni in carica senza un po’ di sudore, a Est il dominio di New York non è mai stato messo in discussione. E anche questa volta i numeri lo dimostrano: i Knicks sono la prima squadra nell’intera storia della massima serie americana a vincere tre serie di Playoff con almeno una vittoria di oltre trenta punti in una singola post season. Dopo questo cammino ai Playoff, New York ora sogna di poter riportare nella Grande Mela un titolo che manca dal 1973. E sognare nello sport è sempre lecito. Ma davanti a loro troveranno una tra Okc e gli Spurs, due squadre che non si faranno prendere dai sentimentalismi una volta usciti dagli spogliatoi.