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Premiata Mesticheria Giro d’Italia •
Il Giro d'Italia color del vino
Passando dal Fai della Paganella, attraverso la val d’Adige, la Valsugana, le pendici del Grappa, per arrivare a Pieve di Soligo, tra le colline del Prosecco e della Valdobbiadene, come avviene nella 18a tappa del Giro d'Italia 2026, se ne incontrano di vini e di colori
28 MAG 26

Foto LaPresse
Se ci pensate il vino, come del resto l’uva, vengono classificati per colori attraverso semplificazioni che non appartengono alla realtà. Il vino è bianco o è rosso; l’uva è bianca o è nera. Ma né i vini né le uve non sono mai davvero bianchi, neri o rossi. Forse niente come l’uva, e il suo principale prodotto derivato, godono da millenni di quella dimensione simbolica e antropologica che li riporta a un archetipo. Appartengono probabilmente a un codice arcaico che, guarda caso, fa riferimento ai tre colori che stanno alla base della civiltà occidentale, e anche a buona parte di altre culture del pianeta: il bianco, il rosso e il nero.
In natura i colori del vino sono molti di più. Per restare in Italia, tra i cosiddetti bianchi, il Sauvignon è quasi verde limone, mentre il Soave o il Gavi sono di un giallo tenue e il Vermentino e il Timorasso sono giallo paglierino. Il Pinot Grigio ha un’inconfondibile rosa con riflessi ramati da farlo assomigliare alla buccia di cipolla. Per passare ai rossi, sono rubini il Chianti, il Merlot, la Barbera e il Pinot Nero; porpora è la Croatina; granato è il rosso dell’Amarone e del Brunello di Montalcino; rosso mattone sono il Barolo e il Barbaresco. Si fa presto poi a dire rosato: rosa tenue sono il Chiaretto del Garda e il Cerasuolo d’Abruzzo; rosa ma tendente al rosso, il Lambrusco e il Cerasuolo di Vittoria. Ci sono anche gli ambrati tenui come il Vin Santo e quelli medi, come la Vernaccia di Oristano e a Malvasia di Bosa; il Marsala fine poi è marrone chiaro.
Soltanto passando dal Fai della Paganella, attraverso la val d’Adige, la Valsugana, le pendici del Grappa, per arrivare a Pieve di Soligo, tra le colline del Prosecco e della Valdobbiadene, come avviene nella 18a tappa del Giro d'Italia 2026, se ne incontrano di vini e di colori! Già le bollicine del Trento DOC possono essere giallo paglierine o rosa cerasuolo; anche il Nosiola è giallo paglierino, mentre il Marzemino è rosso rubino. Arrivando verso il traguardo, domina ovviamente il Prosecco, paglierino pallido: ed è curioso che una storica azienda di abbigliamento ciclistico, la Castelli, abbia chiamato ProSecco un tessuto usato per l’intimo, a trattamento idrofilo ad alta traspirazione.
Quest’anno al Giro, tra le squadre partecipanti ce ne sono due o tre le cui livree potrebbero ricordare l’enologia. La EF Education – che di solito corre vestita di rosa – per rispetto alla maglia del primato della corsa a tappe italiana ha scelto un giallo-verdolino, tipo un Riesling giovane, un Verdicchio o una Falanghina, abbastanza adatto a un corridore fresco ma forse ancora un poco acerbo come Markel Beloki, figlio d’arte di Joseba. Tendente al granato è la maglia dei belgi della Lotto Intermarché, anche se in squadra hanno bergamaschi come Lorenzo Rota e Simone Gualdi, due bei Valcalepio Rossi, blend di uvaggi internazionali come Merlot e Cabernet Sauvignon. Decisamente viola è la maglia degli australiani della Jayco AlUla e viene difficile pensare a un vino di quel colore. Ci viene però in soccorso la tradizione medievale. Ildegarda di Bingen, monaca benedettina del XII secolo, è una delle figure femminili più straordinarie del Medioevo europeo: scrittrice, compositrice musicale, guaritrice e studiosa della natura, divenne famosa per le sue visioni mistiche che descrisse in opere teologiche illustrate. Ha lasciato anche una fitta corrispondenza politica e religiosa con i potenti della Terra, papi, imperatori e vescovi del suo tempo. Nel 2012 la Chiesa Cattolica l’ha proclamata Dottore della Chiesa. Tra le molte cose di cui si occupò, Ildegarda compilò anche numerosi rimedi erboristici: uno di questi, oggi chiamato vino di Ildegarda, è un vino aromatizzato con violette, liquerizia e galanga, una specie di zenzero dolce.
In un suo trattato, ne scrive così: "Chiunque sia oppresso dalla malinconia e dall'animo inquieto, e questo gli danneggi i polmoni, dovrebbe cuocere delle violette in vino puro. Dovrebbe poi filtrare il tutto attraverso un panno, aggiungere un po' di galanga e tanta liquirizia quanto desidera, e così preparare un vino speziato".
Per placare la malinconia degli sconfitti, bottiglie e bottiglie di vino violetto di Ildegarda avrebbero dovuto scolare gli avversari di Eddy Merckx, che vinse tre (1972, 1973, 1974) dei suoi cinque Giri d’Italia in maglia Molteni, l’inconfondibile livrea color mandorla (il Pantone tessile 16-1432), con inserti blu. Una tonalità che richiama l’aranciato dei tanto oggi di moda Orange Wines, vini prodotti da uve di bacca bianca ma vinificati come vini rossi, ovvero con macerazione (di durata variabile tra pochi giorni a diversi mesi) del mosto a contatto con le bucce e i lieviti.
Ma qui ormai si rischia ormai l’ubriacatura, e il Giro non è ancora finito.