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Il Foglio sportivo - IL RITRATTO DI BONANZA •
Silvio Baldini, l’eretico
Una figura anarchica, figlio della sua terra, l’Alta Toscana, Massa, città abbastanza chiusa al prossimo. Il suo calcio è fatto di provocazioni costanti, una specie di sfida, nella quale vince solo chi ha il coraggio di scendere in battaglia, sapendo anche di perdere, perché non è importante il successo, ma la maniera
13 GIU 26

Foto Ansa
Una volta ci si incontrava in centro, lungo il corso, nel classico “struscio”. Era una sorta di appendice della sera, dopo una giornata trascorsa a scuola, poi al bar, magari in biblioteca, dove ci si guardava muti, ripetendo a memoria il libro scritto. Poi c’erano i circoli, per quelli un po’ più in là con gli anni, retaggio culturale di un impegno prima politico e poi ricreativo. Erano i “terzi luoghi”, quelli che oggi non esistono più perché facciamo tutto da soli, in casa, dove spesso ci costruiamo un mondo dove lavorare, comunicando con gli altri attraverso un computer, una video chiamata, i social. Nella mia testa mi sono posto di visitare, talvolta da casa oppure in strada in mezzo a monumenti e chiese, luoghi diversi e immaginari, uno spazio senza limiti, ne forme, “alberi infiniti” come li cantava Gino Paoli. E lì incontrare figure incongruenti, diverse, impossibili. In uno di questi luoghi ho visto Silvio Baldini, ct “a tempo” della Nazionale. Si trovava in campo, appesantito dal troppo cibo (ama alternare la dieta a periodi di bagordi alimentari), lo sguardo aguzzo verso il gioco, un cappellino da bambino in testa. L’ho trovato meravigliosamente fuori posto, e per questo mi sono emozionato.
Finalmente, ho pensato, un uomo messo al centro senza che qualcuno lo abbia portato lì con qualche raccomandazione da parte di politici o prelati. Finalmente una figura incongruente con la logica, lo schema, la giustezza, la razionalità. Il pensiero, quando si sposta e non trova più una sponda e comincia a largheggiare, in una sorta di deriva senza tempo né spazio, diventa interessante. Come una lunga divagazione joyciana, senza punteggiatura e nemmeno conclusione. Ecco, Baldini è stato questo, in mezzo al nulla che contraddistingue il calcio italiano, ora che il Mondiale è cominciato senza di noi. Stiamo parlando di una figura anarchica, figlio della sua terra, l’Alta Toscana, Massa, città abbastanza chiusa al prossimo.
Il suo calcio è fatto di provocazioni costanti, una specie di sfida, nella quale vince solo chi ha il coraggio di scendere in battaglia, sapendo anche di perdere, perché non è importante il successo, ma la maniera. Quello di Baldini è un modo poco ortodosso, maleducato e a volte pesante, come certe battute riuscite male, che provocano il silenzio imbarazzato degli astanti. Eppure è vero, l’ho verificato con il passare degli anni. Baldini è vero, di un’ autenticità spoglia, selvaggia, a tratti spiacevole, ma reale come ormai lo sono poche cose e persone nel calcio. Per questo motivo ho fatto il tifo per lui, pensandolo protagonista del mio luogo immaginario, dove c’è spazio soltanto per chi la pensa come nessuno. E dove nessuno potrà mai contraddire un eretico, un signore dal pensiero “strano” eppure, proprio per questo, meravigliosamente unico.