Il calcio ciclistico di Hervé Renard prova a raddrizzare la farsa mondiale della Tunisia

La Nazionale tunisina esonera il ct Sabri Lamouchi e affida la panchina all'ex commissario tecnico che quattro anni fa alla guida dell'Arabia Saudita riuscì a battere l'Argentina

16 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 14:02
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Foto Ap, via LaPresse

Nel calcio ciclistico di Hervé Renard, ogni salita non è un ostacolo ma una possibilità di attacco e qualsiasi trappola non è una trappola ma un’occasione di fuga. Hervé Renard ha giocato a calcio, allena, di questo sport è appassionato, ma avrebbe preferito fare altro, fare il corridore. E da corridore ragiona anche quando ha a che fare con il pallone.
Dicono che i ciclisti siano matti. Non è vero. Sanno solo cosa ti dona la bicicletta, sanno benissimo che ogni sforzo ripaga in endorfine. E che questo ne vale la pena.
Hervé Renard ha accettato di provare a fare l’impossibile: dare un senso al Mondiale della Nazionale della Tunisia che un senso sembrava averlo perso al termine della prima partita contro la Svezia persa per 5-1. Novanta minuti più recupero che sono stati imbarazzanti per inconsistenza difensiva e offensiva. Un’ora e mezza che ha reso evidente la spaccatura insaldabile tra il commissario tecnico Sabri Lamouchi e i suoi giocatori.
Lamouchi era arrivato a gennaio con il fare del taumaturgo capace di risolvere qualsiasi problema in una compagine uscita malconcia e delusa troppo presto dalla Coppa d’Africa. Aveva imposto il suo credo, aveva provato a convincere i giocatori a sposare a pieno la sua idea di calcio. Aveva commesso un errore: aveva accentrato tutto su di sé, facendo capire che il problema della Tunisia era la mancanza di voglia di fare dei calciatori. Dopo la prima partita della Coppa del mondo ha continuato a parlare di colpe individuali. Sempre altrui. I suoi calciatori hanno chiesto alla Federazione di rimuoverlo dall’incarico. I dirigenti hanno tergiversato, hanno assicurato fiducia a Lamouchi mentre cercavano di convincere Mondher Kebaier, uno degli allenatori tunisini più stimati, a ritornare alla guida della Nazionale. Alla fine, dopo il no di Kebaier e le insistenze dei giocatori, hanno chiamato Hervé Renard. E il francese ha risposto perché no?, si è imbarcato su un aereo da Parigi, ha raggiunto il Messico.
D’altra parte questi Mondiali nordamericani il commissario tecnico francese se li era guadagnati sul campo. Li avrebbe dovuti vivere dalla panchina della Arabia Saudita. Era subentrato a Roberto Mancini nel tentativo, assai disperato, di riacciuffare una qualificazione ai Mondiali che sembrava compromessa nell’ultimo periodo di gestione dell’allenatore italiano. Ce l’aveva fatta. Aveva conquistato il pass per la Coppa del mondo. Per la seconda volta di fila. La prima in Arabia Saudita ancora se la ricordano. Era il 2022 e l’Arabia Saudita vinse per 1-2 contro l’Argentina. Poi persero le altre due e dovettero tornare a casa, ma vuoi mettere la soddisfazione di battere Messi e compagnia?
La Federazione saudita ritenne che quanto fatto dall’allenatore francese fosse ottimo, un traguardo raggiunto. Per questo lo esonerò. Hervé Renard tornò nella sua Francia, nella sua Savoia, tra le sue amate biciclette. Quelle che gli avevano insegnato che “il calcio è come il ciclismo, ci sono giornate difficili, bisogna saperle superare al meglio. E quando finisce bene, siamo così felici che dimentichiamo le difficoltà”.
Hervé Renard è tornato in panchina, alla solita maniera di sempre: senza proclami, senza personalismi, con la voglia di ascoltare, capire e solo dopo agire. Perché “sta tutto nella testa, una salita può essere infernale, mortifera, però se la affronti nella maniera giusta, al ritmo giusto sa essere un sogno”.
Il nuovo ct della Tunisia interpreterà così anche queste due partite che di sicuro avrà davanti. Con la consapevolezza che difficilmente il Mondiale dei suoi uomini potrà andare peggio di come è iniziato.