Il fighettismo della Spagna ha contagiato i Mondiali 2026

La favola Capo Verde è fortemente esagerata: se la partita contro la Nazionale spagnola è finita 0-0 e non tanto a poco lo si deve soprattutto all’atteggiamento da superstar con troppe sbronze e troppa vanagloria in corpo degli spagnoli

16 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 07:22
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Foto Ap, via LaPresse

Quello che è dai più considerato come una favola, forse un miracolo, certamente un meraviglioso imprevisto che rende il calcio ancora capace di sorprendere, ossia il pareggio ottenuto da Capo Verde contro la Spagna è in realtà un mescolio di fortuna (o sfortuna, dipende da che parte uno si è schierato), difensivismo allegriano ma fatto male e, soprattutto, spocchia spagnola. Perché se Spagna-Capo Verde è finita 0-0 e non tanto a poco lo si deve soprattutto all’atteggiamento da superstar con troppe sbronze e troppa vanagloria in corpo degli spagnoli. Una Nazionale a cui serve una botta di umiltà per evitare di nuovo figure barbine in mondo visione contro rivali poco attrezzati, ma, quanto meno, agguerriti e animati da un meraviglioso realismo che suona così: noi ci proviamo a difendere perché altro non possiamo fare, speriamo possa bastare. È bastato. Basta non chiamarlo Catenaccio, perché il Catenaccio era altra cosa, era un’idea di calcio, una gestione ragionata delle forze in campo. Capo Verde si è messa tutta dietro e basta, ha puntato sulla possibilità che gli spagnoli iniziassero a specchiarsi per ammirare la loro bellezza, ha vinto la scommessa.
Il fighettismo spagnolo è un morbo che ha infettato tutte le, per qualche ragione a caso, favorite di ieri.
L’Uruguay ha pareggiato con l’Arabia Saudita in una partita brutta, sporca e nemmeno cattiva, ma solo giocata malissimo dai sudamericani che ancora si chiedono come siano riusciti a non vincere una partita del genere.
Il Belgio doveva battere l’Egitto alla vigilia, ha rischiato di essere battuto dalla selezione egiziana. La fu bella d’Europa, bella e perdente come sono tutte o quasi le squadre piacenti, è scesa in campo con un accrocchio di mezze punte che a metterne assieme quattro non fanno una punta intera. Hanno toccato il pallone con cognizione di causa, pure una certa bellezza estetica, hanno subito gol e hanno rischiato di perdere una partita che non potevano perdere. L’Egitto in difesa non è granché, ma in attacco è tanta roba. Emam Ashour, Omar Marmoush, Mohamed Salah, Mostafa Zico, sono giocatori di prim’ordine con un solo difetto: si passano poco la palla. E poco è un accrescitivo. Momo Salah deve urlare ai compagni di essere meno egoisti, ma non sempre viene ascoltato. Senza questa tendenza al solipsismo, l’Egitto avrebbe vinto tranquillamente e il Belgio non si sarebbe accorto che uno come Romelu Lukaku, che non è bello da vedere e non è in forma è comunque una punta e in area vigila, ara e quanto meno contribuisce agli autogol altrui.
Tra Iran e Nuova Zelanda è finita 2-2. Non è stata una bella partita, ma questo già si sapeva alla vigilia. Non è stata giocata bene, e anche questo si sapeva. Una cosa non si sapeva però: è stato molto interessante vedere come quel filone letterario-sportivo dei portieri per caso ai Mondiali sia ancora vivo e lotti insieme a noi.