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Serviva l'Inghilterra •
Incredibile, basta far giocare squadre forti per avere partite decenti
Brindo a Luka Modric, vittima dell’eccitazione permanente dei commentatori italiani, e brindo a Thomas Tuchel, l’allenatore tedesco che per ora ha vinto la sua scommessa, rivitalizzando persino Bellingham e il Rashford in versione Tre Leoni
19 GIU 26

Foto LaPresse
So che smaniavate per un mio commento sull’imprescindibile Cechia-Sudafrica (chissà che gag avrebbe fatto il nuovo titolista del Foglio), ma con mio sommo dispiacere non lo farò. Non solo perché a quell’ora ieri avevo di meglio da fare, ma perché ancora sto cercando di farmi passare il priapismo che mi ha colpito dopo avere visto la prima partita di calcio degna di questo nome al Mondiale. Mi riferisco naturalmente a Inghilterra-Croazia di mercoledì sera, analizzando a fondo la quale sono giunto a una arguta e sagace conclusione: se si affrontano due squadre forti aumentano le possibilità di vedere una bella partita. Se in campo invece scende la solita banda di scappati di casa che cercano “la favola” difendendosi in dodici, fanno mestieri antichi come il mondo per arrotondare e hanno lacrime strappastorie, davanti può esserci anche la Nazionale più forte del mondo, ma il risultato sarà nove volte su dieci un match noioso, bloccato, o scontato. Sia chiaro, massimo rispetto per le “imprese” in stile Repubblica democratica del Congo, ma ancora sto cercando i miei testicoli per casa dopo avere visto la partita con il Portogallo.
E qui oltre ad aprire l’ennesima birra tocca aprire il capitolo Cristiano Sagoma Cartonata Ronaldo. In questa rubrica si è sempre preferito lui alla sua nemesi argentina, anche solo perché il portoghese ha giocato e vinto in Premier League, Messi no – ed è pure andato a svernare nel campionato delle colonie, quello che lo stesso allenatore degli Stati Uniti ha detto essere competitivo come una gara di rutti tra suore di clausura. Però vederlo caracollare per il campo come l’altra sera mi ha fatto venire in mente l’amico che abbiamo tutti, quello che per anni è stato fortissimo a calcetto e oggi è 50 chili in sovrappeso ma continua a pretendere il pallone e sbaglia anche ad allacciarsi le scarpe. Gli sguardi di malinconica accondiscendenza dei compagni quando sui corner spiegava su quale palo si sarebbe appostato, e loro battevano sistematicamente sull’altro, sono stati troppo anche per un cinico come me. Spero nella legge di Murphy dei Mondiali, per cui ciò che si vede nel primo turno di solito viene smentito nelle partite successive. Con un’eccezione, of course: l’Inghilterra reduce da un perentorio (cit. del giornalista collettivo di RaiSport) 4-2 sulla Croazia. Prima gli avversari: brindo a Luka Modric, vittima dell’eccitazione permanente dei commentatori italiani che hanno passato il quarto d’ora prima del fischio d’inizio a spiegarci quanto è forte, decisivo e non-sbaglia-mai per poi ammutolirsi di fronte a un fallo da rigore che solitamente si vede nelle serie minori femminili (ultimamente basta avere indossato la maglia del Milan per diventare seghe). E brindo a Thomas Tuchel, l’allenatore tedesco che per ora ha vinto la sua scommessa, rivitalizzando persino Bellingham e il Rashford in versione Tre Leoni, depresso da quel rigore sbagliato all’Europeo non mi ricordo più contro chi. Si potrebbe stare più attenti in difesa, è vero, ma l’esordio con vittoria è so British: perfetto per illudersi e incazzarsi di più quando usciremo ai rigori ai quarti di finale.