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L'Olimpia Milano ha vinto lo scudetto del sorriso
Vittoria in gara 4 contro la Reyer Venezia e festa tricolore. Così Peppe Poeta è riuscito a regalare al club milanese il primo Triplete del dopo Armani

Foto di Mattia Radoni per NurPhoto via Getty Images
Il trentaduesimo scudetto della storia dell’Olimpia è quello del sorriso. Lo ha portato Peppe Poeta quando ha cercato di far passare l’idea che in palestra ci si potesse anche divertire giocando a pallacanestro. La sua idea di gioco, libero e bello, alla fine ha regalato all’Olimpia il sesto scudetto negli ultimi 10 anni. Nel primo anno senza Giorgio Armani la sua squadra ha conquistato il primo triplete italiano della sua storia vincendo Coppa Italia, Supercoppa Italiana e tricolore. Non male come inizio, anche se va sottolineato che in panchina nei giorni del primo successo c’era Ettore Messina che poi ha preferito fare un passo indietro con grande dignità limitandosi a fare il dirigente e a guardare le partite dall’altra parte del campo. La squadra che in Italia ha vinto tutto l’ha costruita lui, ma poi ha dovuto accompagnarla al traguardo l’uomo al quale lui aveva deciso di lasciare la panchina solo l’anno prossimo. Poi la situazione è precipitata, soprattutto in Europa dove non è stato possibile recuperare e il terremoto interno ha cambiato tutto.
Nessuno in Italia ha il budget e il roster dell’Olimpia. Qui ci sono giocatori che nessun altro potrebbe permettersi, tanto che vengono a prenderseli i grandi club d’Europa e le università americane. L’Olimpia è condannata a vincere sempre e rischia di fare notizia solo quando inciampa.
Nello sport però la vita dei grandi favoriti non è mai scontata. Ci sono più cenerentole nelle cronache sportive che nelle favole. E a pagare sono sempre i favoriti. Per questo uno scudetto, anche se parti davanti a tutti, devi andare a sudartelo soprattutto se dall’altra parte c’è stato un avversario degnissimo come la Reyer che si è arresa solo nell’ultimo quarto di gara quattro quando le lacrime di Tessitori hanno sottolineato la delusione di un gruppo già andato oltre i suoi limiti.
Milano era obbligata a vincere, ma doveva riuscirci e non era facile con mezza squadra che ha già deciso di cambiare aria (Ellis, Brooks, Shields, LeDay e Nebo sono tutti in uscita). Poeta è stato bravo a tenere unito il gruppo che aveva espulso l’uomo che lo aveva creato. Ha cambiato l’atmosfera, ha cercato di cambiare anche il gioco. Come prima stagione da capo allenatore a Milano può bastare, ma adesso verrà il difficile perché toccherà a lui costruire la squadra del futuro, un’Olimpia che non può continuare a bucarsi le ruote in Europa, un giardino dove con il suo budget, dovrebbe per lo meno arrivare sempre ai playoff.
A fine mese Ettore Messina chiuderà i conti con Milano che avrebbe voluto amarlo di più, ma è rimasta scioccata da certe fallimentari campagne europee. È arrivato da grande allenatore, uno dei migliori della sua generazione. Si è lasciato ingolosire dal doppio ruolo e alla fine ha vinto tanto, ma meno di quanto avrebbe dovuto. Va comunque ringraziato perché se sulla panchina c’è un Poeta con cui provare a scrivere un futuro vincente, il merito è anche suo. Questa scelta non l’ha sbagliata.