Sport
Il primo discorso •
Malagò alla guida della Figc: "Vi farò sentire orgogliosi di andare verso una nuova epoca del calcio italiano”
La sua elezione è un premio alla carriera, ma non è certo un traguardo perché il difficile comincia adesso: se il calcio italiano ha giocato la sua ultima partita ad un mondiale il 24 giugno di 12 anni fa, la colpa non può essere solo di chi in questi anni è stato presidente della federazione. A dover cambiare è il sistema, e il neopresidente sa molto bene che non potrà farlo da solo. Il gioco di squadra è il suo forte

“Da solo non posso fare niente, con voi posso fare tutto”. Le prime parole di Giovanni Malagò, nuovo presidente della Figc, dicono tutto. Cambiare presidente, eleggerlo con il 68,58% dei voti (Abete ha preso il 29,17%) non basta. Gabriele Gravina era stato eletto con il 98,68% dei voti e abbiamo visto come è andata a finire. Esser stato presidente del Circolo Aniene, del Coni, della Fondazione Milano-Cortina non gli ha impedito di emozionarsi quando sono stati letti i risultati elettorali. Non ha fatto una corsa a braccia alzate come quando conquistò il Coni la prima volta il 19 febbraio 2013, ormai non ha più l’età… ma l’emozione era visibile perché questa elezione è soprattutto il riconoscimento di quello che ha fatto nella sua vita sportiva. “Sono qui per la mia storia, per il mio curriculum”, ha detto nel suo discorso elettorale, prima di elencare i suoi successi, compresi quelli da atleta nel calcio a 5 quando con un pizzico di orgoglio ha sottolineato: “Sarei il primo presidente federale ad esser stato campione d’Italia”. La sua elezione è un premio alla sua carriera, ma non è certo un traguardo perché il difficile comincia adesso. Se il calcio italiano ha giocato la sua ultima partita ad un mondiale il 24 giugno di 12 anni fa, la colpa non può essere solo di chi in questi anni è stato presidente della federazione, anche perché tra presidenti e commissari speciali ne abbiamo davvero provare di ogni. A dover cambiare è il sistema e Malagò sa bene che non potrà farlo da solo. Come hanno detto tutti coloro che hanno preso la parola prima delle elezioni, serve un aiuto della politica che come ha sottolineato Abete “deve prendere parte ma non essere partner”. Malagò non era ben visto dal palazzo della politica, i ministri Abodi e Giorgetti non hanno mai nascosto il loro pensiero, ma adesso non oseranno mettergli i bastoni tra le ruote. Il calcio non è il Coni. Per gli italiani è molto di più di uno sport e la politica non potrà intervenire a piedi uniti come ha fatto con la riforma che ha depotenziato Coni. E poi questa legislatura ha poco più di un anno di vita e altro a cui pensare. Malagò potrebbe riuscire a lavorare senza bastoni tra le ruote.
A questo punto diventa importante la squadra. Come presidente del Coni è sempre stato bravissimo a circondarsi del meglio in circolazione. Il suo programma, ribadito prima del voto è semplice da raccontare, più complicato da eseguire: “Tutti i miei grandi percorsi, Aniene, Coni e Milano-Cortina erano torri di Babele e abbiamo raggiunto l'unanimità. I problemi sono sempre gli stessi: impiantistica, sgravi fiscali, scommesse, decreti. La parola giovani però è sempre ricorrente. La B ha evidenziato che sono indispensabili. E poi come si fa a non apprezzare la riforma Zola? La Figc deve essere fonte di ispirazione, ognuno deve essere protagonista. Bisogna ottenere ricavi in più, e in questo mi avete dato atto che qualcosa sono riuscito a fare nei settori dove ho lavorato. Tenere la schiena dritta è sempre utile, si ottiene molto di più. Le nostre radici non possono essere solo nostalgia, ma devono diventare uno stimolo per il futuro. Vi farò sentire orgogliosi di andare verso una nuova epoca del calcio italiano”. Non è stato il miglior discorso del giorno (l’applausometro ha premiato quello di Matteo Marani, presidente della Lega Pro), ma ha convinto. Adesso si aspettano i suoi nomi. Si parla di Mancini sulla panchina azzurra. Dopo quello che ha fatto nell’estate di due anni fa con la fuga verso i petroldollari, il suo nome fa storcere il naso a tanti. Ma il Mancio è uno che sa inventarsi i giocatori, andando a cercarli tra i giovani e all’estero. Anche il nome di Sara Gama come vice presidente non convince tutti perché poco sa di Serie A, Serie B, Lega Pro e giovanili. Ma bisogna avere fede in Malagò. Avrà il suo coniglio nel cilindro. Lo ha sempre avuto. Ci sarà un Mornati (direttore generale del Coni dei record olimpici) anche per il calcio… Malagò sta al centro del palcoscenico come nessun altro. I suoi discorsi ai Giochi hanno lasciato il segno. Ma dietro ha sempre avuto qualcuno che ha lavorato con lui e per lui per centrare gli obiettivi. Sa giocare di squadra. E lo farà anche ora.