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Il Foglio sportivo - IL RITRATTO DI BONANZA •
Paolo Maldini, il signor no
Da quando si è ritirato, l'ex difensore del Milan ha volato come un fantasma leggero senza catene sopra Milanello, osservandone dall’alto le macerie. Oggi, alla vigilia dell’ultimo estremo rifiuto della sua carriera, quello verso la Nazionale, sembra comunque un uomo risolto
27 GIU 26

Foto Ansa
Non esiste qualcosa di più assoluto di un “no”. Il no, non soltanto nega, ma contraddistingue, crea una cesura tra chi lo pronuncia e chi lo riceve, una distanza, l’effetto di uno spintone. Il no è “un colpo di spada” che non ferisce, semmai taglia in modo asciutto, senza sangue. Per questo motivo ammiro chi riesce a dire di no, e lo fa con il sorriso sulle labbra, a voce bassa ma ferma, come se quella piccola parola, tanto stretta da risultare innocua ad un orecchio incerto, scaturisse dall’anima e non dalla ragione. Il no smuove montagne, oppure le lascia immobili e però inscalfibili dal tempo, dalle picconate dell’uomo, dai cataclismi naturali. Ci sono uomini che dicono no, e poi restano fermi, proprio come montagne, con gli occhi piantati verso gli occhi degli altri, senza nessuna vergogna o paura di aver deluso una qualsivoglia aspettativa.
Paolo Maldini è un signore che ha pronunciato tanti no. Al Milan, fin da quando giocava ed era di gran lunga il miglior terzino sinistro della storia del calcio, si è sempre contraddistinto per il comportamento poco appariscente, senza ricami, come il suo gioco essenziale, potente e promettente, sicuro, stabile, affidabile, ma anche coraggioso, difensivo e offensivo, a seconda di quello che imponeva l’andamento della partita. Diceva no ai tifosi che lo volevano sotto la curva, giusto per ricordargli che comandavano loro. Diceva no anche ai dirigenti del vecchio Milan, quello di Berlusconi e Galliani, che glielo rimproveravano. Diceva no alle televisioni che ne volevano fare un santino, ai giornalisti in genere, a cui mancava sempre la sua parola, avvolta nel mistero (e ai giornalisti piace svelarli i misteri, non conservarli).
Appese le scarpette al chiodo, dopo un giro di campo in cui la curva, in modo vergognoso, quasi lo fischiò, giusto per obbedire a qualche burattinaio, è stato a lungo in silenzio, senza ma, senza se, e senza no. Poi, accettato il Milan, come unico ritorno della sua vita, ha vinto uno scudetto facendo di testa sua, e ricevendo molti si da grandi giocatori. Il primo Theo Hernandez (nella foto Getty con Maldini), che Maldini convinse con poche parole, “abbiamo bisogno di te”, accompagnate da carismatica figura. Da quel momento, il signor no ha volato come un fantasma leggero senza catene sopra Milanello, osservandone dall’alto le macerie, “con un ritmo di vita nel cuore” che rallentava ogni giorno di più. Oggi, alla vigilia dell’ultimo estremo rifiuto della sua carriera, quello verso la Nazionale, Paolo Maldini sembra comunque un uomo risolto. La libertà si avvale quasi sempre della facoltà di non rispondere. O al massimo di farlo con un semplice no.