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Chiudere i cerchi •
Almeno noi inglesi non siamo ipocriti: vogliamo vincere il Mondiale
A noi piace vincere (anche contro le pippe), per voi c’è Infantino che si gratta le chiappe
30 GIU 26

Jordan Pickford (foto Ansa)
Non vogliamo i rigori”, ha giustamente detto Jordan Pickford, leccatissimo portiere dell’Inghilterra che pure i rigori li sa parare bene. Arriviamo da un girone non esaltante, e domani giochiamo questa novità orrenda dei sedicesimi di finale contro la Repubblica democratica del Congo, una squadra che se fossi Schweinsteiger definirei “poco africana” per come difende allegrianamente. Meglio attaccare e vincere entro il 95esimo, vista la nostra tradizione con i tiri dagli undici metri. L’obiettivo è quello, e a differenza di tanti altri ipocriti almeno lo diciamo apertamente: vogliamo vincere il Mondiale (no, non aggiungo “e vinceremo”). Io però tocco legno – oltre alla bottiglia, of course – quando vedo in tv e sui social le previsioni di quelli che la sanno lunga dire che i Tre Leoni si giocheranno la finale contro la Francia. Intanto, vuoi mettere lo scivolo quasi pensionistico che la furbizia di Infantino e l’idiozia dei portoghesi hanno preparato per l’Argentina della Pulce col deambulatore in campo?
Gli espertoni su X mi scrivono da giorni che la Colombia batterà l’Albiceleste e spero vengano perdonati perché non sanno quello che dicono. Dovremo pensarci noi in semifinale dopo avere battuto il Brasile ai quarti. E non venite a farmi discorsi del cazzo del tipo “se vuoi vincere il Mondiale devi battere le più forti”, la storia della Coppa del mondo è piena di Nazionali arrivate in finale dopo avere incontrato i puffi, i nani, le ballerine e la classica “sorpresa” destinata a diventare vittima sacrificale. Niente Portogallo-Argentina ai quarti, piangono i sentimentali, meno male dico io, anche perché prima o poi le iperboli retoriche finiscono, e i giornalisti sarebbero stati costretti a raccontare quello che davvero succede in campo e non solo le proprie emozioni. Ora che sono cominciate le partite a eliminazione diretta ci siamo almeno liberati delle ignobili pagliacciate in stile 3-3 biscottato tra Algeria e Austria e – si spera – delle “piccole” che si difendono a oltranza. Intanto un obiettivo lo abbiamo raggiunto: il guru Bielsa è tornato a pascolare altrove, non ci regalerà altre perle di saggezza e noi non saremo costretti a guardare la sua squadraccia violentare la tradizione che la vorrebbe tra le grandi del mondo. Sono curioso di vedere quale sarà il prossimo cerchio che si chiude, però. Mi spiego: nel Mondiale in cui tutto è narrazione ho perso il conto delle volte in cui qualcuno ha usato l’immagine della chiusura del cerchio per spiegare qualcosa che succedeva. Il calciatore infortunato nel 2022 ma che faceva comunque parte del gruppo che ha vinto e che, segnando un gol su punizione in una partita inutile del girone, “ha chiuso un cerchio”, Cristiano Ronaldo che segna nel suo sesto Mondiale di fila e “chiude un cerchio”, l’anziano portiere messicano che scende in campo e “chiude un cerchio”, Infantino che sugli spalti di Egitto-Iran si gratta la chiappa destra dopo essersi grattato la sinistra durante Capo Verde-Arabia Saudita e “chiude un cerchio”, il calciatore-scaricatore di porto di Panama che chiude il cerchio dopo che la sua Nazionale viene scaricata dal Mondiale, io che chiudo il cerchio festeggiando la fine di giugno ma naturalmente non posso scrivere perché.