Viva Inghilterra e Belgio che prendono a calci la “struttura tattica” delle ex colonie

Anche le nazionali di Kane e Lukaku, insieme agli Stati Uniti, hanno raggiunto gli ottavi di finale di un Mondiale più lungo di una messa dei lefevriani. E mentre i Tre Leoni cercheranno di prolungare l'illusione ancora un po', mi dispiace per voi italiani che in questi giorni sui media sportivi vi occupate del vostro calciomercato inesistente

3 LUG 26
Immagine di Viva Inghilterra e Belgio che prendono a calci la “struttura tattica” delle ex colonie

Foto Ansa

Brindisi coloniali, oggi. Dopo che Kane ha rimandato a casa l’ex colonia belga della Repubblica democratica del Congo, il Belgio ha fatto lo stesso con l’ex colonia francese del Senegal, e a proposito di ex colonie anche gli Stati Uniti hanno raggiunto gli ottavi di finale di un Mondiale più lungo di una messa dei lefevriani. Cheers al Belgio, ma soprattutto al suo bagnatissimo allenatore, Rudi Garcia, che ha trovato il modo di dire le stesse cose di Schweinsteiger e Bogdanovic senza – per ora – essere accusato di razzismo. I due ex giocatori nei giorni scorsi sono finiti impantanati in polemiche sterilissime: del primo e della sua definizione di calcio “africano” per descrivere il gioco “disordinato” della Costa d’Avorio ho già scritto (andatevelo a rileggere che sono troppo stanco per ripetermi); il secondo ha candidamente (si può dire?) detto che i giocatori africani spesso hanno cali di concentrazione. Sciocchi, sarebbe bastato fare come Garcia, che dopo il 3-2 ottenuto al 125esimo con più culo che tattica ha detto la stessa cosa ma camuffandola da discorso tecnico: “Conosciamo le squadre come il Senegal: perdono la loro struttura tattica verso la fine della partita”. Genio.
In una delle prime rubriche di questo Mondiale si era fatto l’elogio di Romelu Lukaku, che sarà grasso quanto volete ma è l’uomo che sta tenendo in vita la sua Nazionale con gol, assist e presenza fatta sentire tra le chiappe degli avversari. Mentre scrivo non so se il Portogallo di Cristiano Ronaldo è ancora in corsa o è già risalito sulla sua caravella per riattraversare l’Atlantico, so però le due palle che ci faranno fino a stasera a mezzanotte per il ritorno in campo di Lionel Messi. La narrazione della sfida tra Argentina e Capo Verde è di quelle piacciono ai narratori che si piacciono: Davide contro Golia, la piccola isola di 300.000 persone che vive il suo sogno, le storie dei calciatori arrivati al Mondiale dopo una vita di fatiche e razzismo, quel clima da gita scolastica per cui chi dovrebbe marcare il numero 10 albiceleste spera di riuscire a fare una foto con lui.
Poche ore dopo si comincia con gli ottavi, grazie a Dio, e io già conto le pinte alla rovescia che mi porteranno (oltre che agli esami delle urine) alla sfida della notte del 6 luglio all’Azteca di Città del Messico, quando i Tre Leoni cercheranno di prolungare l’illusione ancora un po’. Bene ha fatto Tuchel a invitare i genitori inglesi a far vedere il match ai loro figli, e a non mandarli a scuola il giorno dopo: è così che si crea l’hype giusto che renderà l’inevitabile esplosione del Challenger Inghilterra ancora più traumatica (state leggendo un articolo apotropaico, sì). Mi dispiace per voi che in questi giorni sui media sportivi vi occupate del vostro calciomercato inesistente, di quello degli altri, chiedendovi se Tonali vale davvero oltre 100 milioni (rispondo io: no, ma tanto non sappiamo più dove metterli), dell’opinione degli ex giocatori sugli acquisti del Milan e vi convincete che con Antonio Conte l’Italia giocherà i prossimi Mondiali. E senza perdere struttura tattica.