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La vittoria di Pogacar e le prime impressioni montane del Tour de France
Il campione del mondo ha vinto la 3a tappa e ora è in maglia gialla. La Grande Boucle però è un ottimo romanzo che non svela troppo della trama e lascia la curiosità di scoprire cosa ci attenderà strada facendo

Foto Epa, via Ansa
L’overture catalano del Tour de France è stato ciclisticamente godibile, esteticamente maestoso, perfettamente teatrale, capace soprattutto di lasciare intatte le speranze di corridori e appassionati. Un perfetto espediente narrativo capace di svelare quel tanto che bastava – ossia la pedalata facile facile di Tadej Pogačar verso lo stadio Olimpico di Barcellona, l’ottima reazione di Remco Evenepoel nel finale e la leggera fatica provata da Jonas Vingegaard – per suggerirci che anche questa edizione della Grande Boucle non potrà che essere affascinante.
E come ogni romanzo ben scritto, il Tour de France aveva previsto un nuovo capitolo capace di spifferare qualcosa senza aggiungere alla trama nulla di definitivo. Le prime salite pirenaiche, lunghe ma non troppo difficili, hanno detto pochino, solleticando appena la nostra curiosità di sapere come stanno i corridori che puntano alla maglia gialla.
Certo Tadej Pogačar ha vinto a Les Angles e lo ha fatto con la sua solita apparente estrema facilità. Un allungo ai duecento metri dall’arrivo, avversari staccati di due almeno secondi. Jonas Vingegaard è stato l’unico a reggere per qualche metro il campione del mondo, poi ha perso qualche metro, si è girato, si è seduto sulla sella, l’ha lasciato andare. Il danese ha perso la maglia gialla, finita sulle spalle dello sloveno.
Certo Paul Seixas è sembrato meno spavaldo dei suoi discorsi bellicosi, nei quali promette battaglia a tutti. Ha la faccia tosta il ragazzino francese e questo ce lo fa piacere. E ha soprattutto le gambe buone perché a Les Angles era lì, a poche decine di metri da Tadej Pogačar e ancora meno da Jonas Vingegaard, dando l’impressione che possa continuare a stare vicino a quei due, i soliti due. Come potrebbe rimanere Richard Carapaz, uno che ha tempra e cattiveria agonistica per poter puntare in alto.
Certo Remco Evenepoel è stato staccato con facilità, e ben prima del dell’allungo dello sloveno, dando l’impressione di non essere a livello del campione del mondo e nemmeno del danese. Mentre Isaac Del Toro sì ha dato questa impressione e sarebbe stato lì se non avesse dovuto lavorare per il capitano Pogačar per rendere allo sloveno l'accortezza di farlo vincere il giorno prima.
Però sono impressioni. Soltanto impressioni di un pomeriggio di inizio estate, su di una salitella breve posta al termine di una tappa con tanti metri di dislivello e poche possibilità di fare la rivoluzione.
