Sport
notti mondiali •
Mondiali 2026, la domenica bestiale di Nyland e Pickford
I portieri di Norvegia e Inghilterra erano considerati i punti deboli delle due Nazionali. Contro Brasile e Messico sono stati i grandi protagonisti della qualificazione delle due squadre ai quarti di finale di questa Coppa del mondo

Foto Ap, via LaPresse
Tra il New Jersey e Città del Messico, a distanza di poche ore, è andato in scena un ribaltamento calcistico molto evangelico: la pietra di scarto diventata testata d’angolo. L’uomo che i più temevano come sciagura, si è preso una giornata da assoluto protagonista, novanta minuti buoni per una medaglia d’onore, capace di unire in una sola storia Norvegia e Inghilterra, due cammini diversi, opposti, eppure simili, fatti di guanti sporchi e protagonisti sino a poche settimane fa impensabili.
Prima dell’inizio di questi Mondiali nordamericani Ørjan Nyland e Jordan Pickford condividevano la stessa titolarità intrisa dello stesso scetticismo. Norvegesi e inglesi erano entrambi consci che Nyland e Pickford erano titolari non perché i più forti tra tanti, ma perché i meno peggio tra pochi.
In Norvegia di portieri eccellenti non ne hanno mai avuti – sebbene ci sia ancora un gran raccontare delle parate prodigiose di Henry Johansen, ma erano gli anni Trenta e c’è più storytelling e leggenda che realtà –, in Inghilterra sì, ma l’ultimo nella carta d’identità aveva scritto Peter nella riga dedicata al nome, Shilton in quella dedicata al cognome e riportava come data di nascita il 18 settembre 1949. Peter Shilton ha visto alcuni buoni portieri vestire maglia numero uno della Nazionale, da David Seaman a Joe Hart, molti figuranti di bassa lega.
Jordan Pickford per molti in Inghilterra fa parte della seconda categoria. Eppure gioca e spesso lo fa bene. Contro il Messico benissimo, nonostante il continuo scetticismo nei suoi confronti. Alla vigilia dei Mondiali era considerato dalla stampa britannica il punto debole della Nazionale, se l’Inghilterra è ai quarti parte del merito è suo nel 3-2 dell’Atzeca.
Stesso discorso valeva per Ørjan Nyland. Il numero uno della Norvegia è svincolato dopo anni incerti e con più ombre che luci in Spagna, al Siviglia e al solo sentirlo nominare venivano i brividi ai norvegesi. Al MetLife Stadium il Brasile è rimbalzato su di lui: ha parato tutto. La doppietta di Erling Haaland poteva essere inutile senza i suoi interventi. Se la Norvegia è ancora in corsa, parte del merito è suo che ha respinto il rigore di Bruno Guimarães, che ha respinto i tiri di Martinelli e Vinicius ed è stato strepitoso su Endrick e sul tentativo di autogol di Kristoffer Ajer.
E poco importa se a chi fa gol, ossia Erling Haaland, Jude Bellingham e Harry Kane, vengono riservati gli onori migliori. Ørjan Nyland e Jordan Pidckford hanno vissuto la loro domenica magnifica, in novanta minuti abbondanti hanno preso per mano la loro carriera e sono riusciti a portarla a un livello superiore. La speranza è che continui così. In un Mondiale ondivago e non scontato, dove tutto dura quanto l’innamoramento sudamericano di un leleadani qualsiasi cacciato via da un’esaltazione vichinga, qualsiasi cosa rischia di essere spazzata via velocemente. Ma in fondo è sempre stato così, è calcio, una storia irrazionale.
