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Mondiali 2026 •
Nemmeno Ancelotti è riuscito a gestire il Brasile
L'ex allenatore di Milan e Real Madrid era stato chiamato dalla Federazione brasiliana per la sua capacità di tenere a freno uno spogliatoio pieno di stelle. Ma stavolta non ha potuto fare altro che dire: "Questa sconfitta è il primo passo di un nuovo ciclo"

Foto Ansa
"Questa sconfitta è il primo passo di un nuovo ciclo". Sono state le prime parole di Carlo Ancelotti dopo che il suo Brasile è stato eliminato agli ottavi di finale dei Mondiali dalla Norvegia per 1 a 2. A segnare i gol per la Nazionale scandinava ci ha pensato l'attaccante del Manchester City Erling Haaland, arrivato a quota sette reti alla prima coppa del mondo giocata, mentre Ørjan Nyland ha fatto in modo che i tiri dei brasiliani restassero sempre al di qua della linea di porta e parando anche il rigore di Bruno Guimarães. La partita, e con lei l'intero mondiale americano, per i verdeoro sembrava doversi concludere con la casella delle marcature fissa sul numero zero. Ma al decimo minuto di recupero un fallo nell'area norvegese ha permesso a Neymar di segnare su rigore il suo ultimo goal con la maglia della Seleçao, mettendo fine a vent'anni di storia caratterizzata da diversi cicli di speranza, amarezza, gioia e delusione. Cicli a cui nemmeno uno dei più vincenti allenatori del calcio è stato capace di spezzare.
Nel 2013 un Brasile che non vinceva un Mondiale da oltre dieci anni, l'ultimo risale al 2002, ha vinto la Confederation Cup in finale contro la Spagna decretando la fine del periodo d'oro delle Furie rosse che nei precedenti quattro anni avevano vinto due europei e un mondiale. In quel Brasile oltre a campioni affermati come Julio Cesar, Dani Alves, Thiago Silva e Marcelo, c'era anche un 21enne appena passato dal Santos al Barcellona e su cui pesavano le attese di un'intera nazione. Il 7-1 rimediato in seminifinale contro la Germania al Mondiale giocato in casa dell'anno dopo ha fatto scontrare il sogno con il principio di realtà. Nuovo torneo nuovo ciclo. Due anni più tardi, la Selecao ha avuto l'occasione di rifarsi contro la nazionale tedesca, sempre a casa, a Rio. Ma stavolta tutti i giocatori schierati in campo, tra cui Neymar che nel 2014 è rimasto a guardare in tribuna complice un infortunio alla schiena rimediato nella partita precedente, non c'erano durante il Minerazo. Quella sconfitta al Mondiale è andata oltre il terreno di gioco e la Federazione ha sentito la necessità di rivoluzionare tutto. Ai Giochi Olimpici di Rio, dunque, i verdeoro hanno vendicato il 7 a 1 alimentando una nuova speranza di rivalsa e di ritorno al grande passato. Anche se occorre ricordare il calcio alle Olimpiadi non gode di particolare fama e, di solito, le federazioni preferiscono selezionare le seconde linee per non gravare sui titolari, appesantiti dai campionati. Ma ecco che ritorna il principio di realtà perché il sogno si è infranto ai quarti di finale della Coppa del Mondo di Russia 2018: il Belgio ha mandato a casa i brasiliani, vincendo per 2 a 1. Ed è di nuovo il punto di partenza. Alla Coppa america del 2021 il Brasile stava quasi per farcela, ma arrivato in finale si è dovuto arrendere all'Argentina di Leo Messi che lo ha battuto per 1 a 0. L'anno successivo si sono disputati i Mondiali in Qatar e anche qui, come quello precedente, il cammino dei verdeoro si è fermato ai quarti, stavolta per opera della Croazia ai calci di rigore. Si arriva quindi ai Mondiali americani dove il Brasile non è riuscito a superare gli ottavi.
Per questo torneo, la Federazione brasiliana aveva deciso di puntare sull'ex allenatore del Real Madrid, Carlo Ancelotti appunto, considerato uno dei pochi al mondo in grado di gestire un gruppo composto da troppi campioni abituati a essere le stelle delle rispettive squadre. E una dimostrazione della fama di cui godono i singoli giocatori si è vista con l'annuncio della rosa dei convocati che il tecnico italiano ha letto in diretta telesiva con tanto di video sui social che riprendevano le reazioni dei calciatori. Tra gli attaccanti Ancelotti ha chiamato: Vinicius Jr. dal Real Madrid, Raphinha dal Barcellona e ha offerto a Neymar la possibilità di giocare l'ultimo mondiale. Tutti giocatori cresciuti con il mito della ginga, che trasforma il dribbling in una danza, e per questo più adatti a un gioco individuale che a uno di squadra. Ed è qui che è sta il problema del Brasile. Tuttora quella verdeoro resta la nazionale con il più alto numero di mondiali vinti nella storia, cinque. In quelle occasioni i brasiliani hanno capito che per vincere, oltre ai grandi nomi, come per esempio Pelè, fosse necessario mettere in campo un gioco corale. Con gli anni, questa capacità si è persa perché in una nazionale di stelle, nessuna ci tiene a brillare meno dell'altra. Al Real Madrid, dove la situazione nello spogliatoio non era, e non è, per nulla differente, Ancelotti era riuscito a far firmare una pace armata ai blancos. La Federazione e i brasiliani probabilmente credevano che il nuovo ct potesse riuscirci di nuovo. Ma per adesso non ha potuto fare altro che dire: "Questo è il primo passo di un nuovo ciclo". Ma di cicli negli ultimi anni il Brasile ne ha aperti parecchi senza però chiuderli.
