Tour de France, c'erano due che si chiamavano Pedersen e Træen

Mads Pedersen ha vinto la 4a tappa del Tour de France 2026 e ha ricordato a tutti che è uno dei più forti corridori in gruppo. Torstein Træen è la nuova maglia gialla e in giallo potrebbe rimanerci un bel po'

7 LUG 26
Ultimo aggiornamento: 16:23
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Foto Epa, via Ansa

C’era uno che ha sempre pedalato forte, ma forte forte, che spesso ha rivaleggiato con i migliori specialisti delle corse, che diverse volte ha vinto, che è stato campione del mondo, ma che quando si parla dei più forti ciclisti in circolazione viene spesso dimenticato. E non si capisce il perché. Anzi, si sa il perché, ed è colpa di una facile equivalenza: vince le volate quindi è un velocista. E i velocisti non sono mai considerati davvero. Mads Pedersen oggi ha vinto la quarta tappa del Tour de France 2026 in volata, ma volata tra pochi e al termine di una tappa con 2.700 metri di dislivello, quattro Gran premi della montagna e un sacco di altri strappetti.
Che un corridore come Mads Pedersen possa aver vinto una tappa del genere non stupisce. Che la precedente vittoria del danese alla Grande Boucle fosse datata 8 luglio 2023 invece sì. Perché tre anni di digiuno per un campione come lui, uno capace di salire cinque volte sul podio di Fiandre e Roubaix, vincere due volte la Gent-Wevelgem, tappe in tutti i grandi giri, oltre a un campionato del mondo, sono un bel po’ di tempo. Un errore di questi tempi colmi di talento ciclistico. Un errore storico riparato a Foix, dopo 182 chilometri un po’ sonnacchiosi, animati nell’incedere verso Lagrasse e poi sul Col de Monteségur. Lì Mads Pedersen ha potuto contare su due compagni straordinari, Quinn Simmons (secondo all’arrivo) e Mathias Vacek, a mantenere ordine nel disordine che Ramses Debruyne, Pablo Castrillo e Raúl García Pierna hanno provato a creare nel gruppo degli avanguardisti.
Mads Pedersen era, almeno inizialmente, uno tra trentadue, poi uno su trentuno, su trenta, su ventidue, su dieci. Non il solo che oggi ha vissuto una giornata indimenticabile.
C’era uno che pedalava forte in salita, in pianura, in discesa, ma che ha quasi sempre pensato al benessere altrui, quello dei compagni che considerava più forti di lui, che al suo. Brutta bestia la generosità, quasi sempre ti fa perdere l’attimo giusto e ti concede soltanto il mezzo anonimato di quei nomi e cognomi buoni a riempire gli ordini d’arrivo. Quel nome e cognome è Torstein Træen ed è il nome e cognome che da questo pomeriggio e per qualche giorno almeno, forse più di qualche giorno, è il primo che si legge scorrendo la classifica generale del Tour de France 2026.
È un bel birbante Torstein Træen, uno che non vince quasi mai (una tappa al Tour de Suisse e basta in carriera) ma che ha fiuto per le occasioni e gambe e determinazione giuste per sfruttarle.
I più dicevano che oggi era tappa per le fughe. E non sbagliavano. Serviva però avere tempismo, forza e resistenza per essere davanti. Non era semplice, Torstein Træen ha dimostrato di avere tutte queste caratteristiche. Non è la prima volta che gli riesce. A fine agosto del 2025, alla Vuelta a España aveva già fatto vedere queste abilità nel corso della sesta tappa. Ad Andorra era arrivato secondo, per quattro giorni era stato il capoclassifica.
Torstein Træen l’ha rifatto. A Foix ha aspettato a lungo l’arrivo del gruppo, ben di più di quello che gli sarebbe servito per essere il leader della generale. A Foix ha vestito la maglia gialla del Tour de France e ha sorriso di gioia per il colore di quella maglia, soprattutto per quell’inaspettata concessione di quasi tredici minuti che il gruppo gli ha fatto. Tadej Pogačar ora è quarto con un distacco di 7’53” (lo stesso di Jonas Vingegaard). Non troppi da rimontare per uno come lui, anzi. E non troppi nemmeno gli otto abbondanti che hanno ora Remco Evenepoel, Isaac Del Toro, Juan Ayuso, Paul Seixas e Florian Lipowitz. Molti altri non possono però dire lo stesso. Torstein Træen dice che tutto quello che arriverà sarà ben accetto, che non pensa troppo ai prossimi giorni. Ha la serenità degli scaltri, la convinzione che tanto male non potrà andare, anzi.