Pianificazione, realismo, efficienza. Djokovic non lascia nulla al caso e sfida Sinner

Venti anni dopo il suo primo titolo Atp, il campione serbo si prepara al match più atteso di Wimbledon. Con la lucidità che lo ha accompagnato per tutta la sua carriera

9 LUG 26
Immagine di Pianificazione, realismo, efficienza. Djokovic non lascia nulla al caso e sfida Sinner

Foto ANSA

Hanno 33 giorni di differenza. Uno è nato nel sud dell’America, l’altro nell’est dell’Europa. Tra undici mesi avranno quarant’anni entrambi, una sentenza senza appello per chi fa il loro mestiere. Sono loro i protagonisti di questo luglio. “Leo è nato qualche settimana dopo di me. Niente da dire sul 1987, è stata proprio una buona annata”. Così, da Wimbledon, Novak Djokovic ha commentato la tripletta di Messi al Mondiale.
Era il 2006 quando noi italiani eravamo re e loro principini. Uno vinceva il suo primo titolo Atp, l’altro esordiva ai Mondiali. Chissà cosa avrebbero risposto alla domanda: dove ti vedi tra vent’anni? Quattro Champions League, Sette Wimbledon, un oro olimpico ciascuno, una Coppa del Mondo, dieci scudetti con il Barca, 24 titoli Slam, più di mille presenze, più di mille partite dopo, con tutta la confusione che c’è nel mezzo, la risposta alla domanda è: in campo. Uno ai quarti di finale ai Mondiali, l’altro in semifinale a Wimbledon. Uno dei commenti più rilevanti alla foto di rito con cui sui suoi profili social Djokovic ha celebrato la vittoria numero 107 a Londra contro Auger-Aliassime è stato: “Io che non ti amo, ti ho amato”. In quella partita in molti hanno capito che alla domanda “chi preferite tra Federer o Nadal?”, Djokovic avrebbe dovuto essere un’opzione.
Il serbo è arrivato a Londra accompagnato da uno spot pubblicitario in cui appare circondato da capre e caprette, little goats che provano a disturbare il Goat ma non ci riescono, perché lui è un uomo in missione. E’ pura efficienza, zero sprechi, come quando trovi la combinazione perfetta per arrivare da un punto A a un punto B, nessuna deviazione, un solo pensiero che diventa un atto di fede. Djokovic è realista, quasi sempre sincero, non ha bisogno di rispondere alle domande sullo Slam numero 25, quello che nessuno ha e quello che quindi vorrebbe. Ci sono altre ragioni per stare in campo 5 ore e 15 minuti? Certo i tuoi figli che ti guardano e adesso hanno anche l’età per capirti, certo il pubblico che questa volta è davvero dalla tua parte. Certo, ma stiamo parlando di Nole, vegetariano a tavola, cannibale da qualsiasi altra parte.
Richard Williams, il papà di Serena e Venus, un giorno ha detto che fallire nel pianificare significa pianificare di fallire. Per lui era il primo comandamento. Il serbo è un mago della pianificazione. Il primo gennaio 2024 l’ex numero uno al mondo stava studiando il modo per essere al cento per cento il 4 agosto successivo, non il giorno prima o quello dopo, il giorno della finale a cinque cerchi contro Carlos Alcaraz. E’ finita con un oro olimpico al collo.
Djokovic si è presentato a Londra come si è presentato a Parigi due anni fa. L’erba può aiutare i suoi 39 anni, non chiede lacrime e sangue come la terra rossa, piuttosto variazioni, un fisico snodabile, il sangue freddo di un ace per salvare una palla break. C’è da immaginare che l’ex numero uno al mondo il primo gennaio abbia pianificato la stagione, i tornei da non giocare, cosa mangiare, quanto dormire, quando ammalarsi, tutto in previsione di Londra. Si è dato una chance, e questa è la chance. E’ tutto funzionale: persino le caprette, il logo degli sponsor, i balletti a fine match, i discorsi dopo le vittorie: “Sopravvivere per prosperare. Sperando che la fase della prosperità debba ancora arrivare”. Il pubblico ha riso mentre lui parlava, pensava fosse la battuta di un ex ragazzo, ma è probabile che non ci fosse niente da ridere.
Mentre ieri Cobolli è stato battuto da Fery, domani Novak affronta Jannik Sinner per la dodicesima volta in carriera. I precedenti sono 6 a 5 in favore dell’Azzurro, il numero uno del mondo. Djokovic ha vinto l’ultima volta, in semifinale, agli Australian Open. Quella volta, il trentanovenne aveva capito che alla sua età non può più battere uno dopo l’altro, back to back, il numero uno e il numero due del mondo.
Chi vince la semifinale sarà il favorito per la vittoria del titolo. Djokovic arriva da Sinner dopo aver giocato il suo match più lungo sull’erba, deciso al super tie-break del quinto set. Dieci punti and the winner takes it all. Dieci punti dopo 5 ore: è uno sport a parte dove contano l’efficienza, il pragmatismo, il senso di realtà, l’atto di fede che hai fatto il primo gennaio: Novak Djokovic in purezza.