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Quando il Tour de France ignorava il Massiccio Centrale
C’è chi provò a portare lì il Tour nel 1920. Per Henri Desgrange però era disumano e non volle mai fare passare la sua corsa tra le montagne del centro della Francia. Un ritrovamento d'archivio
11 LUG 26

Il passaggio dei corridori tra i monti del Massiccio centrale al Tour de France del 2024 (foto A.S.O.)
Monsieur Edgard Philippe Moncut era un ricco signore che non ha mai avuto bisogno di lavorare e proprio perché non ha mai avuto bisogno di lavorare è stato tra i pionieri di qualsiasi cosa. Almeno in Francia. Aveva realizzato una mappa con tutti i principali sentieri di Alpi e Pirenei, tutti da lui percorsi in due anni, che il Club alpino francese non era ancora stato creato (lo completò nel 1870, il Caf venne fondato due anni dopo, nda). Nel 1880 completò la scalata delle principali vette di Francia, Svizzera e Italia (e alcune vie portano ancora il suo nome, nda). Nel 1890 aveva completato l’esplorazione della Francia in bicicletta, pubblicando un librettino, Chercher la route, che Henri Desgrange, l’uomo che si inventerà tredici anni dopo il Tour de France considerò a lungo “uno dei testi guida che ispirò la creazione della corsa”.
Nel 1920, monsieur Edgard Philippe Moncut scrisse a Henri Desgrange, con il quale intratteneva da anni un’amicizia soprattutto epistolare, per invitarlo nella sua tenuta sul Puy Chavaroche, una trentina di chilometri a nord ovest di Aurillac, e per suggerigli “una meravigliosa nuova escursione della Tua meravigliosa corsa. A mio avviso il Massiccio centrale, in special modo nella zona dove sorgono i miei vigneti e alcune delle mie più care residenze, sarebbe scenario eccellente per le fatiche dei corridori. Quando passerai per di qui e vedrai con i tuoi occhi tutto questo ben di Dio, sono certo che te ne innamorerai! Sappi che qualora tu decidessi di portare il Tour in queste zone, sarà mia premura fare il possibile affinché non ci siano aggravi di spesa per la tua società”, si legge nella lettera presente nell’archivio privato della famiglia Moncut-Berryer che gli eredi hanno concesso di visionare al Foglio sportivo.
Nell’archivio è conservata anche la risposta di Henri Desgrange: “Ti ringrazio Edgard per l’invito, che non mi farò sfuggire. E pure per il suggerimento. Ma che, con cuore dolente, però devo dirti che con quasi assoluta certezza non potrò seguire. Ho troppo a cuore la vita dei corridori per azzardare di farli correre su strade disumane come quelle”.
Fa strano leggere questa risposta. Soprattutto sapendo che quello stesso uomo che diceva di non voler portare i corridori del Tour su quelle “strade disumane”, li aveva costretti già a salire sui Vosgi nel 1905, sulle Alpi nel 1907 e sui Pirenei nel 1910. In che condizioni fossero le strade che attraversavano il Massiccio Centrale nel 1920 non ci è dato saperlo. Le poche fotografie che le ritraggono, fanno vedere strade disastrate, ma non peggiori di quelle alpine o pirenaiche.
Henri Desgrange non portò mai il Tour de France nel Massiccio Centrale. La Grande Boucle esplorerà quella parte di Francia solo nel 1951. Hugo Koblet, colui che vinse quell’edizione, le descrisse come “una bruttura, un inferno di caldo, polvere e insensatezza”.
Il Massiccio Centrale movimenterà il Tour de France 2026 in questo fine settimana. Le strade non sono più un problema, il clima sì. È sempre stata una delle zone più calde della Francia, l’innalzamento delle temperature ha soltanto peggiorato la situazione.
