La pessima due giorni delle italiane in Champions non condanna ancora nessuno

Roma, Inter e Napoli al fondo della classifica, mentre il Como rimane in zona playoff. Le quattro sconfitte lanciano un allarme, ma ci sono ancora sei partite per invertire la rotta

15 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 12:01
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Foto Ansa

Quattro punti su ventiquattro disponibili. Tre squadre su quattro al momento eliminate dalla competizione. Le italiane in Champions League hanno iniziato male e stanno continuando peggio. Roma, Como, Inter e Napoli battute rispettivamente da Real Madrid, Feyenoord, Club Brugge e Villareal. Una débâcle totale, che però ci consegna immagini diverse su come sono arrivate queste sconfitte.
La Roma ha dominato in lungo e in largo la squadra guidata da José Mourinho, tornato all’Olimpico da avversario e osannato con striscioni e cori dai suoi ex tifosi. I giallorossi hanno condotto una partita di grande intensità e qualità, almeno per ottantadue minuti. La pressione alta dei giallorossi è stata la prima vera difesa e solo quando la fatica – e i cambi – ha cominciato a farsi strada la squadra si è abbassata, concedendo occasioni al Real. C’è un dato: la Roma con il blocco basso non sa giocare. O meglio, deve avere la forza necessaria per farlo. Solo pochi giorni fa è riuscita a neutralizzare il Como giocando con un uomo in meno per quasi tutto il secondo tempo, a causa dell’espulsione di Donyell Malen, ieri autore di una doppietta. I blancos ne hanno approfittato e riescono in sette minuti (dall’ottantatresimo al novantesimo) a segnare tre gol da calcio d’angolo. Il tabellino è infame: tre a quattro per José, che gongola per l’ennesima mourinhata. È mancato il finale, ma ieri chi è uscito con segnali molto negativi dal match non è di certo Gasp.
Il Como – l'unica a tre punti delle italiane – affrontava la prima trasferta europea della sua storia e dopotutto non è andata così male. In tanti hanno detto e scritto che ci si aspettava di più, ma questo la dice lunga sul lavoro fatto da Cesc Fàbregas negli ultimi due anni. Nonostante i tre gol subiti, il Como ha concesso poco. Il Feyenoord registra 0,54 xG (expected goal) contro l’1,24 dei lariani. In generale, forse, si paga l’inesperienza su un campo molto difficile, con uno stadio sempre infuocato e con gli olandesi che hanno delle individualità fortissime. Tra tutti: Gjivai Zechiel, classe 2004 andato a segno e che ha chiuso la partita con il 96 per cento di precisione dei passaggi. Insomma, seppur inciampando, la strada sembra essere quella giusta.
Poi c’è il Napoli, sconfitto per tre a uno contro il Villareal. Una prestazione brutta che riporta al centro del dibattito un problema strutturale che si è posto sin dalle prime giornate di campionato: la tendenza a difendere di Allegri si scontra con un potenziale difensivo basso, al netto di un reparto offensivo di grande qualità. Nella conferenza stampa postpartita, Allegri ha detto che “sembra che sia diventata una vergogna difendere”. Una dichiarazione che si scontra con i quasi 5 gol a partita visti in questa seconda giornata di League Phase. Sono i giocatori che non lo seguono o serve un cambio di mentalità? A Castelvolturno si dovrà lavorare molto.
Infine l’Inter, che si è vista piombare addosso la tripletta di Nicolò Tresoldi, un dichiarato tifoso milanista. Christian Chivu non ha rinunciato alla sua idea di gioco, con pressing alto e verticalizzazioni. Il Brugge, da parte sua, è stato impeccabile negli spazi aperti lasciati dall’Inter e grazie alla velocità dei suoi attaccanti ha potuto far male alla squadra di casa. Chivu ha un problema: l’Inter segna e subisce tanto. In queste prime otto partite ha subito quattordici gol, troppi per una squadra che vuole andare fino in fondo a tutte le competizioni. Ora di partite per garantirsi quantomeno l’accesso ai playoff ne rimangono sei e ci sarà modo per porre rimedio agli errori di queste prime due partite. Ma il tempo stringe, bisogna andare veloci.