Nemmeno Shakira potrà toglierci di torno Infantino

Chissà se lo scandalo del Manchester City convincerà Pep Guardiola a chiuderla qui con le sue lezioni morali
17 OTT 26
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Shakira con il presidente della Fifa Gianni Infantino (foto Epa via Ansa)

Lunga vita e molti brindisi a Thom Gibbs, amici, che scrive di sport sul Telegraph e ieri spiegava che nonostante le numerose richieste di dimissioni o quantomeno di spiegazioni sugli scandali della Fifa, Gianni Infantino resta il favorito per la rielezione a presidente dell’anno prossimo, forte anche dei voti di Federazioni di paesi in cui si gioca a calcio da un decennio scarso. Secondo il quotidiano inglese, però, ci sarebbe un candidato misterioso che si starebbe preparando a scendere in campo per sottrarre lo scettro di capo mondiale dello sport più bello del mondo al calvo italo-svizzero amico di Messi. Chi sarà? Gibbs spara cinque nomi uno più bello dell’altro: Luís Figo, che “di certo – ma proprio di certo – non si lascerà corrompere dal potere, a differenza di altri personaggi dai modi raffinati che in passato hanno ottenuto promozioni eccessive, come lo stesso Infantino o Michel Platini”; Arsène Wenger, “ne ha viste davvero di tutti i colori... a parte, ovviamente, qualsiasi episodio controverso che abbia mai coinvolto i giocatori del suo Arsenal”; Ramón Vega, ex difensore del Tottenham e della Nazionale svizzera, che ricorda “il tizio che si presenta alle elezioni vestito da bidone della spazzatura”; Cristiano Ronaldo, che “possiede certamente la fiducia in se stesso necessaria per un ruolo di tale portata, ma potrebbe avere qualche difficoltà a ottenere i voti necessari, specialmente da parte della Federcalcio portoghese”; Shakira, che “ha partecipato a più edizioni della Coppa del mondo rispetto al suo ex marito, Gerard Piqué, e difficilmente potrebbe fare peggio di chi occupa attualmente la carica”.
Un modo ironico per dirci che saremo costretti a sorbirci ancora la dittatura di Infantino, nella speranza che quando mollerà la presa, tra qualche decennio, il calcio non sia stato nel frattempo trasformato in un parco giochi per turisti asiatici e americani con musichette, spettatori distratti e beneducati, regole assurde e troppe partite. (Ah, cazzo, ma è già così!).
Ho anche io un nome per la presidenza della Fifa, e sarebbe perfetto come successore del buon Gianni: Pep Guardiola. L’ex allenatore del Manchester City, volato via dalla squadra con cui ha vinto tutto poco prima che la Premier League la ritenesse colpevole di 114 violazioni gravi, era in tribuna a vedere la disfatta in Champions martedì sera. Once a citizen always a citizen, Pep ha voluto dimostrare vicinanza e solidarietà alla società che gli ha permesso di trionfare in patria e nel mondo grazie a campioni acquistati con soldi che non avrebbe dovuto avere. È senza dubbio una situazione imbarazzante quella in cui si trova Guardiola. Nel corso della sua carriera si è sempre presentato non solo come un genio della tattica e un profeta del giochismo, ma anche come un idealista e un paladino della morale. Ha trasformato molte conferenze stampa pre-partita in discorsi contro l’ingiustizia ovunque la vedesse: Palestina, Ucraina, Sudan, Catalogna… ne aveva per tutti, l’umanitario Pep, tranne, ovviamente, per lo stato dei diritti umani negli Emirati Arabi. Adesso che la proprietà emiratina del City è stata riconosciuta colpevole di frode, forse almeno non sentiremo più le prediche di don Guardiola su come dovremmo comportarci di fronte alle ingiustizie del mondo.