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L'iniziativa

Così si costruisce (a fatica) l'alternativa europea ai colossi americani. La via delle alleanze

Pietro Minto

Contro il circolo vizioso che per anni ha relegato la scena tecnologica europea in una serie minore, il sito del programmatore austriaco Constantin Graf raccoglie alternative Made in Europe a servizi digitali di tutti i tipi. Ma uscire dal Big Tech americano non è facile

L’immagine dei capi di alcune delle principali aziende tecnologiche (e non solo) al cospetto di Donald Trump, il giorno dell’inaugurazione del suo secondo mandato, ha rappresentato una svolta per molte persone, soprattutto in Europa. La vicinanza tra Big Tech e Casa Bianca ha colpito anche alla luce dell’atteggiamento apertamente ostile di Trump nei confronti dell’Unione europea, come dimostrato dal recente endorsement di J. D. Vance ed Elon Musk al partito di estrema destra tedesco AfD. 

E’ possibile trovare una via d’uscita dalla dipendenza europea nei confronti della scena tecnologica statunitense? E’ una domanda che il programmatore austriaco Constantin Graf si pone da ormai anni, tanto che alla fine del 2021 ha lanciato European Alternatives, un sito che raccoglie alternative Made in Europe a servizi digitali di tutti i tipi

Il sito, ha spiegato Graf al Foglio, “è cresciuto incredibilmente negli ultimi due mesi”, passando da poche migliaia di visite mensili a più di 400 mila nel mese di gennaio. L’archivio è organizzato in categorie, in modo che ciascun utente possa trovare un servizio europeo che fa al proprio caso. Nella categoria dei servizi di posta elettronica troviamo alcune realtà piuttosto diffuse, come MailBox (Germania) e ProtonMail (Svizzera), tra le altre. Lo stesso avviene per la registrazione di domini, dove troviamo anche l’italiana Aruba, mentre tra le app di navigazione vengono consigliate le olandesi Here WeGo e Tom Tom

Sono perlopiù realtà piccole, spesso locali, che devono vedersela con giganti abituati a operare globalmente, con economie di scala insuperabili. Secondo Graf, il problema principale è che “le aziende tecnologiche europee non sono tra le più note”. Ma c’è anche dell’altro: “Molte aziende non sono disposte a correre rischi e di sicuro non vogliono testare nuovi prodotti, quindi scelgono il prodotto più conosciuto, partendo dal presupposto che, se lo usano tutti, non può essere una scelta sbagliata. Per diventare il servizio più conosciuto in un settore non di nicchia, c’è bisogno di molti soldi oppure di arrivarci ben prima degli altri”.

Tanta cautela è dovuta in larga parte anche a uno dei macigni che blocca l’innovazione nel continente europeo, cioè la mancanza di fondi e di investimenti privati (specie al confronto della Silicon Valley). Pochi soldi, poco rischio, poco talento, quindi, in un circolo vizioso che per anni ha relegato la scena tecnologica europea in una serie minore. Un lusso che l’Europa non può più permettersi, considerando i cambiamenti negli Stati Uniti, l’ascesa della Cina e di altri hub tecnologici, come quello saudita.

 

                   

 

La ricerca di un’alternativa europea ai giganti tecnologici ha visto un suo primo successo nel lancio di Le Chat, la risposta a ChatGPT della francese Mistral, che è stata bene accolta sia dal pubblico sia dagli esperti del settore. Ma basta accedere a Le Chat per ritrovarsi davanti alla complessità del problema: tra i servizi cui è possibile fare il login, infatti, ci sono Apple, Google e Microsoft, ovvero tutte aziende statunitensi. La stessa Mistral, del resto, pur rimanendo fiore all’occhiello della strategia sull’intelligenza artificiale del presidente Emmanuel Macron, ha ricevuto investimenti da Microsoft. Uscire dal Big Tech non è facile.

Al “Small Tech” europeo rimane margine d’azione nei servizi singoli, come detto. Se nel ricchissimo bouquet Google troviamo, tra gli altri, Gmail, Google Maps e la suite di prodotti per il lavoro Workspace, le alternative europee raccolte da Graf sono un insieme di proposte singole. 

Una possibile soluzione – ispirata anche al recente report di Mario Draghi per il rilancio dell’Ue – potrebbe essere la fusione di piccole realtà locali: una specie di risiko bancario digitale. Graf sottolinea la complessità di fondere servizi preesistenti tra di loro e indica una strada diversa e tecnicamente più semplice: l’alleanza. Come quella tra due motori di ricerca, il francese Qwant e il tedesco Ecosia, con 6 e 20 milioni di utenti rispettivamente, che hanno da poco annunciato la creazione di European Search Perspective (Eusp), un nuovo indice di siti e database localizzati nel continente, a uso di aziende, startup e intelligenze artificiali.