(LaPresse)

Cose dai nostri schermi

Mark Zuckerberg sogna il ritorno di Facebook

Pietro Minto

Il fondatore tenta di far uscire la piattaforma da un inverno demografico che vive da tempo con l'annuncio di una nuova tab che mostra solo i contenuti degli amici, com'era quindici anni fa. Ma quando un social invecchia è difficile farlo tornare giovane

E se tornassimo tutti su Facebook? È una proposta nostalgica che potrebbe sembrare una reazione personale a un panorama social sempre più frastagliato e basato sui video, complici l’ascesa di TikTok e la metamorfosi di Twitter in X. In parte può essere consolatorio idealizzare i “bei vecchi tempi” di Facebook, prima della pandemia, ma la nostalgia, si sa, è canaglia, e potrebbe farci dimenticare i vari scandali legati alla privacy e alle fake news che interessarono il social negli anni Dieci. Ad auspicare il ritorno del “Facebook originario” è stato però Mark Zuckerberg, suo fondatore e capo di Meta, gruppo che include WhatsApp, Instagram e altre realtà. E se Meta va molto bene, lo stesso non si può dire di Facebook, che, pur non essendo morto come qualcuno potrebbe pensare, vive da tempo un inverno demografico che non sembra in grado di garantirgli un grande futuro. Facebook è stato il primo social ad aver accolto tutti e tutte, senza grandi barriere generazionali; un allargamento che è costato caro in termini di coolness, specie agli occhi dei più giovani.

 

 

L’idea di Facebook come social dei genitori – se non dei nonni – ha radici profonde, e ha contribuito a renderlo poco appetibile per la Generazione Z. Secondo un sondaggio di Pew Research dello scorso anno, e relativo agli Stati Uniti, circa il 33% dei teenager statunitensi usa Facebook. Nel 2014-15 era più del doppio, il 71%. Insomma, si può solo salire – oppure no?

Da qui nasce il sogno del ritorno di Facebook di Zuckerberg, che pare avere un piano preciso per ridare energia al suo social. Lo scorso ottobre, ad esempio, Facebook aveva già ridisegnato la sua app per renderlo più vicino alle preferenze della Gen Z, creando una sezione dedicata alle attività “local”, ovvero nelle vicinanze dell’utente, al cui centro c’è Marketplace. Se c’è un motivo per cui Facebook viene ancora frequentato dagli utenti under-30, infatti, è proprio Marketplace, la sezione del sito dedicata agli oggetti in vendita, e che è forse la zona più sana e attiva del social network.

Marketplace è può essere visto come un clone di eBay, Vinted o Craigslist, un servizio di annunci, che però, a differenza della concorrenza, non ha costi per gli utenti. Facebook, del resto, fa soldi in ben altri modi, grazie alle inserzioni pubblicitarie, e può quindi permettersi di tenere Marketplace gratuito per tutti. Specie ora che può fare da testa di ponte per l’agognata nuova gioventù del servizio.

Non è tutto, perché la scorsa settimana Facebook ha annunciato una nuova tab dedicata ai contenuti degli amici. Ovvero una sezione in cui gli utenti possono trovare solo i contenuti pubblicati dagli amici, escludendo quelli provenienti dai gruppi o da altri canali a cui non è iscritto ma che sono stati scelti dall’algoritmo. Entrando in questa tab, insomma, si entra in una simulazione di com’era Facebook una quindicina di anni fa, un social network basato sulle proprie relazioni personali e quindi diverso da quelli in voga oggi, dove un algoritmo sceglie contenuti senza tenere conto delle reti sociali personali. Funzionerà per una generazione cresciuta con TikTok e i suoi derivati?

A circa ventun anni dal suo lancio, oggi Facebook è un prodotto del tutto diverso dalle origini, parte di un settore tecnologico irriconoscibile rispetto al lontano 2004. Facebook convinse miliardi di persone a usare il proprio vero nome e cognome online, dopo anni di legittimo scetticismo nei confronti di internet; e insegnò all’utenza a pubblicare foto e informazioni personali, condividendole con il mondo intero. Questo, però, non si fa più: al posto dei grandi social in cui tutti postano ogni elemento della loro vita, ci si è specializzati in vari prodotti ad hoc (X o Threads, LinkedIn…), o si preferisce creare un profilo privato su Instagram, mentre per tutto il resto ci si affida agli algoritmi di TikTok, che scelgono contenuti senza tenere conto dei propri contatti. E se proprio bisogna condividere una foto con qualcuno, si preferiscono i canali chiusi – settore peraltro dominato da Meta con WhatsApp, Messenger e i DM di Instagram.

Insomma, Facebook nacque per affermarsi in un mondo diverso da quello odierno, e rischia di risultare fuori luogo e scomodo ai più. Ovviamente tutto è possibile, ma una delle poche leggi universali del web social è che una volta che un social network invecchia, è difficile farlo tornare giovane come ai vecchi tempi, qualunque essi siano.

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