
Carl Rinsch (getty)
Spese pazze
Netflix rivuole indietro gli 11 milioni di dollari anticipati a Carl Rinsch per un film mai fatto
La somma di denaro che era stato disposto dalla piattaforma è al centro di un processo che si terrà a Los Angeles ad aprile. Le spese (assurde) di cui il regista aveva bisogno per la realizzazione del film, come i materassi di lusso, giustificate dalla neurodiversità
Potrebbe essere la trama di una nuova miniserie Netflix. Se Netflix non fosse – diciamo così – la parte offesa. E neanche per un tozzo di pane, né un’incomprensione da poco, né una divergenza artistica (la formula si usa quando produttore e regista vorrebbero uno la morte dell’altro, ma serve l’eufemismo perché a Hollywood tutti si conoscono, e nelle piattaforme pure. La divergenza ammonta a 11 milioni di dollari. Netflix li rivuole indietro dal regista Carl Erik Rinsch, che li aveva ricevuti anni fa per girare una serie di fantascienza. La serie non fu mai girata, gli 11 milioni di dollari sono al centro di un processo che si terrà a Los Angeles in aprile. Netflix intanto sta valutando le proprietà del debitore, che sostiene di essere al verde. Lo aveva già detto all’ex moglie, a cui deve 420 mila dollari. Carl Rinsch sostiene di trovarsi in tremende ristrettezze. “Negli ultimi quattro anni ho avuto usare i denari di Netflix per vivere”. Soldi che ora sono quasi esauriti, aggiunge: “Ho dovuto vendere le mie proprietà, e farmi prestare 150 mila dollari dai miei per stare a galla. Non guadagno più nulla, a furia di intentare cause sto diventando un professionista del litigio”.
Un passo indietro, prima di dire “poverino”. Carl Rinsch era un apprezzato regista di film pubblicitari. Aveva diretto, sotto l’occhio benevolo di Ridley Scott, spot per Mercedes, Heineken, Bmw. Da qui, il gran passo: “47 Ronin”, film con Keanu Reeves. Disastro totale. E un buco di 120 milioni nei bilanci della Universal. Poteva finire qui. Ma Reeves era un potente alleato. “Bankable”, per essere precisi: uno che al botteghino i suoi soldi li porta sempre a casa. O almeno, li portava. Netflix entra in scena un po’ dopo (per essere precisi: dopo che Amazon Prime aveva considerato l’affare troppo rischioso). Nel 2018, Keanu Reeves aveva invitato a casa sua i dirigenti dalla piattaforma – un po’ di cronologia: erano già andate in onda cinque stagioni di “House of Cards”, si era alla sesta senza Kevin Spacey caduto in disgrazia – per le modifiche da apportare alla sceneggiatura. Contropartita: i 44 milioni necessari a completare il progetto, che si sarebbe intitolato “Conquest”. Riprese a Montevideo, Budapest, San Paolo. Alla richiesta di altri 11 milioni di dollari, Netflix decide di dire basta. Siamo nel 2020, i rapporti non sono più tanto amichevoli: “Caro Codardo”, scrive Carl Rinsch, che intanto stava al Four Seasons e comprava “a fleet of Rolls Royces” – si poteva dire anche in italiano, ma il plurale inglese è irresistibile – criptovalute, mobili antichi e giocava in borsa.
"Non sono io, è la mia neurodiversità”, spiega Rinsch. In altre parole: “disturbi dello spettro autistico”. Niente droghe, precisa: “Ho un diverso neurotipo, non tutte le persone sono in grado di capirlo”. Capiscono meglio la lista degli acquisti. Un materasso Hastens Grand Vividus – il più costoso e il migliore al mondo, si vanta un vichingo nella pubblicità: 439 mila dollari. Un altro modello della stessa casa, meno lussuoso, è costato 210 mila dollari. Tutti e due, ordinati su misura. Uno fu ritirato, ma Rinsch disse che era troppo corto. Poi cercò di cancellare l’ordine, preoccupato – scriveva – per la provenienza del crine di cavallo: era allergico e animalista. Nella causa contro Netflix, sostiene che i materassi di lusso servivano per il set. Il giudice gli fece notare che gli oggetti di scena si affittano, o si trovano sostituti meno cari. Il regista, che evidentemente si credeva Luchino Visconti, aggiunse alla lista mobili antichi per 5 milioni e un divano da 28 mila. Poi, poveraccio, era a corto dei 275 mila dollari per divorziare.

mezzo secolo di fantozzi