Rai Tre crime
We have a dream per “Chi l’ha visto?”: Barbara D’Urso senza glitter
Con l’addio di Federica Sciarelli al programma finisce una stagione della cronaca di Rai Tre: quella delle dark lady televisive, da Franca Leosini a Roberta Petrelluzzi, capaci di trasformare delitti, sparizioni e dolore privato in rito collettivo nazionale. Idee per il futuro

Federica Sciarelli (foto Ansa)
Federica Sciarelli era l’ultima dark lady della cronaca di Rai Tre. Una stirpe che viene da lontano: Franca Leosini e “Storie Maledette”, Roberta Petrelluzzi e “Un Giorno in Pretura”. Signore di una rete che fu “crime” prima del crime. Di questo trio macbethiano, dentro questo repertorio di femminilità severa, cappotti neri, tailleur, esami di stato, Sciarelli era la più giovane e pop – il pop che si può permettere Rai Tre, ovvio. Padre avvocato, madre di origini nobili, napoletani, cattolici, di destra, poi pupilla di Sandro Curzi nella grande TeleKabul. Prese il format nel 2004, ereditandolo dall’attrice Daniela Poggi – il pubblico non aveva gradito: troppa luce, troppa grazia, troppe distrazioni. Il format divenne lei. Scatenò l’orda dei chilàvisters, fan accaniti del programma, twittaroli compulsivi, commentavano per settimane le indagini, le telefonate, i look scialbi e un po’ ministeriali di Sciarelli. “Chi l’ha visto?” aveva una lingua tutta sua. Un impasto di italiano forbito e notarile (la segnalazione è al vaglio degli inquirenti), gergo da fiction procedurale (si esclude la pista del raptus, ci sono elementi utili alle indagini), e un po’ di vecchia zia che sbotta all’improvviso durante il tè: ma era un mascalzone! Lo sapevano tutti in paese! Sciarelli svolazzava tra parenti disperati, oscuri investigatori privati, vicini di casa loquaci, testimoni oculari che non avevano visto niente, periti grafologi, sensitivi, pentiti a metà. Saliva e scendeva senza pudore nelle pieghe profonde del paese, come piaceva al fondatore Angelo Guglielmi: sentimentalismi strappacuore mascherati da freddo referto neorealistico.
Tocca dirlo: con Sciarelli via da “Chi l’ha visto?” finisce un’èra, l’ennesimo addio di una Rai travagliata, qui anche col cruccio di non aver svelato con una telefonata il mistero Emanuela Orlandi, la nostra Laura Palmer. Pazienza. Toccherà al prossimo. Ecco infatti il totonomi: Massimo Giletti che scalpita, Eleonora Daniele forse per continuità cromatica, e allora perché non Ilary Blasi – ah, è scomparsa? Maddai e quando? Sarebbe magnifico. Vorremmo però avanzare una proposta seria e ponderata – se serve, raccogliamo anche le firme. We have a dream: Barbara D’Urso a “Chi l’ha visto?”. Dall’esilio di Mediaset al ritorno su Rai Tre, in chiaroscuro, senza glitter né lucine. La vediamo già: capelli raccolti in una piega composta, vagamente retrò, un po’ Camilla Cederna, un po’ Cesara Buonamici. Trucco abbassato di due toni, niente bronzer, tubino nero austero, nessun dettaglio che distragga. Una Barbara D’Urso raitreizzata. Impassibile mentre annuisce, ascolta, guarda in macchina, si preoccupa… Renata, guardami. Guardami. Tuo figlio Michele torna a casa. Sì, lo so, i chilàvisters non gradirebbero – un lutto, un’eresia, certo. Prime tre puntate di boicottaggio annunciato, come i tifosi della Lazio con Lotito. Poi però la resa silenziosa di chi si accorge che il programma funziona ancora, forse meglio, forse peggio, certamente in modo più onesto rispetto a ciò che è sempre stato: non un’inchiesta giornalistica, ma un rito collettivo intorno al dolore degli altri. Rai Tre con Barbara D’Urso al mercoledì e Sigfrido Ranucci la domenica. Il glamour del pianto civile e l’austerità dell’intercettazione. La scena del crimine come salotto e il salotto come scena del crimine. Un tandem nazionale perfetto, meglio del campo largo. Angelo Guglielmi, da qualche parte, annuisce.