Foto Epa, via Ansa

Terrazzo

J. D. Vance, elegia di un meme americano

Giulio Silvano

I mematori si sono lanciati in una campagna per inquinare l’Internet in modo che nessuno sappia più riconoscere il vero Vance. Più facce dei tanti nomi che il 40enne ha cambiato nella sua vera vita

"Trump? Mi fa paura, ma Vance mi spaventa più di lui, ha la faccia cattiva!”, ha detto Claudio Amendola a Un giorno da Pecora. Forse non guarda i social, perché lì la faccia del vicepresidente ha invaso Internet modificata con photoshop o con strumenti IA diventando ridicola. J. D. Vance è diventato un meme. La sua faccia è quella di un bambino offeso con il labbrino, o con le gote rosse e un gigantesco lecca-lecca in mano che parla con le ‘v’ al posto delle ‘r’. Un po’ bimbo indifeso grassottello novecentesco e pudico, in altre mocciosetto con la barba, occhioni azzurri lacrimanti, o ancora marmocchio con i riccioli biondi fiabeschi, o con un cappellino con l’elica. Testa sempre più sferica, guance quasi esplosive nella loro rotondità, da sembrare un uovo, o l’Humpty Dumpty delle filastrocche. I mematori si sono lanciati in una campagna per inquinare l’Internet in modo che nessuno sappia più riconoscere il vero Vance. Più facce dei tanti nomi che il 40enne ha cambiato nella sua vera vita (Hamel, Bowman, Vance, e poi James Donald poi James David…). Ne è nato, come oggi accade con tutto, anche un NFT, una crypto dedicata al Vance gonfiato. Si dice che gli storici del futuro faranno fatica a trovare un’immagine originale dell’hillibilly bestsellerista, cresciuto dalla nonna poverissima interpretata da Glenn Close in Elegia americana, film tratto dal memoir-romanzo-manifesto sui pietosi tossicomani degli Appalachi.

 

Buzzurro ripulito, lo chiama Dagospia. Yale, l’esercito e poi l’amicizia con il tolkeniano gay della tecno destra Peter Thiel che l’ha spedito a suon di quattrini al Senato. Revanchismo personale e abilità da mutaforma. E poi, anche grazie all’amicizia con i Trump jr, è arrivato a fare il vice, pedina della Silicon Valley nello Studio Ovale, tessitore di trappole ai presidenti ucraini. E in effetti Vance, vittima del bodyshaming internettiano, ha quel viso da bambino cresciuto troppo in fretta, testa di infante su corpo di adulto, preso in giro per il “devi dire grazie” a Zelensky, con la voce debole di un minorenne. E la cosa curiosa è che anche i troll di destra ripostano queste immagini, non solo la sinistra sconfitta che si deprime col doom scrolling. Forse a destra sperano nell’effetto Dark Brandon, in cui i meme di Joe Biden fatti dall’AltRight vennero poi usati dalla campagna ufficiale dei democratici, appropriandosene, usando l’insulto ricevuto come arma. O forse considerano anche loro Vance comicamente ininfluente nei corridoi della Casa Bianca. Ma non solo infantilizzazioni, vediamo anche Vance Minion, o Vance ragazzino ospite di Willy Wonka che si gonfia e diventa tutto viola mangiando una gomma da masticare, portato via rotolando dagli Umpa Lumpa. Il memecreator David McNamee ha detto a Vulture che la viralità della faccia alterata di Vance ha funzionato così tanto perché “per una persona che si prende così seriamente”, come il vicepresidente, l’infantilizzazione sminuisce l’immagine pubblica che si è faticosamente creato, di contegno e autorità. Un meccanismo che per Trump non ha mai funzionato, la sua vera faccia non potrà mai essere sostituita da qualcosa di più fantasioso.

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