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Roma guida col rosso. Un libro ripercorre la città tramite le mitiche guide Touring
Il volume curato da Toppetti, Moschetti e Costagliola ricostruisce l’evoluzione della mappatura della capitale dal 1925 al 2025, mostrando come il territorio romano cambi più rapidamente di qualunque descrizione definitiva. Da Fellini ad Arbasino, dal centro alle periferie, tra archivi e Giubilei. Ritratto di una città emotiva e inafferrabile
13 GIU 26

Su che cosa sia per davvero Roma ci sono posizioni ancora contrastanti, se per Federico Fellini Roma rappresenta l’utero materno ecco che per Alberto Arbasino Roma è quello che viene subito dopo, il luogo in cui ha senso cominciare a esistere. Li separa in pratica uno scarto minimo che dice molto di Fellini e di Arbasino, ma anche della capacità magmatica e mimetica di Roma, luogo il cui corpo resta estremamente difficile da definire nel momento in cui rifiuta totalmente la concezione planimetrica moderna, rivendicando un impero ormai ridotto a dintorno o se si preferisce a borgata. Il centro appare così come un riflesso, o un catalogo dell’attorno in un movimento policentrico che pure le giunte Rutelli e in parte Veltroni tentarono di perseguire seppure con esiti incerti. Pezzi di città che avrebbero dovuto diventare da quindici minuti che sono state prima ancora inglobate dalla selva dell’agro romano trasformando i suoi cittadini in soldati vietcong in cerca di spazi polifunzionali aperti.
Roma è infatti una città a macchie che nel 1925 il Touring Club Italiano iniziò a indagare con un gravoso lavoro di mappatura, dandosi l’obiettivo di pubblicare la prima guida rossa dedicata alla Capitale. La prima di una serie arrivata fino al 2025 con continui aggiornamenti e aggiustamenti, perché Roma non è mai del tutto compresa e tanto meno conclusa. Una città mobile fermata però in questi settanta anni osservazione e documentazione ora analizzati all’interno di Roma in rosso (Quodlibet) a cura di Fabrizio Toppetti, Vincenzo Moschetti, e Viviana Costagliola che va proprio a raccogliere le varie guide rosse che si sono succedute.
La guida per sua conformazione precede sempre il visitatore, lo fa avvertendolo e consigliandolo, ma al tempo stesso mostrandone gli spazi, la forma e le caratteristiche. Non si cela dietro preferenze algoritmiche o valutazioni degli utenti, la guida da vero oggetto novecentesco ambisce alla completezza e all’oggettività. Ed è dunque un lavoro prezioso di scavo negli archivi del Touring Club Italiano quello dei curatori di Roma in rosso, perché va a cogliere uno nodo che non può essere risolto, ma che anzi permane edizione dopo edizione: la totale emotività del territorio romano. Una mutevolezza che sfugge al controllo della guida rossa, ma che al tempo stesso la guida sa mostrare e rivelare.
Come tutte le cose a Roma la guida nasce in occasione del Giubileo indetto da Papa Pio XI permanendo in quella forma fino al 1993 quando la guida si concentrerà solo su Roma, lasciando a quella dedicata al Lazio l’onere dei dintorni. Roma in rosso mostra con esattezza cosa significa dare corpo a una guida, ovvero un lavoro estremo di relazioni che vanno necessariamente attivate con tutto il territorio preso in analisi, dalle amministrazioni alla ferrovie. Una forma di scoperta e indagine che ancora oggi sa svelare Roma ai turisti così come a suoi abitanti ben più degli infiniti real vista Colosseo con limoncello spritz dei vari influencer, la differenza tra l’esistere e il resistere.