Terrazzo
Il Mollino delle meraviglie
Figlio del Novecento con i piedi ben piantati in un Ottocento colto e raffinato, ma sempre aperto alle divagazioni inedite della modernità. Ora vita e opera dell'architetto torinese Carlo Mollino rivivono in un volume da cui è possibile cogliere il suo sguardo e la sua idea di scrittura
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Foto Ansa
Architetto, designer, fotografo, ma anche esteta e vitalista, un po’ Luca Guadagnino e un po’ Eduardo De Filippo eppure intrinsecamente sabaudo, Carlo Mollino fu così dotato ed ecletticamente abile a dare corpo e luce alle proprie visioni che diviene ora necessario ricomporne la figura. Troppo a lungo stazzonato, stropicciato e spiegazzato da chi di lui sapeva tutto, ma tutto solo di una cosa, ecco che Mollino ritorna rivisitato grazie a Fulvio Irace e Segio Pace che come due complici hanno curato l’ultimo bellissimo volume Mollino A-Z parte di una collana Electa, furba quanto necessaria, bella quanto utile in cui vita e opera diventano lemmi di un’enciclopedia esistenziale vista nel caso dell’architetto torinese sotto la lente di trentaquattro autrici e autori che hanno dato corpo a sessantotto voci. Sessantotto racconti di un’umanità incontenibile quanto incontendibile. Carlo Mollino fu infatti un caso più unico che raro: architetto in tempo di guerra, ha assistito ai bombardamenti e alla loro devastazione, e ha partecipato successivamente alla ricostruzione, che nel suo caso fu il ripensamento di una forma, lo sviluppo di un’idea che prese avvio proprio durante il conflitto, con la scrittura di un saggio per una rivista di architettura dedicato all’architetto Alessandro Antonelli. Da quel saggio è possibile cogliere lo sguardo di Mollino e anche la sua idea di scrittura, che è intrinsecamente strutturale e vitale.
Capitolo fondamentale della vita di Carlo Mollino sono non a caso le lettere ad amici, colleghi e amanti che meritano un saggio specifico a firma di Costanza Lucarini: “L’indagine linguistica della scrittura impiegata da Mollino nelle lettere, infatti, permette di rilevare alcuni tratti stilistici ricorrenti, spie del suo modus operandi interiore”. Torna così preponderante un Mollino scrittore che assegna alla parola una funzione fondamentale. Là dove infatti appare superficialmente la maschera del dandy ecco che si cela un professionista, saldo sì nelle proprie convinzioni, ma particolarmente lucido e capace di trovare se stesso nel punto in cui solitamente chiunque sembra perdersi. Mollino che gioca con la propria apparenza tanto che là dove gli altri credono di conoscerlo invece finiscono sempre per scambiarlo con un altro, con qualcuno di molto più distante da quello che lui sa perfettamente di essere.
Mollino dunque figlio del Novecento con i piedi ben piantati in un Ottocento colto e raffinato, ma sempre aperto alle divagazioni inedite della modernità. Torino è la città delle macchine, dei cinema, delle luci. Una metropoli che chiede all’architettura un dialogo continuo con il movimento e con il cambiamento, scrive Benedetto Camerana: “La connessione fra auto e progetto di architettura è duplice: se da un lato vi sono alcuni progetti funzionali, come l’Autodromo di Torino, i distributori di benzina, gli stand dell’auto, le autostazioni per pullman, la Nube d’Argento, di maggiore interesse è l’integrazione consapevole dell’auto come fattore funzionale della modernità in alcuni progetti di architettura nella città”. E chissà allora che direbbe dell’oggi, di queste auto mobilio tutta luce e niente benzina.