“Con l’Iran, Trump mostra tutta la sua forza e la sua debolezza”

Il presidente americano è un cinico politico che di fronte all’opposizione di avversari seri e determinati fallisce spesso nel conseguire risultati concreti, L'articolo del Wall Street Journal

22 GIU 26
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ANSA

“Il grande accordo con l’Iran è arrivato, ha dichiarato il presidente Trump” scrive Walter Russell Mead. “Big if true, come si dice su internet. L’accordo è stato annunciato e, secondo il vicepresidente JD Vance, firmato ‘digitalmente’. Il testo non è stato ancora reso pubblico e i funzionari iraniani e americani ne descrivono i contenuti in modo diverso. Il problema di fondo — la spinta dell’Iran verso l’egemonia regionale e la determinazione americana a bloccarla — rimane irrisolto. Se mai, Teheran sembra più determinata di prima ad affermare il controllo sui suoi vicini e sul flusso di petrolio dal medio oriente. Inoltre, Israele, che sta conducendo la sua guerra in Libano, non ha partecipato ai negoziati. Il destino del più recente tentativo di Trump di contenere le conseguenze politiche ed economiche della guerra con l’Iran senza abbandonare apertamente i suoi obiettivi principali si chiarirà col tempo. Nel breve termine, Trump ha agitato e turbato l’ala filoisraeliana e hawkish della sua coalizione politica, rassicurando al contempo i suoi sostenitori isolazionisti e anti Israele dimostrando una certa distanza tra Washington e Gerusalemme. Con il vertice del G7 in corso, il presidente ha calmato i mercati finanziari, fatto scendere il prezzo del petrolio e dato ai leader dei paesi alleati motivo di sperare in una pace rapida. Trump ha anche preservato la sua libertà d’azione. L’insolito intervallo tra l’annuncio drammatico dell’accordo e la sua firma formale programmata gli dà la possibilità di ritirarsi se il contraccolpo politico dovesse essere troppo forte. Nel frattempo, ha nuovamente conquistato il centro del palcoscenico della politica globale, mentre praticamente ogni governo e ogni impresa privata del mondo pende dalle sue labbra. Il memorandum d’intesa è un esempio tipico della diplomazia del secondo mandato di Trump. Sta guidando gli eventi mondiali con un accordo che non è stato ancora firmato, i cui dettagli sono sconosciuti e le cui prospettive sono tutt’al più incerte. Vista da quest’angolazione, l’accordo esemplifica sia i punti di forza sia le debolezze della politica estera di Trump. E’ un maestro del teatro politico, produttore, regista e protagonista dello spettacolo più grande del nostro tempo. Eppure, di fronte all’opposizione di avversari seri e determinati, fallisce spesso nel conseguire risultati concreti, quelli che distinguono un P.T. Barnum da un Otto von Bismarck. Il più grande punto di forza di Trump è la sua più grande debolezza. Il presidente è un cinico. Non appesantito da convinzioni profonde e libero dai vincoli imposti dalla morale convenzionale o dai codici d’onore, può modificare le sue tattiche secondo le esigenze del momento senza esitazione né scrupoli. Il cinismo ha i suoi utilizzi. Nessuno statista può avere successo senza una dose salutare di esso. Ma come la maggior parte dei potenti farmaci, funziona meglio in piccole dosi. Trump ha acquisito il suo cinismo onestamente: la sua carriera nel settore immobiliare di New York, nei casinò e nella televisione reality lo ha portato naturalmente a una visione oscura della natura umana. Man mano che il suo potere politico cresceva e tanti critici e avversari iniziali ingoiavano i loro principi per baciargli l’anello, la sua convinzione intuitiva che idee e ideali non contano è stata potentemente rafforzata. Ma il cinismo ha dei limiti. Un cinico avrebbe previsto che la Gran Bretagna avrebbe gettato la spugna nel 1940. Adolf Hitler aveva più carte di Winston Churchill. Eppure Churchill respinse le offerte di pace di Hitler e combatté fino alla fine.
Il disprezzo di Trump per le idee, gli ideali e le persone che sostengono di crederci lo porta a sottovalutare la forza e la determinazione di chi dice sul serio. La sua incapacità di comprendere il potere del nazionalismo lo ha accecato sia sulla resilienza dimostrata dall’Ucraina nel conflitto con la Russia, sia sulla determinazione di Vladimir Putin a portare avanti la lotta a qualsiasi costo. Di conseguenza, i suoi sforzi di pace sono falliti. Le idee contano anche in medio oriente. Per quanto perverse e depravate siano le idee che animano la Repubblica islamica e Hezbollah, ispirano quel tipo di convinzione che spinge le persone a combattere con determinazione contro ogni previsione. Alla fine, Trump ha sottovalutato la determinazione e la resilienza dell’Iran e avviato una guerra che si sta rivelando molto più costosa e difficile da concludere di quanto si aspettasse. Anche il disprezzo di Trump per ideali come la democrazia e lo stato di diritto gli costa caro. Le minacce di conquistare la Groenlandia hanno ridotto la sua capacità di chiedere aiuto agli alleati. Inoltre, la sua tendenza a cambiare rotta in modo imprevedibile indebolisce la fiducia degli alleati e rafforza la coesione tra i suoi avversari. Trump è un opportunista e spesso supremamente di successo. Ma questa qualità da sola non basterà ad affrontarlo le prove che lo attendono”.