La crisi del regime iraniano e dell’islam politico

Bin Laden ha fallito, l’Isis ha fallito, la Primavera araba ha fallito, Khomeini ha fallito, ma arriverà presto un altro ciclo per l’islamismo

22 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 08:18
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Un anno dopo la rivoluzione iraniana del 1979, l’ayatollah Ruhollah Khomeini, Guida suprema del nuovo governo islamico, illustrò il suo piano per governare secondo l’islam” scrive Ben Hubbard sul New York Times. “‘Dobbiamo sforzarci di esportare la nostra rivoluzione nel mondo’, disse. ‘Nonostante tutte le dolorose difficoltà che sopportiamo, affrontiamo il mondo da un punto di vista ideologico’. Da allora l’Iran ha fatto esattamente questo. Per quasi cinque decenni – anche attraverso le tensioni dell’attuale guerra con Stati Uniti e Israele – il governo iraniano ha gestito un grande stato mediorientale sotto la guida dei chierici, costruendo al contempo una forza militare formidabile. Questo pone il paese all’avanguardia degli esperimenti moderni di islam politico. Molti stati a maggioranza musulmana citano il Corano come fonte di legislazione. Arabia Saudita, Pakistan e Afghanistan rivendicano credenziali islamiche. Partiti islamisti usano la politica per promuovere politiche ispirate alla religione in Iraq, Libano, Malesia, Indonesia, Bangladesh e Turchia. E i decenni recenti hanno portato nuovi sforzi per applicare l’islam alla politica in medio oriente. Governi, partiti politici e gruppi militanti in tutta la regione hanno cercato il potere politico promettendo che una maggiore adesione all’islam avrebbe inaugurato una nuova èra di governance giusta. Oggi, tuttavia, l’islam politico nella regione si è indebolito. Il tentativo di Osama bin Laden di una guerra di civiltà contro gli Stati Uniti non ha funzionato. I partiti islamisti che si sono impegnati durante le rivolte della Primavera araba del 2011 non sono riusciti a mantenere il potere in nessuno stato. L’esercito statunitense e i suoi alleati hanno distrutto il califfato autoproclamato dello Stato islamico in Siria e Iraq. I leader in Arabia Saudita e Siria – e persino in Iran – ora fanno più affidamento sul nazionalismo che sull’islam per mobilitare la loro gente. Il sogno di Khomeini di una rivoluzione che travolgesse il mondo musulmano non si è mai realizzato (…).
La caduta dei regimi in Libia e Yemen, dopo i movimenti popolari, ha portato a guerre civili. Gli islamisti hanno partecipato a entrambe ma non hanno mai ottenuto il controllo completo di nessuno dei due paesi. Anche la Siria è precipitata in una brutale guerra civile. Gli islamisti hanno infine vinto nel 2024 e promesso un percorso moderato, non un regime islamico rigoroso. Per ora, molti studiosi dubitano che l’islam politico tornerà a salire presto alla ribalta. Nonostante la mancanza di vittorie islamiste durature, molti musulmani continuano ad apprezzare l’idea di infondere l’islam nella politica, lasciando aperta la possibilità di una rinascita. Ci sarà un altro ciclo in cui gli islamisti prospereranno. In Arabia Saudita, il principe ereditario Mohammed bin Salman, il sovrano de facto, ha indebolito i chierici promuovendo un nuovo nazionalismo saudita: un cambiamento epocale per un regno che ha a lungo sostenuto cause islamiche. Il regime clericale in Iran non ha portato al suo popolo la libertà e la giustizia promesse, ma è riuscito a mantenere un’altra causa abbracciata da molti islamisti: opporsi a Israele e all’influenza americana in medio oriente”.
(Traduzione di Giulio Meotti)