“L’occidente deve salvarsi. Basta parlare di resa, qui ho scoperto la libertà”, dice Ayaan Hirsi Ali

Per la scrittrice e attivista somala naturalizzata olandes “i politici devono tenere d’occhio la classe media, perché una società senza di essa è vuota. Dobbiamo iniziare a concentrarci su come ricostruire”

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Ultimo aggiornamento: 11:15
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Foto ANSA

"Ayaan Hirsi Ali entra da Maslow’s, l’elegante club privato dietro Kensington Gardens, accompagnata dall’ombra della sua guardia del corpo che non la lascia mai. A Londra per parlare alla conferenza di quest’anno dell’Alliance for Responsible Citizenship, è vestita impeccabilmente con un blazer bianco, i capelli raccolti ordinatamente dal viso. Non c’è nulla di teatrale in lei, nonostante la vita straordinaria che ha condotto. Parla a bassa voce, ogni risposta è misurata con cura. Hirsi Ali sa meglio di chiunque altro che le parole hanno conseguenze. E’ per questo che si rifiuta di essere messa a tacere”. Comincia così, con questo ritratto, l’intervista del Telegraph alla scrittrice e attivista somala naturalizzata olandese. “Sono passati più di vent’anni da quando Theo van Gogh, il regista olandese con cui aveva realizzato il cortometraggio ‘Submission’ sulla sottomissione di molte donne musulmane, è stato assassinato per strada ad Amsterdam. Dopo avergli sparato e averlo pugnalato ripetutamente, l’islamista Mohammed Bouyeri gli ha appuntato un biglietto sul corpo in cui prometteva che Hirsi Ali sarebbe stata la prossima. Il giorno dopo l’omicidio, le autorità di sicurezza olandesi hanno dato a Hirsi Ali tre ore per fare le valigie prima di scortarla in una base aerea militare. E’ stata fatta volare negli Stati Uniti sotto protezione armata, atterrando nel Maine. Ancora oggi rimane nella lista dei bersagli di al Qaeda. Ciò che la preoccupa oggi, tuttavia, non è la minaccia personale. E’ il lento disfacimento della civiltà che le ha offerto rifugio all’inizio degli anni 90”.
Quando Hirsi Ali ha pubblicato la sua autobiografia bestseller “Infidel” nel 2006, i lettori occidentali consideravano la sua storia completamente estranea alla vita europea. “Ora, con l’immigrazione di massa verso l’occidente, tutte le cose che ho vissuto nell’Africa orientale stanno accadendo qui”. Più volte la nostra conversazione torna alla sua convinzione che le società liberali si siano così abituate alla libertà da non riconoscerla più come qualcosa di fragile. “La libertà è come l’aria che respiri”, dice Hirsi Ali. “Non ci pensi finché non scompare”. Hirsi Ali è nata in Somalia nel 1969 da Asha, una musulmana devota, e da Hirsi Magan Isse, un politico dell’opposizione la cui resistenza alla dittatura di Siad Barre lo aveva portato in prigione e aveva costretto la famiglia a spostarsi ripetutamente. La nonna ha organizzato per Ayaan e la sorella minore Haweya la mutilazione genitale femminile. Anche oggi, si ritrae quando si parla di “qualsiasi cosa tra le gambe”. Trova sconcertante che tradizioni che pensava appartenessero a un altro mondo siano diventate problemi contemporanei nelle democrazie occidentali. “E la gente è indifferente o peggio”.
Un recente articolo sul British Journal of Medical Ethics si lamentava che la parola “mutilazione” fosse stigmatizzante. Quando è arrivata in Europa, non solo in un paese dove le malattie non uccidevano indiscriminatamente, ma dove “le associazioni di beneficenza spendevano centinaia di migliaia di dollari per salvare gatti e cani dalle inondazioni. Ho pensato semplicemente: ‘Wow’. Era una civiltà capace di valorizzare la vita in modo così costante da potersi permettere di proteggere gli animali a costi enormi”. Tuttavia, negli ultimi due decenni, secondo lei c’è stato un cambiamento culturale. “L’occidente sta diventando casuale riguardo alla vita quanto la Somalia, l’Arabia Saudita, l’Etiopia e il Kenya”. Le democrazie prospere stanno gradualmente dimenticando – se non demolendo deliberatamente – le convinzioni e le istituzioni che le hanno rese prospere in primo luogo. “E’ come la famiglia in cui la prima generazione crea ricchezza. Attraversa i vetri per farla accadere. Ma poi, nelle generazioni successive, viene consumata, data per scontata, esaurita”.
Nel 1992, il padre le organizzò un matrimonio con un cugino lontano che viveva in Canada, un uomo che non aveva mai incontrato. Viaggiando attraverso la Germania sulla strada per quella nuova vita, a ventidue anni, prese una decisione che avrebbe cambiato tutto. Invece di dirigersi in Canada, salì su un treno per i Paesi Bassi e chiese asilo. In seguito ha ammesso di aver fornito informazioni false nella domanda, usando un cognome diverso e una data di nascita errata. Ha studiato Scienze politiche all’Università di Leida, conseguendo una laurea magistrale mentre lavorava in vari impieghi. Quando arrivò nei Paesi Bassi all’inizio degli anni 90, i policymaker davano per scontato che il tempo avrebbe attenuato le differenze culturali. “Pensavano di avere il controllo dell’immigrazione. Credevano di avere tempo per assimilare questi giovani. Pensavano che avrebbero apprezzato ciò che avevamo e si sarebbero integrati”. Invece, molti immigrati trovano già pronte infrastrutture religiose ad attenderli. “Ci sono organizzazioni islamiste come la Fratellanza musulmana che costruiscono un’infrastruttura qui in Gran Bretagna. Inizia con la richiesta di una moschea, poi di un centro musulmano, poi di una scuola. Le persone che arrivano da altrove hanno questa vita già pronta in cui inserirsi. E i loro leader pastorali dicono loro di non assimilarsi”. Le società ospitanti, dice, erano “ingenue, pensando che le cose sarebbero andate bene”. E’ stato in quegli anni che ha incontrato van Gogh. Una volta negli Stati Uniti, ha fondato la AHA Foundation, impegnata contro mutilazione, matrimoni forzati e violenza d’onore. Nel 2011 ha sposato lo storico Niall Ferguson, con cui ha due figli di otto e quattordici anni. Nel 2013 è diventata cittadina americana. Quando le chiedono cosa conta di più per lei, risponde la famiglia, non la politica. “Essere moglie e madre è la vocazione più grande per qualsiasi donna”, dice, aggiungendo con ironia: “Le femministe moderne probabilmente mi massacreranno per averlo detto”.
Sente un senso di “obbligo” nel provare a salvare l’occidente prima che sia troppo tardi. Da quando ha scritto “The Caged Virgin” nel 2004, è tornata ripetutamente su un unico tema: cosa succede quando le società liberali perdono fiducia nei valori che le hanno rese liberali? Dopo aver rifiutato l’islam – annunciando la sua apostasia alla radio olandese nel 2002, che le ha immediatamente attirato minacce di morte – ha abbracciato l’umanesimo secolare con uguale convinzione. Solo molto più tardi ha iniziato a sospettare che mancasse qualcosa. “A partire da qualche anno dopo il 2010”, dice, “non ero felice. Ansiosa, depressa, vivendo con le minacce. E’ andato avanti e avanti”. Ha cercato risposte dove molti laici potrebbero farlo. “Ho iniziato a cercare risposte nel mondo umanista. Ho visto medici e terapeuti, ma è peggiorato sempre di più. Stava avendo un impatto terribile sulla mia famiglia, sul mio lavoro, su di me. Bevevo molto. Era l’unica cosa che mi faceva sentire bene, finché non è diventato un problema anche quello”. Il punto di svolta è arrivato inaspettatamente durante una seduta di terapia. “Il mio consulente ha detto: ‘Penso che tu sia spiritualmente fallita’”. E la frase è rimasta. “Non sarei tornata all’islam”, dice Hirsi Ali. “Dio è tornato nella mia mente, e il primo è stato il Dio cristiano”. Quando ha annunciato la sua conversione nel 2023, i critici hanno insinuato che fosse una decisione strategica piuttosto che spirituale: un abbraccio al cristianesimo come fondamento culturale della civiltà occidentale piuttosto che un’espressione di fede personale. “Sto leggendo la Bibbia, ed è meravigliosa”. La sua convinzione che le libertà occidentali non siano stati accidenti storici o meri risultati secolari, ma siano emerse da una distinta tradizione morale, sostiene la sua analisi della condizione attuale della Gran Bretagna. Parla con ammirazione dell’istinto di Elon Musk di ridurre i problemi ai principi primi. “Torna sempre ai fondamentali”, dice. “Li scompone in pezzi più piccoli e li ricostruisce”.
La maternità ha acuito un’altra delle sue preoccupazioni: il modo in cui si parla della mascolinità nella cultura occidentale contemporanea. Rifiuta l’idea che gli uomini forti siano intrinsecamente pericolosi, alzando gli occhi al cielo per come il Regno Unito ha importato questa “dottrina americana”. Al contrario. “Se vivessimo in un mondo di uomini forti, le ragazze non verrebbero ferite”. Spera che i suoi figli crescano diventando uomini che rifiutano di voltarsi dall’altra parte di fronte alla “oppressione delle donne”. Sebbene Hirsi Ali abbia assistito al collasso dello stato, alla guerra civile e all’estremismo ideologico, non prevede una catastrofe improvvisa in Gran Bretagna. Fa riferimento al romanzo di Michel Houellebecq – anch’esso intitolato “Sottomissione” – in cui la passività permette il collasso della società francese. La Gran Bretagna potrebbe sfilacciarsi gradualmente, con ogni concessione normalizzata finché ciò che una volta sembrava straordinario diventa routine e impossibile da invertire. “I politici devono tenere d’occhio la classe media, perché una società senza di essa è vuota. E dobbiamo smettere di parlare di resa e iniziare a concentrarci su come ricostruire”.
(Traduzione di Giulio Meotti)