Beni comuni, diritti individuali e ordine evolutivo

La recensione del libro di Carlo Lottieri, IBL Libri, 116 pp., 16 euro
22 APR 20
Ultimo aggiornamento: 08:18
Immagine di Beni comuni, diritti individuali e ordine evolutivo
Poche istituzioni hanno ricevuto altrettanta ostilità come l’istituto della proprietà. Al cuore delle critiche c’è l’idea che il mercato, e con esso la proprietà stessa, legittimi gli squilibri tra gli individui ammettendo il realizzarsi di un diseguale godimento di quei beni – come l’acqua, l’aria pulita, la salute, il web – l’accesso ai quali dovrebbe costituire un diritto universale. La proprietà è insomma una “illegittima appropriazione” di porzioni del mondo che dovrebbero appartenere a tutti. Contro un’ideologia per la quale i suoi stessi fautori hanno assunto l’etichetta di “benicomunismo”, Carlo Lottieri argomenta in questo sintetico ma efficace volume come “una società libera veda emergere in maniera spontanea proprietà condivise e in questo senso comuni, le quali non sono in alcun modo una negazione della proprietà e dell’ordine giuridico, ma anzi ne rappresentano una possibilità fondamentale”.
Quello di Lottieri è un volume che non si può non leggere alla luce delle ricerche del Premio Nobel Elinor Ostrom, la quale studiò, nell’ormai classico Governing the Commons (1990), le modalità e i princìpi che rendevano possibile il realizzarsi di una governance collettiva dei beni in comuni. Se Ostrom presentò la sua prospettiva come una via alternativa alla dicotomia tra stato e mercato, Lottieri sottolinea come i commons non solo non siano una negazione dell’istituzione della proprietà, ma anzi la presuppongano. Semplicemente, in determinate circostanze è più razionale condividere le risorse e cooperare. Molto più dello stato, gli individui coinvolti avranno gli incentivi – dati dalla necessità di tutelare le proprie risorse, ma anche la propria reputazione di fronte alla comunità – per cercare soluzioni a problemi di gestione collettiva.
Nel benicomunismo, viceversa, questa dimensione cooperativa e individuale risulta del tutto disciolta in quella che Lottieri definisce “mistica del collettivo”. Una dimensione impersonale dietro la quale è difficile non scorgere il rischio di una completa politicizzazione della società. I benicomunisti che usano Ostrom per sferrare un attacco al mercato mancano dunque il bersaglio. Nel momento in cui la gestione dei beni comuni è sottratta alla “creatività contrattuale dei singoli”, essa sarà affidata all’arbitrio e alla coercizione dello stato. Col risultato di bloccare esattamente quel processo di sperimentazione, pratica e giuridica, che consente di adattare le soluzioni alle circostanze mutevoli di tempo e di luogo. La storia europea mostra del resto numerosi esempi di gestione virtuosa dal basso dei beni comuni. Da questi esempi, e dalla riflessione teorica liberale ed “evoluzionistica” entro cui si iscrive il lavoro di Lottieri, possiamo trarre una riflessione: non invochiamo lo stato quale panacea di tutti i problemi di coordinamento tra privati, ma chiediamoci se non sia proprio lo stato a ingessare, con regole e oneri, la ricerca collettiva di soluzioni.
Carlo Lottieri

IBL Libri, 116 pp., 16 euro