La casa di marzapane

La recensione del libro di Jennifer Egan, Mondadori, 384 pp., 22 euro
8 GIU 22
Ultimo aggiornamento: 08:21
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"Si può ricominciare daccapo senza lasciarsi tutto alle spalle?”. Forse parte proprio da qui, dalla necessità o dalla volontà di abbandonare la memoria di ciò che è stato per lasciare spazio a ciò che sarà che si innesta, per paradosso, il romanzo – corale, articolato, caleidoscopico e brillante – con cui il premio Pulitzer Jennifer Egan torna a raccontare il mondo di oggi attraverso il filtro della tecnologia. Riprendendo alcuni personaggi già presenti ne Il tempo è un bastardo, la Egan qui mette al centro la vicenda di Bix Bouton, miliardario e luminare nel campo della tecnologia e fondatore di una società – Mandala – che si trova in piena crisi d’ispirazione. Passeggiando nella sua New York, una sera viene a contatto con una nuova suggestione: l’esternalizzazione delle percezioni umane che diventa, per estensione, quella delle coscienze.
In pratica, Bix crea prima “Riprenditi l’inconscio” ovvero una memoria che consente di ritrovare tutti i ricordi passati, anche quelli apparentemente rimossi e poi una vera e propria “Coscienza collettiva” dove chiunque possa mettere a disposizione i propri ricordi e percezioni in modo che ogni persona possa attingervi. Il sistema, distopico al punto giusto, porta con sé passi avanti insperati soprattutto nell’ambito delle cure mediche e della lotta al crimine ma il prezzo da pagare – dal punto di vista umano – è altissimo. Di questo si accorgono via via i personaggi che gravitano accanto a Bix, che con questa nuova prassi devono fare i conti e che, in qualche caso, tentano di deviarne o alterarne il corso. Perché ci sono ricordi che sfuggono al sistema, che la gente sceglie di tenere per sé. Aspetti che si desidera custodire nella sfera privata e che solo in quel perimetro hanno un senso, un valore e un luogo proprio da abitare.
“Stiamo superando un limite, violando la mente di un’altra creatura senziente? Stiamo scoperchiando un vaso di Pandora?”. I personaggi della Egan se lo chiedono continuamente, facendo appello a una ricerca di autenticità che non vada mai a detrimento altrui. Si muovono in un mondo – cronologicamente neanche troppo futuro – in cui di fatto la vita privata non esiste più e le tecnologie, nella loro versione più pervasiva e fuori controllo, hanno soppiantato e intaccato per sempre uno degli aspetti che rende più umano l’uomo ovvero la memoria, la capacità di magnificare i ricordi e di farli vivere e risuonare nelle proprie esistenze. La Egan racconta con ironia, brillantezza e acume la costruzione di questa casa di marzapane, dolce all’apparenza ma insidiosa al suo interno. “Nulla, infatti, è più insopportabile della libertà, quando la si possiede”.

Jennifer Egan
La casa di marzapane
Mondadori, 384 pp., 22 euro